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Il poeta Roberto Malini premiato a Camaiore nell’anniversario delle leggi di Norimberga

Camaiore (Lucca), 10 settembre 2012. Il 15 settembre 2012 il poeta e difensore dei diritti umani Roberto Malini sarà insignito della Menzione Speciale nella serata finale della XXIV edizione del Premio Letterario Camaiore, per libro di poesie “Il silenzio dei violini”, che ha scritto insieme al poeta americano Paul Polansky, di cui Malini è anche traduttore. L’opera si incentra sulla condizione dei Rom in Italia e nell’Unione europea. Sono Rom e Sinti i protagonisti delle poesie, eroi di un popolo escluso e perseguitato, capace di superare discriminazione, violenze e abusi grazie alla sua coesione, al suo coraggio e al suo patrimonio di tradizioni, fra cui il Kris Romani, antico e illuminati sistema a giuridico del popolo Rom. “Scrissi la prima poesia sui Rom quarant’anni fa,” racconta Malini, “dopo aver assistito, a Milano, all’aggressione verbale e fisica di una giovane Romnì, accusata in un mercato popolare di aver rubato una caciotta. La ragazza stringeva al seno un bimbo in fasce e la poesia terminava con questo verso: ‘Non piangono i bambini degli zingari’. Quarant’anni dopo assistiamo ancora a un tentativo di annientamento dei Rom, una gente libera e pacifica, un popolo che amo e del cui destino ormai faccio parte. La data del 15 settembre è emblematica, perché quel giorno, nel 1935, furono approvate in Germania le leggi di Norimberga, che vennero battezzate ‘Leggi per la protezione del sangue e dell’onore tedesco’. Oltre agli ebrei, ai disabili, agli omosessuali, tutti i non ariani e prevalentemente i Rom furono colpiti da quei provvedimenti razzisti, che aprirono la strada all’Olocausto. Rom e Sinti – insieme agli altri gruppi sociali invisi al nazionalsocialismo – vennero privati dei diritti civili e contemporaneamente iniziò la loro persecuzione, cha abbassò in breve la loro speranza di vita media a soli 40 anni. Fa orrore riflettere sulla condizione odierna di questo popolo, i cui dati sono accuratamente nascosti da istituzioni e media. A causa dell’emarginazione, della negazione di sostegno socio-sanitario, dei continui sgomberi cui sono sottoposti, della repressione poliziesca e giudiziaria, delle atroci condizioni in cui sono costretti a vivere, i Rom hanno oggi la stessa aspettativa media di vita di quelli che soffrirono l’odio dei nazisti: 40 anni”. Il libro di Roberto Malini e Paul Polansky è sostenuto, per i suoi valori civili, dall’UNICEF e dal Consiglio d’Europa.

Tatarszentgyoergy

Con occhi di ghiaccio li guardò l’odio,
con braccia di fuoco li prese.
La memoria, i violini, tutti quei fiori bianchi
non ci danno pace.
Mai dimenticheremo Tatarszentgyoergy,

dove grida – per sempre – giustizia
la cenere Rom.

Lunedì 23 febbraio 2009, nel villaggio ungherese di Tatarszentgyoergy, 55 chilometri
a sudest di Budapest, un giovane padre Rom e il figlio di cinque anni sono stati uccisi da sconosciuti e successivamente dati alle fiamme in un’aggressione di matrice razzista.

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