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NELLA CELLA, NEL DURO, ANCHE (CESAR VALLEJO)

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Nella cella, nel duro, anche
i cantoni si acquattano. 

Accomodo ciò che, nudo, fa grinze,
si piega, si sfilaccia. 

Smonto dal mio cavallo ansante, soffiando
via tracce di percosse e di orizzonti;
piede schiumoso contro i suoi tre zoccoli.
E lo incito: Andiamo, animale! 

Si piglierebbe meno, sempre meno
di quanto mi toccava dare
nella cella, nel liquido. 

Il compagno di carcere mangiava il grano
delle colline col mio stesso cucchiaio
quando, bambino, alla paterna tavola,
m’addormentavo masticando. 

Sussurro all’altro:
torna, esci dall’altra parte:
sbrìgati, via, fa’ in fretta! 

E senza avvedermene progetto, almanacco
sul lettuccio sconnesso, so capire:
Ma no. Quel medico è un uomo sincero. 

Non riderò più quando mia madre pregherà
nell’infanzia, la domenica, alle quattro
del mattino, pei viandanti,
i carcerati,
gli ammalati
e i poveri. 

Nel recinto dei bambini, non darò più
pugni a nessuno di loro, che dopo,
ancora sanguinando, avrebbe pianto: sabato
ti darò la mia carne, ma tu
non mi picchiare!
Non gli dirò più va bene. 

Nella cella, nel gas illimitato
che si arrotonda condensandosi,
chi incespica lì fuori? 

 

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Categorie:Poesia
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