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Archive for marzo 2012

Poesia e politica: dal Blog di Oliviero Beha

Come si fa a parlare di poesia mentre infuria la “guerra” sull’art.18, la riforma del lavoro, la faglia politica nel PD?
Scriveva Bertold Brecht, uno che con la poesia e la politica ci sapeva fare: ” Viviamo in tempi oscuri in cui parlare di alberi può sembrare quasi un delitto perché rischia di nascondere tante altre iniquità”. Ma credo si debba continuare a parlare di alberi, e nel caso di poesia anche mentre infuria una “guerra” economica, sociale e politica sulla riforma del lavoro addirittura “nascosta” dal peso dell’art.18.

Per poter parlare di poesia devo sgombrare ulteriormente il terreno da equivoci: per mille motivi, nazionali e internazionali, il mercato del lavoro in Italia va riformato. Il punto è come, perché, quindi per ottenere che cosa, e con quale tempistica. Che si sia arrivati a questo punto disastroso per un insieme di correità politiche, sindacali, imprenditoriali, finanziarie, bancarie ecc. è pacifico. E nessuno può pensare di smontarle con la bacchetta magica. Ma insomma, pensare prima alle fasce deboli è indispensabile, e non mi pare sia accaduto per esempio nel caso delle pensioni. “Si voleva dare un segnale ai mercati”, è il mantra più accreditato sulla materia.

Ed è lo stesso genere di mantra ripetuto per la riforma del lavoro e in primis per quella dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, oggi in vigore domani pare di no: ma se si intende per “mercati” anche quelli rionali, di frutta e verdura, cioè la carne e il sangue delle persone, e non solo quelli delle Borse a colpi di “Spread”, “debito sovrano”, titoli di Stato ecc., il panorama è devastato. Nelle fasce più povere non c’è un euro, e le famiglie sono stra-indebitate. Chi si fida che in una simile situazione si remi tutti dalla stessa parte, sulla stessa barca, e i nostromi non buttino a mare invece la “zavorra” umana che impedisce alla barca di navigare più velocemente ? Il rischio “licenziabilità” mascherato in qualunque modo così da ricadere sui giudici del lavoro (sapendo in che condizioni giace la “macchina” italiana della giustizia) è esattamente questo: come non immaginare che avendo procrastinato l’età pensionabile non si avvii anche un processo di “smaltimento” di lavoratori anziani e costosi, oppure sindacalizzati, oppure semplicemente “scomodi” da qualunque punto di vista (quello penale è tutt’altra cosa)?

Vedete, basta osservare le reazioni: se ti dicono “vigileremo sugli abusi”, oppure si confondono nella nebbia i destini dei dipendenti pubblici che invece non rientrano (non rientrerebbero?) nella “licenziabilità per motivi economici” contrariamente a quelli privati (creando dunque le premesse per un odio sociale già molto palpabile, in una fase di questa guerra tra “poveri” in cui si mischiano diritti & doveri, equità & privilegi ecc.), già l’insieme non emana un buon odore. Quindi riformate pure tutto, ma non così, non favorendo quello che a essere “positivi” in mancanza d’altro voglio ancora chiamare un “equivoco da emergenza” sull’orlo del baratro. Non vorrei passare dalla padella della politica inetta e truffaldina del Pre-Monti (occhio, la prima è una P…) alla brace di una battaglia campale in salsa greca o simil-greca…Non credo che nessun governo, tecnico oppure no, possa permetterselo.

E mi posso dunque permettere io brechtianamente di parlare di poesia in una situazione così grave? Credo di sì, per inspirare un po’ d’aria migliore e per ricollegarla al discorso più generale sul mondo che abbiamo sotto gli occhi. Due giorni fa, a 92 anni appena compiuti, mentre entrava la primavera col suo rigoglioso equinozio usciva dal secolo Tonino Guerra, poeta, scrittore, sceneggiatore che con i film di Antognoni e Fellini (per dirne solo due…) ha contribuito alla storia del XX secolo. Se ne è andato con tempestività assolutamente poetica in quella che era la “giornata mondiale della poesia”. Ebbene, sulle prime pagine dei giornali qualcuno si è ricordato di metterlo con evidenza, qualche altro in piccolo, molti per nulla.

Non hanno “preso il buco”, come si dice in gergo. Semplicemente per loro non era una notizia che meritasse il proscenio. Che ce ne frega a noi di un poeta? Ma c’è stato anche chi –ed è questo a mio avviso che dà la misura del nostro precipizio, in cui finisce culturalmente un po’ tutto- lo ha citato macroscopicamente soprattutto per essere stato il testimonial di alcuni spot anni fa, quando aveva difficoltà economiche e non riusciva più a lavorare. Baggianate come “l’età dell’ottimismo” per vendere qualcosa, una campagna che fossi stato in lui potendo mi sarei risparmiato.

Ma che sia stato ricordato così per “ammiccare” al grande pubblico mi è parso un segno di volgarità intellettuale e un messaggio di resa della poesia alla stolida comunicazione, nonché per me personalmente un “dolore”, il completamento di quella mancanza di rispetto che in parte lo stesso Guerra si era riservato mettendosi all’incanto. Magari perché non c’era una legge Bacchelli che lo garantisse. Un Paese che non rispetti i suoi bimbi, i suoi vecchi e i suoi fiumi non è un Paese civile, recita un assioma di cui ignoro l’autore. Aggiungiamoci anche i poeti.

Fonte: Come si fa a parlare di poesia mentre infuria la “guerra” sull’art.18, la riforma del lavoro, la faglia politica nel PD?
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Scriveva Bertold Brecht, uno che con la poesia e la politica ci sapeva fare: ” Viviamo in tempi oscuri in cui parlare di alberi può sembrare quasi un delitto perché rischia di nascondere tante altre iniquità”. Ma credo si debba continuare a parlare di alberi, e nel caso di poesia anche mentre infuria una “guerra” economica, sociale e politica sulla riforma del lavoro addirittura “nascosta” dal peso dell’art.18.

Per poter parlare di poesia devo sgombrare ulteriormente il terreno da equivoci: per mille motivi, nazionali e internazionali, il mercato del lavoro in Italia va riformato. Il punto è come, perché, quindi per ottenere che cosa, e con quale tempistica. Che si sia arrivati a questo punto disastroso per un insieme di correità politiche, sindacali, imprenditoriali, finanziarie, bancarie ecc. è pacifico. E nessuno può pensare di smontarle con la bacchetta magica. Ma insomma, pensare prima alle fasce deboli è indispensabile, e non mi pare sia accaduto per esempio nel caso delle pensioni. “Si voleva dare un segnale ai mercati”, è il mantra più accreditato sulla materia.

Ed è lo stesso genere di mantra ripetuto per la riforma del lavoro e in primis per quella dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, oggi in vigore domani pare di no: ma se si intende per “mercati” anche quelli rionali, di frutta e verdura, cioè la carne e il sangue delle persone, e non solo quelli delle Borse a colpi di “Spread”, “debito sovrano”, titoli di Stato ecc., il panorama è devastato. Nelle fasce più povere non c’è un euro, e le famiglie sono stra-indebitate. Chi si fida che in una simile situazione si remi tutti dalla stessa parte, sulla stessa barca, e i nostromi non buttino a mare invece la “zavorra” umana che impedisce alla barca di navigare più velocemente ? Il rischio “licenziabilità” mascherato in qualunque modo così da ricadere sui giudici del lavoro (sapendo in che condizioni giace la “macchina” italiana della giustizia) è esattamente questo: come non immaginare che avendo procrastinato l’età pensionabile non si avvii anche un processo di “smaltimento” di lavoratori anziani e costosi, oppure sindacalizzati, oppure semplicemente “scomodi” da qualunque punto di vista (quello penale è tutt’altra cosa)?

Vedete, basta osservare le reazioni: se ti dicono “vigileremo sugli abusi”, oppure si confondono nella nebbia i destini dei dipendenti pubblici che invece non rientrano (non rientrerebbero?) nella “licenziabilità per motivi economici” contrariamente a quelli privati (creando dunque le premesse per un odio sociale già molto palpabile, in una fase di questa guerra tra “poveri” in cui si mischiano diritti & doveri, equità & privilegi ecc.), già l’insieme non emana un buon odore. Quindi riformate pure tutto, ma non così, non favorendo quello che a essere “positivi” in mancanza d’altro voglio ancora chiamare un “equivoco da emergenza” sull’orlo del baratro. Non vorrei passare dalla padella della politica inetta e truffaldina del Pre-Monti (occhio, la prima è una P…) alla brace di una battaglia campale in salsa greca o simil-greca…Non credo che nessun governo, tecnico oppure no, possa permetterselo.

E mi posso dunque permettere io brechtianamente di parlare di poesia in una situazione così grave? Credo di sì, per inspirare un po’ d’aria migliore e per ricollegarla al discorso più generale sul mondo che abbiamo sotto gli occhi. Due giorni fa, a 92 anni appena compiuti, mentre entrava la primavera col suo rigoglioso equinozio usciva dal secolo Tonino Guerra, poeta, scrittore, sceneggiatore che con i film di Antognoni e Fellini (per dirne solo due…) ha contribuito alla storia del XX secolo. Se ne è andato con tempestività assolutamente poetica in quella che era la “giornata mondiale della poesia”. Ebbene, sulle prime pagine dei giornali qualcuno si è ricordato di metterlo con evidenza, qualche altro in piccolo, molti per nulla.

Non hanno “preso il buco”, come si dice in gergo. Semplicemente per loro non era una notizia che meritasse il proscenio. Che ce ne frega a noi di un poeta? Ma c’è stato anche chi –ed è questo a mio avviso che dà la misura del nostro precipizio, in cui finisce culturalmente un po’ tutto- lo ha citato macroscopicamente soprattutto per essere stato il testimonial di alcuni spot anni fa, quando aveva difficoltà economiche e non riusciva più a lavorare. Baggianate come “l’età dell’ottimismo” per vendere qualcosa, una campagna che fossi stato in lui potendo mi sarei risparmiato.

Ma che sia stato ricordato così per “ammiccare” al grande pubblico mi è parso un segno di volgarità intellettuale e un messaggio di resa della poesia alla stolida comunicazione, nonché per me personalmente un “dolore”, il completamento di quella mancanza di rispetto che in parte lo stesso Guerra si era riservato mettendosi all’incanto. Magari perché non c’era una legge Bacchelli che lo garantisse. Un Paese che non rispetti i suoi bimbi, i suoi vecchi e i suoi fiumi non è un Paese civile, recita un assioma di cui ignoro l’autore. Aggiungiamoci anche i poeti.

Fonte:
http://www.olivierobeha.it/articoli/2012/03/come-si-fa-a-parlare-di-poesia-mentre-infuria-la-%E2%80%9Cguerra%E2%80%9D-sull%E2%80%99art-18-la-riforma-del-lavoro-la-faglia-politica-nel-pd

Categorie:Poesia

ADONIS: ORIENTE E OCCIDENTE

Una cosa si era distesa nel cunicolo della storia
una cosa adorna, esplosiva
che trasporta il proprio figlio di nafta avvelenato
al quale il mercante avvelenato intona una canzone
esisteva un Oriente simile a un bambino che implora,
chiede aiuto
e l’Occidente era il suo infallibile signore.

Questa mappa è mutata
l’universo è un fuoco
l’Oriente e l’Occidente sono una tomba
sola
raccolta dalle sue ceneri.

Adonis è lo pseudonimo di Ali Ahmad Sa’id Isbir, poeta e scrittore libanese di origine siriana.
La sua è una poesia fortemente indirizzata alla politica e alle tematiche sociali, viene seguita principalmente dai giovani ed è caratterizzata da luoghi quali Marrakech, Fez e il Cairo, che diventano simboli dei sentimenti provati da Adonis.

Categorie:Poesia

APPUNTAMENTI POETICI

il 30 e il 31 marzo PAOLA MUSA sarà’ a Milano per presentare il suo nuovo libro, ORE VENTI E TRENTA (Albeggi Edizioni):
– il 30 marzo l’appuntamento e’ alle ore 17,00, presso la libreria ARTEA, piazza Bobbio, quartiere affari. Saranno presenti’: Antonio Voltolini, conduttore di Radio Hinterland e Rosa Carriero, Assessore alla cultura di S. Donato Milanese.
– il 31 marzo, l’incontro e’ alle ore 11,30, presso la Libreria POPOLARE di via Tadino, 18, zona Porta Venezia. Intervengono: Antonio Voltolini, ed Enzo Argante, conduttore di Ferryboat – Radio 24)

Segnaliamo inoltre un appuntamento interessante a Roma:
Libra presenta IN ESCLUSIVA il docufilm con Wislawa Szymborska
“IL FILM CHE RACCONTA WISLAWA”
sabato, 31 marzo alle 18, al GIARDINO PARIOLI
via A.Bertoloni 3b – Roma

PRENOTAZIONI E INFO 06-8083307

Categorie:Poesia

ROSARIA LO RUSSO

(Versi tratti da: NEL NOSOCOMIO)

Sarà che il metabolismo è sempre più lento

nel nosocomio dove ci affolliamo, in attesa

sulla riva del traghetto di una perenne estate.

Alcune più ottimiste ricorrono all’addomino-

plastica, a seni ovali e duri come ciottoli di fiu-

me, i nostri fiumi, che scorrono lenti, nella memo-

ria a lungo termine, sepolti dalla tav, o sarà per-

ché accanto al nostro nosocomio cresce bianco in-

esorabilmente l’ennesimo condominio senza fine-

stre, senza balconi con i panni stesi, senza rumori

senza suoni, un dormitorio che non promette

nulla di buono.

*

Refrattari, esterrefatti, vediamo crescere come un

fungo questo dormitorio, accanto al nostro nosoco-

mio. Non ci sono insegne al neon, nessuna pubbli-

cità ne parla. Tiriamo giù le veneziane per non ve-

dere la nube di polvere che si solleva durante i la-

vori, basculiamo col pube, oscilliamo il sedere.

Per non vedere i fiori marci che si accu-

mulano nei cassonetti accanto al dormitorio, accu-

diamo alacremente i fiori finti che abbelliscono

perennemente il nostro nosocomio. Comi-

nciamo ad accusare gli effetti dei miasmi ma

anche Chi ci rassicura sull’eternità della plastica

e del nostro direttore, che porta una perennemente

sorridente maschera di dura plastica.

Rosaria Lo Russo, poetessa, traduttrice, saggista, lettrice-performer, attrice, è nata nel 1964 a Firenze, dove vive.. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: L’estro (Firenze, Cesati, 1987), Vrusciamundo (Porretta Terme, I Quaderni del Battello Ebbro, 1994), Sanfredianina, in Poesia contemporanea. Quinto quaderno italiano (Milano, Crocetti, 1996), Comedia (Milano, Bompiani, 1998), Dimenticamiti Musa a me stessa (con sedici disegni di Renato Ranaldi, Prato, Edizioni Canopo, 1999), Melologhi (Modena, Emilio Mazzoli, I Premio Antonio Delfini 2001), Penelope (Napoli, Edizioni d’if, 2003), Lo Dittatore Amore. Melologhi (Milano, Effigie, 2004, con cd audio) e Io e Anne. Confessional poems (Napoli, d’if, 2010, con cd audio), Nel nosocomio (Massa, Transeuropa, 2011). Sue poesie, traduzioni (da John Donne, Sylvia Plath e Anne Sexton) e saggi critici sono apparsi su “Semicerchio. Rivista di poesia comparata”, di cui è redattrice, “Testo a fronte”, “L’Area di Broca”, “Poesia”, e in varie antologie, fra cui Poesia contemporanea. Quinto quaderno italiano (Crocetti, 1996). Ha curato tre volumi di traduzioni di poesie di Anne Sexton, Poesie d’amore (Firenze, Le Lettere, 1996), L’estrosa abbondanza (Milano, Crocetti, 1997, insieme ad Antonello Satta Centanin e Edoardo Zuccato), Poesie su Dio (Firenze, Le Lettere, 2003 e la traduzione delle poesie di Erica Jong, Miele e sangue (Milano, Bompiani, 2001). Ha tradotto per la casa editrice Le Lettere (2011) un volume di poesia della poetessa argentina Alfonsina Storni, Senza rimedio.
Nel 2010 è uscito per la casa editrice d’if di Napoli il libro di poesie con cd Io e Anne (confessional poems.
Come performer e attrice ha partecipato a varie rassegne e letture pubbliche sia in Italia che all’estero e come lettrice di poesia ha partecipato a vari incontri dedicati alla poesia medioevale e contemporanea. Partecipa regolarmente ai principali festival, rassegne e convegni di poesia nazionali ed internazionali. Come lettrice e performer di testi da lei scritti o come interprete della poesia contemporanea e non, ha collaborato, fra gli altri, con Piera degli Esposti, Iosif Brodskij, Mario Luzi, Giorgio Caproni, Nanni Balestrini, Friederike Mayröcker, Erica Jong, Wislawa Szymborska e ai programmi culturali della Rai.
Ha realizzato, e più volte replicato, Voci in Comedia. Lectura Dantis, interpretazione per voce recitante di canti dalle tre cantiche del poema dantesco. Ha lavorato come poetessa e voce recitante collaborando con il compositore romano Luigi Cinque: nel maggio 1999 il debutto di Hypertext Ulysses a Firenze. Collabora regolarmente con musicisti e compositori, fra cui il violinista Jamal Ouassini e la compositrice Patrizia Montanaro, Gianna Grazzini, soprano lirico e jazz, direttrice dei Jubilee Shouters e Andrea Allulli, pianista, a spettacoli-concerto di poesia e musica, sia come lettrice dei propri testi che come voce recitante di poesia, sia italiana che facente parte di altre tradizioni, lingue, epoche e civiltà. Con l’attore-musicista Daniele Trambusti ha realizzato la performance poetico-musicale Fabulosae, quattro brevi monologhi in versi su altrettante eroine del mito e della fiaba. Nel 2004 con Penelope. Tragicommedia lirica in un atto (musica di Patrizia Montanaro) vince la terza edizione del palio poetico-musicale “Ermo colle”.
Nel 2009 a San Mauro Pascoli, Il Giardino della Poesia, Spirale di dolcezza + serpe di fascino, di e con Rosaria Lo Russo, Isabella Bordoni, Ilaria Drago, lettura concertata di brani tratti dall’omonima antologia di scrittrici futuriste a cura di Cecilia Bello Minciacchi.
Ha collaborato più volte alle trasmissioni culturali di Rai Radio Tre.
Nel 2006 ha realizzato un documentario sulla vita e l’opera di Amelia Rosselli, come autrice del testo-guida e interprete della poesia rosselliana e la performance per voce recitante e pianoforte (pianista Andrea Allulli) La libellula. Panegirico della libertà, omaggio ad Amelia Rosselli nel decimo anniversario della morte della poetessa, che ha avuto numerose repliche presso sedi universitarie in Italia e all’estero. Il cd de La libellula e il dvd

http://www.rosarialorussso.wordpress.com

Categorie:Poesia

Giornata Mondiale della Poesia, evento promosso dall’UNESCO

Ieri ha avuto luogo la Giornata Mondiale della Poesia.
Istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente, riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace.
L’UNESCO negli anni ha voluto dedicare la giornata all’incontro tra le diverse forme della creatività, affrontando le sfide che la comunicazione e la cultura attraversano in questi anni. Tra le diverse forme di espressione, infatti, ogni società umana guarda all’antichissimo statuto dell’arte poetica come ad un luogo fondante della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica.
I cinque punti richiesti dall’UNESCO per l’evento, allo scopo di incoraggiare:
1. gli sforzi delle piccole case editrici che combattono per entrare nel mercato librario pubblicando instancabilmente le raccolte di giovani poeti;
2. il ritorno alla tradizione orale, ossia alla perfomance dal vivo, giacche’ i recital di poesia attirano un pubblico sempre più numeroso;
3. il recupero di un dialogo tra la poesia e le altre arti (teatro, danza, musica, pittura…) imperniato sui contenuti fondamentali come la cultura della pace, la non-violenza, la tolleranza…;
4. l’interdipendenza, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, di tutte le arti e della filosofia, anch’essa affine alla poesia, in modo da infondere nuova vita alle parole di Delacroix, che scrisse sul suo diario: “Non c’è arte senza la poesia”;
5. l’immagine della poesia nei media, per fare in modo che la poesia non venga più considerata una forma d’arte sorpassata, bensì una maniera di esprimersi capace di permettere alla società nel suo insieme di recuperare ed affermare la sua identità.
Quest’anno, la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ha scelto di celebrare la Giornata a l’Aquila, eleggendola quale “sede” della Giornata Mondiale della Poesia per dare luce a questa città distrutta che, con il terremoto del 6 aprile del 2009, ha visto sbriciolarsi le proprie splendide architetture e le sue ricchezze artistiche e culturali.

Categorie:Poesia

La dimora del tempo sospeso

[Da: Charles Reznikoff (1894-1976), Holocaust, Black Sparrow Press, Santa Barbara 1975 (2 ed.), p. 113. La traduzione del libro di cui si presenta qui un estratto è dedicata ai detenuti di Guantanamo (e chissà quanti altri). A.R.]

III

RESEARCH
(RICERCHE)

1

We are the civilized –
Aryans;
and do not always kill those condemned to death
merely because they are Jews
as the less civilized might:
we use them to benefit science
like rats or mice;

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Categorie:Poesia

Domando: dove stanno i bambini? – di Gabriel Impaglione

Ho visto le stesse bombe che scheggiarono Bagdad
come un’antica magnifica ceramica
cadere col suo boato di rossa scia
sopra Beirut.
È verità che la paura si spessa
fino a fare corazza della pelle ardita?

Quanta morte, andrés, amico mio,
significa Israele partita dalla rabbia?
Si può misurare la gravità della paura,
la profondità del sangue?
Come si dice Basta perché si capisca?

Quanti morti senza morte nei rifugi
dove anche impilano dimenticanze!

È verità che in Beirut le strade
conducono solo ad una grande tomba aperta?

Dove stanno i bambini?
Sono sopravvissute le ragazze che risplendono
dietro degl’ immensi occhi neri?
Va di cadavere in cadavere la poesia
che aprì le finestre del Libano
a paesaggi di impalcature e di passeri?

Dove stanno i bambini?
Dove!
Dove stanno i bambini!

Generali, mercanti di armi, trafficanti
di bandiere, seguaci dell’impero:
dove stanno i bambini!

Se è verità che le ferite
piangono gocce di risposte rotte, l’aria
è spada che distrugge la mano che la impugna.

Perché Joumana i boia
quando tutto chiedeva il canto?

Dove stanno i bambini!
Assieme alle ossa dei loro padri nei carceri
e i centri di tortura?
Sotto la pioggia di piombo- tempesta?
Nelle rive delle città assediate dall’odio?

Le stesse bombe che una volta e l’altra
si ripetono imbecilli, ciecamente imbecilli
sopra piazze, mercati, aule e cucine,
sopra i bambini del Libano e Palestina,
sopra tutte le coscienze
anche cadono ora sopra la mia casa.

Biografia

Gabriel Impaglione (Morón, Buenos Aires.1958) poeta e giornalista argentino.
Ha pubblicato: “Echarle pájaros al Mundo” (poesia, Ediciones Panorama- Buenos Aires- 1994);
“Breviario de Cartografía Mágica” (poesia, El Taller del Poeta- Galicia- 2002);
“Poemas Quietos” (Antol. Editorial Mizares- Barcelona- 2002);
In e-book “Todas las voces una voz”- Universidad de Educación a Distancia, Madrid, 2002;
“Bagdad y otros poemas” (El Taller del Poeta- Galicia- 2003);
“Letrarios de Utópolis” (poesia, Linajes Editores- México- 2004).
“Cuentapájaros” (poesia, in stampa, Taller del Poeta- Galicia).
Poemi nell’Antologia “Canto a un Prisionero” (Edit. Poetas Antiimperialistas, Canadà, 2005);
“Alala” (Taller del Poeta, España, 2005, anche in versione italiana).
“Carte di Sardinia“ (Uni Service.Trento- Italia. Poesia, 2006).
Tradotto in portoghese, italiano, inglese, sardo e francese. Fondatore e direttore della rivista letteraria “Isla Negra” di circolazione internazionale, coordina edizioni in italiano e sardo di “Isola Nera” e “Isola Niedda”, e in portoghese, “Ilha Negra”. Cura il blog (http://isla_negra.zoomblog.com). Collabora con siti web di letteratura e con varie riviste e giornali d’oltreoceano.
Sposato con la scrittrice italiana Giovanna Mulas, ha sei figli: Martin, Gonzalo, Fabio, Noemi, Roberto ed Emanuele. Vive in Lanusei, Italia.

Categorie:Poesia