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Archive for febbraio 2013

Joyce Lussu

febbraio 24, 2013 1 commento

INVENTARIO DELLE COSE CERTE.

La luna si è rotta.
si è rotta in cinque pezzi che galleggiano nel cielo
squallidamente
come cinque cocci di scodella.
Era una luna piena e luminosa
che aveva un’aria abbastanza felice.

Lì per lì ho creduto che i cosmonauti e i satelliti
artificiali l’avessero offesa in qualche modo.
Ma poi ho capito ch’era tutta colpa mia.
la guardavo fissamente con pensieri tristissimi e scomodi
e tutt’a un tratto – trac – si è rotta in cinque pezzi
quasi senza rumore.

Certo sono i miei pensieri che l’hanno urtata
in un momento in cui si sentiva particolarmente fragile.
Questi pensieri delle donne liberate sono una cosa complicata

e la luna ch’è tonda e semplice ci si trova male.
Preferiva le donne d’un tempo dalle pallide spalle
dai capelli lunghissimi
dedicate a tessere la tela dell’amore devotamente
e quando passeggiavano la notte coi loro amanti
lustrava loro gli occhi e i capelli
per farli sembrare più belli e aiutarle un poco.

Adesso ci sono le donne che camminano svelte e diritte
che prendono il tram e l’autobus per andare al lavoro.
Certo avrebbero bisogno della luna anche loro
di un riflesso più dolce nei capelli e negli occhi.
Ma la luna si è rotta
e nel cielo vagano i cocci.

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Joyce Salvadori Lussu nasce a Firenze l’8 maggio 1912.
Nel 1924, dodicenne, in seguito alle percosse subite dal padre ad opera degli squadristi fiorentini, lascia l’Italia insieme alla famiglia. Raggiungono la Svizzera, dove Joyce e Max frequentano una scuola gestita da intellettuali pacifisti. Studiando da privatista e lavorando Joyce si iscrive alla facoltà di Filosofia di Heidelberg, in Germania; ma nel 1933 l’avvento del nazismo le impedisce moralmente di proseguire gli studi. Ritorna in Svizzera dai suoi genitori ed entra in contatto con l’organizzazione antifascista Giustizia e Libertà. Partecipando all’attività clandestina incontra per la prima volta l’antifascista sardo Emilio Lussu, leggendario capitano della Prima guerra mondiale. Dopo quel primo incontro avvenuto a Ginevra, i due si ritroveranno solo nel 1939. Tra il 1934 e il 1939 Joyce vive in Africa. Di quegli anni racconterà solo con brevi accenni, evocando la natura africana nelle sue poesie – pubblicate nel volume Liriche, edito con il patrocinio e la recensione di Benedetto Croce – alcune oggi incluse nella raccolta Inventario delle cose certe. Solo recentemente, le ricerche della storica Elisa Signori hanno permesso di comprendere quel periodo così poco descritto dalla Lussu.
Al suo ritorno in Europa, con Emilio Lussu va a vivere a Parigi. A Marsiglia, Joyce ed Emilio organizzano partenze clandestine; Joyce impara a falsificare documenti d’identità per coloro che devono lasciare l’Europa. Questo impegno conduce la coppia in Portogallo per alcuni mesi. Joyce studia il portoghese, a Lisbona; successivamente, convocati dal War Office inglese, raggiungono insieme l’Inghilterra nel tentativo di avviare un piano insurrezionale per liberare l’Italia dal giogo della dittatura e dall’alleanza nazi-fascista. Vicino a Londra frequenta dei campi di addestramento.
Nell’estate del 1944 è madre. G. Negli anni del Fronte Popolare, nel 1951, è insieme a lavoratrici provenienti da ogni parte dell’isola a Cagliari, per il Primo Congresso delle associazioni differenziate. Invece, pur essendo stata partecipe della fondazione dell’Unione Donne Italiane, nel 1953 se ne distacca perché arriva a considerarla un serbatoio elettorale subalterno, voluto dai partiti di sinistra che, a suo avviso, avrebbero dovuto lavorare di più sull’integrazione e la partecipazione femminile nella politica.
Viaggia per l’Europa a seguito del Movimento mondiale per la Pace. A Stoccolma incontra il poeta turco Nazim Hikmet del quale diviene amica e traduttrice, rendendo le sue poesie note in Italia.
In Italia si immerge nel fermento studentesco del ’68 e nutre attraverso quei giovani speranze di cambiamento. Tra gli anni Settanta e Ottanta scrive i saggi Padre padrone padreterno (1976) e L’acqua del 2000 (1977). Si occupa di storia locale insieme ad un gruppo di studiosi del Piceno pubblicando due volumi per le scuole de La storia del Fermano. Studia e scrive della Sibilla, l’antica abitante dei Monti Sibillini e delle comunità pre-cristiane che li abitavano e le divinatrici della Barbagia. Nel 1982 scrive in merito Il libro Perogno.
Joyce muore a Roma il 4 novembre 1998, all’età di 86 anni, ribelle come aveva vissuto, con una sigaretta postale tra le mani al posto del rosario.
Di se’ ha detto:
“Qualcuno mi qualifica come scrittrice e poetessa: mi viene assolutamente da ridere. Mi capita, ogni tanto, di scrivere qualcosa, ma non mi considero una persona dedita a questo. Ero dedita ad altre cose, alla politica, all’etica. All’azione, se vuoi. E la scrittura è per me il semplice veicolo per raccontare cose a un pubblico più vasto. A me piace molto parlare, e credo di riuscirci abbastanza bene. Ecco, il mio scrivere è un parlare a un po’ più di gente.” Lussu

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Lucia Marilena Ingranata

febbraio 16, 2013 1 commento

Come spero di te

Ho avuto un dolore che mi teneva lontano dalla porta
le lettere ammucchiate hanno perso l’ordine di arrivo

– “io sto bene, come spero di te” –

io ho smesso l’amore, come un vestito stretto,
come un lutto dai termini scaduti, nel cuore
c’era un difetto di pronuncia e troppo blu di Prussia

ora vernicio tutto d’amaranto massaggiandomi
il costato e invidio i cani, il loro tempo
malcontato.

***

Figli persi

Ho avuto figli senza nome
piccoli destini dispersi, uova interrotte
senza alcun commiato

sono stanca di nidi all’aria aperta
della mancanza di imposte per frangere la luce
(hanno vita dura anche le mosche)

occorrono pareti, devo appoggiarmi
con la schiena, piantare chiodi.
Attaccare tutte quelle foto sparpagliate.

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Lucia Marilena Ingranata vive in un piccolo paesino del Canavese ma lavora a Torino ed è impiegata amministrativa.
E’ attualmente impegnata in un gruppo di teatro amatoriale legato all’associazione di volontariato Avulss del suo paese che ha lo scopo di preparare spettacoli da presentare nelle case di riposo per anziani. Ha partecipato ad alcuni concorsi di poesia con buoni risultati. Pur non avendo mai pubblicato, merita grande attenzione sia per lo stile maturo e originale, sia per la trasfigurazione del quotidiano, che intreccia mirabilmente le radici della tradizione con la modernità’ del linguaggio, l’etereo con il concreto, infine la vita con la poesia.Marilena

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La dimora del tempo sospeso

Imm. fot. di M. Damaggio

Massimiliano Damaggio

Testi tratti da:
Poesia Qualcuna
(Antologia 2013-1992)
Quaderni di RebStein“, XLII, Febbraio 2013

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Odisseas Elitis – Uomo, tuo malgrado

Uomo, tuo malgrado
Malvagio- per poco non è altra la tua sorte.
Se almeno davanti a un fiore sapessi
Comportarti
Giustamente, avresti tutto. Perchè dal poco,
Anche dall’uno talvolta – come nell’amore –
Conosciamo il resto. Ma la folla resta
Solo sulla superficie delle cose
Tutto vuole e prende e non le rimane nulla.

E’ già arrivato il pomeriggio
Sereno come a Mitilene o in un quadro
Di Theofilos, fin là a Eze,a Cap-Estel,
Insenature dove il vento assesta bracciate
Una tale trasparenza
Che tocchi le montagne e continui a vedere l’uomo
Che era passato ore prima
indifferente e che ormai dev’essere arrivato.
Dico: sì, devono essere arrivati
Al loro termine la guerra e il Tiranno nella sua caduta
E la paura dell’amore davanti alla donna nuda.
Sono arrivati, sono arrivati e solo noi non vediamo
A tentoni ci scontriamo di continuo con i nostri fantasmi.

Angelo tu che voli qui intorno
Sofferente e invisibile , prendimi per mano
Sono dorate le trappole degli uomini
Ed io non posso che restare con quelli di fuori.

Perchè anche l’Invisibile lo sento presente
L’unico che io chiami Principe, quando
La casa tranquillamente
Ancorata nel tramonto
Manda bagliori
E come in un assalto un pensiero
S’impone d’un tratto mentre altrove andavamo.

(da I FratellastriO_-ELYTIS 1974)

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Odisseas Elitis, , nacque a Iraklion (Creta), nel 1911, da famiglia originaria dell’isola di Lesbo. Soggiornò a lungo a Parigi , dove entrò in contatto con i maggiori animatori della vita culturale: Breton, Eluard, Tzara, Ungaretti, Matisse, Giacometti, Picasso. Ricoprì incarichi di prestigio, come quello di presidente dell’Ente radiofonico greco, di membro dell’Unione internazionale dei critici d’arte e di membro della Société Européenne de Culture, ottenne numerosi riconoscimenti in Europa e negli Stati Uniti, e molte lauree honoris causa dai piú prestigiosi atenei del mondo. Nel 1979 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura.
Le sue raccolte poetiche: Orientamenti (1940); Sole il Primo (1943); Canto eroico e funebre per il sottotenente caduto in Albania (1945); Dignum est (1959); Sei rimorsi piú uno per il cielo (1960); L’albero di luce e la quattordicesima bellezza (1971); Sole sovrano (1971); Morte e resurrezione di Costantino Paleòlogo (Parigi, 1971); Monogramma (Bruxelles, 1971); Gli R di amore (1972); I fratellastri (1974); Maria Nefeli (1978); Tre poesie sotto bandiera ombra (1982); Diario di un invisibile aprile (1984); Piccolo marinaio (1985); Elegie di Oxòpetra (1991); A occidente del dolore (1995); Da vicino (1998, postumo).
Scrisse anche importanti saggi autobiografici o letterari, raccolti nei volumi Carte scoperte (1975); Nel bianco (1992); Il giardino degli inganni (1995); 2 x 7 e (1996). Le sue traduzioni (dalle opere di Saffo, Ungaretti, Majakovskij, Eluard, Jouve, Lorca) sono raccolte nel volume Riscrittura.
È stato tradotto in tutte le lingue europee, oltre che negli Stati Uniti, in Giappone, in Israele. Del solo Axion estí (Dignum est) si contano decine di traduzioni nelle principali lingue del mondo. Oltre al presente volume (1997), Crocetti ha pubblicato anche Diario di un invisibile aprile (1990, in questa collana, Lèkythos 12).
È morto ad Atene, nel 1996.