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Archive for novembre 2012

Miklós Radnóti e il nuovo antisemitismo ungherese

E’ di ieri la notizia secondo cui Marton Gyongyosi, deputato di spicco del partito di estrema destra ungherese Jobbik ha fatto richiesta di stilare una lista dei funzionari di origine ebraica perché a suo dire sarebbero potuti essere una minaccia per la sicurezza del Paese. L’uomo in seguito ha ritrattato. L’ultradestra antisemita in Ungheria sta crescendo in maniera preoccupante. Con 44 seggi su 386 Jobbik, o movimento per l’Ungheria migliore, è il terzo partito del Paese, e ha forti legami con l’organizzazione nazionalista e paramilitare della Guardia ungherese, dichiarata illegale. I leader del movimento hanno sempre negato le accuse rivolte, sostenendo di voler soltanto proteggere gli interessi e i cittadini ungheresi.
Oggi pertanto vogliamo ricordare Miklós Radnóti, uno dei massimi poeti ungheresi del novecent, vittima dell’antisemitismo, rimasto sino a poco tempo fa quasi sconosciuto in Italia.
In occasione del centenario della nascita, Donzelli ha proposto un volume al lettore italiano con una ampia antologia, curata e tradotta da Edith Bruck.
Nato a Budapest nel 1909, Radnóti ha avuto una vita estremamente difficile, stroncata nel 1944, a soli 35 anni, nel modo più indegno. Una lingua innovativa ma universale, la sua, che testimonia un cuore eroico, lo specchio di una personalità fuori dal comune, quella di un uomo capace di restare fedele a se stesso e alla sua patria-patrigna fino all’ultimo giorno, fino alla pallottola che lo colpì alla nuca, quando ormai era già stremato dai lavori e dalle marce forzate tra i diversi campi in Romania, in Serbia, in Ungheria. Eppure, né le umiliazioni estreme né i lavori disumani, a cui fu condannato per la sua origine ebraica, ne hanno mai piegato l’umanità, la libertà interiore, accrescendone piuttosto la coscienza civile ecumenica, la lucidità nello scrivere, testimoniare. Per Radnóti la matita era un’arma, per continuare fino all’ultimo minuto a comporre versi, come nel caso di quell’ultima poesia, trovata nella tasca del suo impermeabile quando nel 1946, dopo che i suoi resti furono riesumati dalla fossa comune ad Abda, vicino al confine con l’Austria, quando Radnóti ricevette finalmente una degna sepoltura.

Nella radice guizza la forza,
beve la pioggia, vive di terra
e il suo sogno è bianco, di neve.

Di sotto terra urge alla superficie,
si arrampica ed è furba,
ha le braccia come funi.

Sulle sue braccia dorme il verme,
ai piedi della radice siede il verme,
il mondo si vermifica.

Ma la radice continua a vivere sotterra,
non si cura del mondo,
solo dei suoi rami frondosi.

Lei li ammira, li nutre,
sapori buoni gli invia,
sapori dolci, celestiali.

Sono anch’io una radice, adesso,
vivo tra vermi, io,
e qui preparo questa poesia.

Ero fiore, sono diventato radice,
buia e pesante la terra su di me,
la mia sorte è compiuta,
una sega piange sulla mia testa.

(Lager Heideman, Zagubica, 8 agosto 1944)

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Sotto lo stesso tetto – Paola Musa

8marzo

SOTTO LO STESSO TETTO

Non m’importa che tu vada a puttane

in fondo chiami puttana anche me

sotto lo stesso tetto ogni giorno

strappandomi di mano le camicie

buttando la mia cena dentro al secchio

cercando un compare in nostro figlio

che ridacchia delle mie cosce gonfie

e del mio culo troppo grosso.

Non m’importa sotto lo stesso tetto

gli inferni s’inabissano

le parole si confondono

livide rabbiose unte

come le mie mani

che alla domenica controlli

perché nessuno veda lo sporco

che mi hai infilato a forza nelle unghie.

Non mi aspetto nulla sotto lo stesso tetto

è tutto lecito e anche logico come

la vergogna

ospite nella stanza delle scope

non ha altro posto dove andare

e lo sciacquone copre il suo lamento

si mischia alle tue urine.

Ed ora stendo le lenzuola a pizzi del mio corredo

e impreco su mia madre e sulle donne e su me stessa

e sui letti su cui dormi veloce con la schiena sudata

lontano da questo tetto in cui hai murato il mio cuore.

Da ORE VENTI E TRENTA, di Paola Musa, Albeggi edizioni

Rap e poesia civile

Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)
di CAPAREZZA

Piacere
Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke

se vuoi mi trovi lì tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese – Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo

non faccio l’Al Pacino -non mi faccio di Pachinko
non gratto/ non vinco / non trinco / nelle sale Bingo
man mano mi convinco

che io sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perchè proteggo i miei cari / dalle mani dei Sicari / dei cravattari
sono un Eroe
perchè sopravvivo al mestiere

sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
E te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
SU
vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
quando t’affami / ti fai / nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini / ti cibi
di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
nè l’Uomo ragno nè Rocky nè Rambo nè affini
farebbero ciò che faccio per i miei Bambini

Per far denaro ci sono più modi / potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette

PERCHÈ SONO UN EROE

Categorie:Poesia

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Neobar

 
Di questo incanto
che non seduce
insudicia la vita
non fartene ragione
non è questa tua terra
che lo diffonde
che ha sconfitto i sismi
e non ribolle
annegato i vili
cacciato gli oppressori;
non è del suo cuore
l’incuranza a oltranza
per i suoi figli
per la sua gente
ma dei suoi governanti
più bendati dei quattro mori.

Battono all’asta
la tua casa
speculano sul tuo lavoro
che poi svanisce
sotto gli occhi di tutti
le urla nel vuoto e
se ti dai fuoco
si parla della piaga
del vento
nella tua terra
circondata dal mare.
Quando richiedi
attenzione diventi
bersaglio
predatore predato
piagato nella dignità.

Non chiedi conto
solo di un pasto
ma di servire il loro
ingozzo
loro il trasporto
il loro essere
nel bene
l’imbottigliarsi il sole
rastrellare la sabbia
grattare rocce
spezzare il mare
sferzato dal petrolio
per la benzina
che solo respiriamo
guardiamo

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Categorie:Poesia

Sia commiserata la nazione – Lawrence Ferlinghetti

(ispirata a Kalil Gibran)

Sia commiserata la nazione il cui popolo è gregge di pecore

Condotto dai pastori su falsi sentieri

Sia commiserata la nazione i cui governanti sono mentitori

I cui saggi sono zittiti

I cui fanatici come spettri si aggirano per l’etere

Sia commiserata la nazione che la voce non alza

Se non per rendere lode ai conquistatori

E acclamare il prepotente come eroe

E che aspira a dominare il mondo con la forza e la tortura

Sia commiserata la nazione

Che altra lingua non conosce se non la sua

Sia commiserata la nazione il cui respiro è denaro

E che dorme il sonno di chi ha mangiato troppo bene

Sia commiserata la nazione Oh sia commiserato il popolo

I popoli della terra di ogni nazione

E mio Paese, di te dolce terra di libertà

Cantare non posso ma lacrimare!

(traduzione di Pina Piccolo)

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Lawrence Ferlinghetti (24 marzo 1919) è un poeta noto soprattutto come uno dei proprietari della libreria e casa editrice City Lights, che pubblicò i primi lavori letterari della beat generation, tra cui Jack Kerouac e Allen Ginsberg.
Proveniente da una famiglia di immigranti italiani-portoghesi-sefarditi a Yonkers, nello stato di New York, studiò alla Mount Hermon School e all’Università del Carolina del Nord sulla Chapel Hill, quindi si arruolò nella Marina statunitense durante la seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, ottenne un diploma post-laurea all’Università della Columbia e un dottorato alla Sorbona. Mentre studiava a Parigi, incontrò Kenneth Rexroth, che in seguito lo persuase a recarsi a San Francisco per sperimentare la nascente scena letteraria della città. Fra il 1951 e il 1953 insegnò Francese, scrisse critica letteraria e dipinse.
Nel 1953, Ferlinghetti e Peter D. Martin aprirono una libreria, che chiamarono City Lights dal nome della rivista cinematografica che Martin stava pubblicando. Due anni dopo, dopo che Martin si trasferì a New City, Ferlinghetti aprì l’omonima casa editrice, specializzata in poesia. La più famosa pubblicazione della City Lights fu Howl, il poema di Allen Ginsberg, che fu inizialmente confiscato dalle autorità.
Ferlinghetti ha un luogo di ritiro in una zona piuttosto selvaggia della costa della California, Big Sur. Amante della natura e contraddistinto da una spiritualita’ liberale permeata di dolcezza, ebbe modo di stringere amicizia con buddisti praticanti americani, fra cui Ginsberg e Gary Snyder. Per l’aspetto politico, si descriveva come un anarchico nel cuore (un anarchico etico e orientato alla comunità) ma era giunto ad accettare che l’uomo comune non era ancora pronto a vivere nell’anarchismo. Ha quindi supportato il modello socialdemocratico dei paesi scandinavi.
La più famosa raccolta poetica di Ferlinghetti è A Coney Island of the Mind, che è stata tradotta in nove lingue. Nel 1998 è stato nominato Poeta Laureato di San Francisco. Oltre a scrivere e pubblicare poesie e a gestire la libreria, Ferlinghetti continua a dipingere, e i suoi lavori sono stati esposti in gallerie e musei.
La poetica di Ferlinghetti spesso riflette le sue opinioni riguardo i temi sociali e politici attuali, e sfida i pensieri correnti rispetto il ruolo dell’artista nel mondo.

FABIO CIOFI – ASCENSIONE

Gioia corrosa da un acido potente
l’attesa. Lo scorporo di un’imposta
già corrisposta la pertinenza
dell’oggetto del contendere:
pretendere assuefazione al senso
di vuoto che ancora non riscuoto,
fra gli scommettitori, ecco.

Ti parlo per inesperienza
acquisita sul campo. Dove
cade il lampo la cenere
era pronta in precedenza.
L’illusione che l’evento accada
quando accade ti disorienta:
ora ascoltami con l’orecchio
di chi non conosce suono.
Argomenta piano, senza fretta, ecco.

Sali e ti avviti per una scala
a chiocciola e infine ti appiccichi
al ferro. Lo spazio assente
ti consegna alla dimensione del tempo.
Il contatto col metallo una rivelazione:
resistere a cosa, se è crollato
il concetto di valore?

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Fabio Ciofi è nato il 10.09.1962 a Casole D’Elsa in provincia di Siena, dove vive e lavora. Laureato in filosofia, ha collaborato ad alcuni quotidiani locali (“La gazzetta di Siena”, “Nazione Siena”, “Il cittadino”).

Ha al suo attivo diverse pubblicazioni di poesia:
– Sabbie mobili, Lalli, Poggibonsi, 1986
– Efemera e oltre, Lalli, Poggibonsi, 1990
– Prendi ad esempio me, Guerini e associati, Milano, 1993
Non a caso, Mobydick, Faenza, 1997
– Vae Victis, Joker, Novi Ligure, 2000
Ha pubblicato Il paese di C, una raccolta di racconti, nel 2001 con Mobydick.
Della sua opera si sono occupate diverse riviste e alcuni quotidiani, fra i quali ricordiamo le riviste, Atelier, ClanDestino, La clessidra, Poiesis, Poesia, Fernandel, Lengua, Versodove, Le voci della luna, Tratti, Il filorosso, La Rocca poesia e altre. Fra i quotidiani: “Nazione Siena”, “La Gazzetta di Parma”, “Il piccolo” di Alessandria. Di lui si è occupata, su Internet, anche la rivista “Pseudolo” con una presentazione di Vae Victis, a cura di G. Lucini (www.pseudolo.it)
Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra i quali il premio “A. Manzoni – Baveno poesia” nell’anno 2000 e il premio “Pagine” 2000. Finalista al “Sandro Penna” del 1998 e al “San Domenichino” 1999 con la raccolta Non a caso. Finalista anche al “Laboratorio delle Arti” dell’anno 2000 ed a “L’incontro di poesia” del 1999. Vincitore del 1° Premio D.M. Turoldo, nel 2002.
Poesia dell’annichilimento di fronte al potere, della resistenza dell’annichilito che non ha più nulla da perdere e sa che nessuno si cura di quello che dice. Anche il linguaggio rivela come la poesia non riesca a sottrarsi ai concetti economici, l’uomo-merce di se stesso, alla ricerca di una gioia già’ “corrosa” e inaspettatamente già’ vissuta senza consapevolezza (“Lo scorporo di un’imposta già corrisposta/ la pertinenza dell’oggetto del contendere”)

Categorie:Poesia Tag:,

Michael Rothenberg

From the book:

VISION OF PEACE

Between huge blanket of black clouds
and ragged graymouth of cityscape
Eye of green morning light

Wind raking bay (thunder hum) thrashing voice
of branches & leale

Storm blown away
for another more pleasant distortion
Not boredom
but interest in someone not found here

Two pelicans
too far away to know what they’re doing
I put on my glasses
Three pelicans, four, seven

any amount of floating & flight, even that jet plane
going the other way

Tra smisurate coltri di nere nuvole
e la grigia bocca a brandelli del paesaggio urbano
Occhio di verde luce del mattino

Il vento che rastrella la baia (brusio del tuono) percuotendo la voce
di rami & foglie

La tempesta spazzata via
da una più piacevole distorsione
Non la monotonia
ma l’interesse in qualcuno non trovato qui

Due pellicani
troppo distanti perché possa sapere ciò che fanno
E indosso gli occhiali
Tre pellicani, quattro, sette

una quantità imprecisa di fluttuanti&voli, anche quell’aereo
che va nella direzione opposta.

CIVILIZATION OF TWO

Attack, terrorist attack
Coffee spills on the floor
The clothesline drips with the puppeteer’s soul
Bombs, fireballs, ground zero, body bags
Ten thousand deaths, invisible, lidless

A glass breaks in the sink
With peels and mushy fruit
Separate the waste and contemplate the loss

Attacco, attacco terroristico
Il filo del bucato sgocciola con l’anima del burattinaio
Il caffè si riversa sul pavimento
Bombe, bolidi, punto zero, sacchi per cadaveri
Dieci mila morti, invisibili, senza palpebre
Un bicchiere s’infrange nel lavello
Con bucce e frutta molle
Separate i rifiuti e contemplate la perdita.

Trad. Paola Musa

è nato e cresciuto a Miami Beach. E’ un poeta, compositore e direttore fondatore ed editore di Bi Bridge, http://www.bigbridge.org. I suoi libri di poesie sono: WHAT THE FISH SAW (Twowindows Press), NIGHTMARE OF THE VIOLINS (Twowindows Press),FAVORITE SONGS (Big Bridge Press), MAN/WOMEN, una collaborazione con Joanne Kyger (Big Bridge Press), THE PARIS JOURNALS (Pesce Press Drum), GROWN UP CUBA ( Begatto Press), MONK DADDY (Blu Press), EpigenesiS ON TEMPLE MOUNT (DPremere), UNHURRIED VISION (La Alameda / University of New Mexico Press), e più recentemente Scegli (Big Bridge Press ). Egli è anche autore della eco-thriller di spionaggio Punk Rockwell (Press tropicale). Michael Rothenberg ha curato le opere selezionate di Philip Whalen, Joanne Kyger, David Meltzer e Edward Dorn per la serie Penguin Poets, e The Collected Poems di Philip Whalen (Wesleyan University Press). Attualmente vive tra le sequoie della California del Nord.

Categorie:Poesia