Home > Poesia > Ajami: Il poeta della primavera araba condannato all’ergastolo dal Qatar

Ajami: Il poeta della primavera araba condannato all’ergastolo dal Qatar

Da un latoQatar il Qatar appoggia la cosiddetta Primavera araba, finanziando i ribelli libici e quelli siriani, grazie ai suoi miliardi di petrodollari e la sua televisione di Stato Al Jazeera. Dall’altro, questi cosiddetti ‘paladini della libertà’, hanno condannato ieri all’ergastolo Muhammad Ibn al-Dheeb al-Ajami, che nelle sue poesie inneggiava alla Primavera araba e criticava l’emiro del Qatar, detentore del potere assoluto, e gli «sceicchi che giocano sulle loro playstation» a manovrare il mondo.
Il poeta è stato accusato di volere rovesciare l’emiro del Qatar Al Thani ma il suo difensore ha dichiarato che non era questo il suo intento. Ajami ha dichiarato: «È un’ingiustizia, non è possibile avere Al Jazeera e poi mettermi in prigione solo per un poema». Nel piccolissimo e ricchissimo Qatar abitano meno di due milioni di persone e la libertà di espressione non è garantita. «Il Qatar usa due pesi e due misure – hanno detto molti attivisti per i diritti umani – Ha aiutato paesi come la Libia e la Siria a diventare più democratici ma non accetta la democrazia in casa sua. È una vergogna».
Mohammed al-Ajami, qatariota, conosciuto come il “poeta dei gelsomini”, accusato di incitamento alla ribellione contro il regime, di diffamazione nei confronti del principe regnante, Tamim bin Hamad al-Thani, e di attacco alla costituzione.Al-Ajami (conosciuto anche con il nome di Mohammed Ibn al-Dheeb) era stato arrestato nel novembre 2011 dopo la pubblicazione della “poesia dei gelsomini”, che criticava i governi della regione del golfo con versi diventati celebri: “noi tutti siamo la Tunisia di fronte alla repressione delle elite”.
Mohammed Ibn al Adib, aveva richiamato nella sua poesia il popolo, l’eguaglianza, il diritto di cittadinanza, di appartenenza a quel popolo. Il poeta non ha mai nascosto di stare dalla parte dei popoli che protestavano agli inizi del 2011. Nei suoi versi aveva definito il totalitarismo dei governanti arabi ”un ladrocinio indiscriminato”.
In realtà già nell’agosto del 2010, rivolgendosi ai vertici del potere aveva pubblicato, sempre su internet, un’altra poesia nella quale aveva apertamente insultato l’emiro del Qatar, Sheikh Hamad bin Khalifa al Thani. Il procuratore di Doha non ha gli lasciato scampo: “l’autore della poesia ’Gelsomini tunisini’ è stato messo sotto accusta perché ha incitato al rovesciamento del sistema costituito”, cosa che avrebbe dovuto comportare – stando all’articolo 130 del codice penale – la pena di morte.
“E’ deplorevole che il Qatar, che si vanti a livello internazionale di essere un paese che promuove la libertà di espressione, si renda responsabile di quello che appare una clamorosa violazione di quel diritto”, ha dichiarato Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa delnord di Amnesty International.

Annunci
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: