Home > Poesia > I Salmi metropolitani di Michele Brancale

I Salmi metropolitani di Michele Brancale

I
Ti ho incontrato da solo ieri sera.
Sbandavi tra il marciapiedi e la strada.
Eri una donna provata ed esposta
alla corsa notturna dei giovani.

Ti sfioravano con le loro moto.
C’ero anch’io. Tornai indietro chiamandoti.
“Stai bene?”. Con i sandali laceri
oscillavi solo come gli ubriachi.

Giravi senza meta, mio Signore.
Parlavi di uno stipendio rubato,
di tua figlia e di lavoro perduto:
sconnessa, gli occhi chiusi, senza appiglio.

Chissà’ se eri vero. Vere Le mani.
Mostrasti certa le palme ferite.
Ti avevano drogato, mio Signore.
Aspettammo seduti l’ambulanza.

II

A cercare paradisi nei covi,
negli angoli, non soltanto ragazzi
adottati da pillole matrigne,
da patrigni liquidi. Per nutrirsi

di frutti amari,buoni nell’aspetto,
si pongono in schiera adulti invasati,
sorretti dallo spirito di guerra,
a cui e’ tolta la visione del sangue.

Cade la parabola del discendente,
avvolta in questo velo di sconfitta
tessuto dal crimine organizzato
e da quello legale, finanziario,

con i missili indicizzati in borsa.
Mute le vittime collaterali
tra le braccia della Guerra, la madre,
cannibale, di tutte le poverta’.

****************************************************
I “Salmi metropolitani” (ediz. Del Leone, postafazione di Antonio Tabucchi) di Michele Brancale, da cui sono tratte le due poesie, sono un compendio di poesia e preghiera, di denuncia civile e fede inquieta. 150 componimenti, tanti quanto i salmi che la tradizione ebraica attribuisce a re Davide, attraverso i quali, tra descrizione e invocazione, si staglia una citta’ di solitudini, “aggredita dal frastuono” ma soprattutto “ingombrata” da una moltitudine di Io. Tra “fontane ossidate”, quartieri abbandonati e lapidi di soldati caduti e dimenticati affinché’ le guerre possano ripetersi, lo sguardo del poeta e’ smarrito e lucido al contempo. Il rapporto di Brancale con Dio e’ una libertà’ simile a “un’ombra con ali di nebbia”, una coscienza che tenta di arginare la perdita di direzione dell’Umanità’ attraverso un dialogo sommesso con il Senso. Gli unici veramente vivi, appaiono, come sempre, gli ultimi: gli anziani, le prostitute, gli emigrati, i malati. Per certi versi non solo la poetica, ma anche il tono sommesso di BrancaleBrancale ricorda il poeta Padre David Maria Turoldo, con il quale condivide l’impazienza per la seconda venuta del Signore, e forse anche l’idea che “Cristo non è una cavia o un sistema; è l’evento dentro e oltre i fatti”.
Michele Brancale (1966) vive e lavora a Firenze. È autore delle raccolte poetiche La fontana dacciaio (Firenze, Polistampa 2007) e Salmi metropolitani (Spinea, Edizioni del Leone 2009) e del racconto Soave e invecchiato (Firenze, Polistampa 2007).

Annunci
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: