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FOSFORO BIANCO – Denise Levertov

Sentito per caso nel sud-est asiatico

“Fosforo bianco, fosforo bianco,
Neve meccanica,
Dove cadi?

Cado senza particolarità su strade e tetti
Nel folto dei bambù, sulle persone
Il mio nome richiama mari copiosi nelle serate di pioggia
Ogni goccia che colpisce la superficie suscita
Il responso luminoso di milioni di alghe.
Il mio nome è un sussurro di lustrini. Giusto!
Ognuno di essi è un disco di fuoco
Sono la neve che arde.

Cado
Ovunque gli uomini mi mandano a cadere
Ma io preferisco la carne, bella liscia e compatta:
la decoro di nero e vado alla ricerca
dell’osso.”

Tratta dalla raccolta “Footprints” (1972)
Traduzione di Pina Piccolo

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Denise Levertov (1923- 1997), figlia di una gallese e di un ebreo russo convertitosi al cristianesimo, e’ cresciuta a Illford, paese poi inglobato nella grande Londra. All’età di dodici anni Denise spedì alcuni poemi a T. S. Eliot, che le rispose con una lettera di incoraggiamento di due pagine . Nel 1940, quando aveva 17 anni, la Levertov pubblicò la sua prima poesia. Sposo’ un americano espatriando negli Stati Uniti nel 1948. Qui si appropriò dell’idioma americano ponendosi, coi Black Mountain poets, sulla scia di W.C. Williams.
Scrittrice appassionata, estranea alle moderne “dissociations of sensibility” ma dentro alla tradizione mistica ebraica e cristiana, autrice impegnata e attivista nelle marce di protesta, poeta della natura e del quotidiano, è stata autrice di numerosissime raccolte di poesia e di alcuni libri di prose.

Viene solitamente accomunata alla letteratura di protesta e le poesie più note sono quelle pacifiste sul Vietnam. La poesia FOSFORO BIANCO e’ stata scritta nel contesto del Vietnam, oltre 30 anni fa, ma l’uso da parte di Israele a Gaza di munizioni al fosforo bianco, denunciato da Human Rights Watch, ne conferma la sua attualità’.

Nota: Il fosforo bianco è un agente chimico che viene utilizzato negli ordigni definiti incendiari, come il napalm. È stato usato anche in Vietnam dagli Stati Uniti e da Saddam Hussein, negli anni ’80, durante la guerra contro i Curdi. Il suo uso è ammesso solo nei traccianti, fumogeni o negli inneschi delle bombe per la sua facilita’ di combustione. Se però vi si ricorre in virtù della sua tossicità per colpire direttamente gli uomini o animali, allora va considerata come un’arma chimica.
È un elemento che brucia quando viene in contatto con l’ ossigeno e consuma le molecole che lo contengono. Per questo è in grado di sciogliere le parti del corpo con cui viene in contatto, le più esposte sono le mucose. Israele sta usando fosforo bianco nell’offensiva nella Striscia di Gaza.

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  1. ottobre 30, 2012 alle 10:21 am

    Non c’è da stupirsi se ai poeti futuristi italiani stava tanto a cuore l’estetica della guerra: l’ingegno umano si è sempre prodigato di nuove ed accattivanti trovate per fare a pezzi/bruciare/sterminare i propri simili. E tutto questo ha il fascino macabro dell’osservare i propri resti, il sogno impossibile di assistere al proprio funerale, la speranza/paura di vedere un cadavere che porta al formarsi di code sulla carreggiata opposta quando c’è un incidente stradale.
    Ri-bloggo.

  1. ottobre 30, 2012 alle 10:38 am

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