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Joyce Lussu

INVENTARIO DELLE COSE CERTE.

La luna si è rotta.
si è rotta in cinque pezzi che galleggiano nel cielo
squallidamente
come cinque cocci di scodella.
Era una luna piena e luminosa
che aveva un’aria abbastanza felice.

Lì per lì ho creduto che i cosmonauti e i satelliti
artificiali l’avessero offesa in qualche modo.
Ma poi ho capito ch’era tutta colpa mia.
la guardavo fissamente con pensieri tristissimi e scomodi
e tutt’a un tratto – trac – si è rotta in cinque pezzi
quasi senza rumore.

Certo sono i miei pensieri che l’hanno urtata
in un momento in cui si sentiva particolarmente fragile.
Questi pensieri delle donne liberate sono una cosa complicata

e la luna ch’è tonda e semplice ci si trova male.
Preferiva le donne d’un tempo dalle pallide spalle
dai capelli lunghissimi
dedicate a tessere la tela dell’amore devotamente
e quando passeggiavano la notte coi loro amanti
lustrava loro gli occhi e i capelli
per farli sembrare più belli e aiutarle un poco.

Adesso ci sono le donne che camminano svelte e diritte
che prendono il tram e l’autobus per andare al lavoro.
Certo avrebbero bisogno della luna anche loro
di un riflesso più dolce nei capelli e negli occhi.
Ma la luna si è rotta
e nel cielo vagano i cocci.

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Joyce Salvadori Lussu nasce a Firenze l’8 maggio 1912.
Nel 1924, dodicenne, in seguito alle percosse subite dal padre ad opera degli squadristi fiorentini, lascia l’Italia insieme alla famiglia. Raggiungono la Svizzera, dove Joyce e Max frequentano una scuola gestita da intellettuali pacifisti. Studiando da privatista e lavorando Joyce si iscrive alla facoltà di Filosofia di Heidelberg, in Germania; ma nel 1933 l’avvento del nazismo le impedisce moralmente di proseguire gli studi. Ritorna in Svizzera dai suoi genitori ed entra in contatto con l’organizzazione antifascista Giustizia e Libertà. Partecipando all’attività clandestina incontra per la prima volta l’antifascista sardo Emilio Lussu, leggendario capitano della Prima guerra mondiale. Dopo quel primo incontro avvenuto a Ginevra, i due si ritroveranno solo nel 1939. Tra il 1934 e il 1939 Joyce vive in Africa. Di quegli anni racconterà solo con brevi accenni, evocando la natura africana nelle sue poesie – pubblicate nel volume Liriche, edito con il patrocinio e la recensione di Benedetto Croce – alcune oggi incluse nella raccolta Inventario delle cose certe. Solo recentemente, le ricerche della storica Elisa Signori hanno permesso di comprendere quel periodo così poco descritto dalla Lussu.
Al suo ritorno in Europa, con Emilio Lussu va a vivere a Parigi. A Marsiglia, Joyce ed Emilio organizzano partenze clandestine; Joyce impara a falsificare documenti d’identità per coloro che devono lasciare l’Europa. Questo impegno conduce la coppia in Portogallo per alcuni mesi. Joyce studia il portoghese, a Lisbona; successivamente, convocati dal War Office inglese, raggiungono insieme l’Inghilterra nel tentativo di avviare un piano insurrezionale per liberare l’Italia dal giogo della dittatura e dall’alleanza nazi-fascista. Vicino a Londra frequenta dei campi di addestramento.
Nell’estate del 1944 è madre. G. Negli anni del Fronte Popolare, nel 1951, è insieme a lavoratrici provenienti da ogni parte dell’isola a Cagliari, per il Primo Congresso delle associazioni differenziate. Invece, pur essendo stata partecipe della fondazione dell’Unione Donne Italiane, nel 1953 se ne distacca perché arriva a considerarla un serbatoio elettorale subalterno, voluto dai partiti di sinistra che, a suo avviso, avrebbero dovuto lavorare di più sull’integrazione e la partecipazione femminile nella politica.
Viaggia per l’Europa a seguito del Movimento mondiale per la Pace. A Stoccolma incontra il poeta turco Nazim Hikmet del quale diviene amica e traduttrice, rendendo le sue poesie note in Italia.
In Italia si immerge nel fermento studentesco del ’68 e nutre attraverso quei giovani speranze di cambiamento. Tra gli anni Settanta e Ottanta scrive i saggi Padre padrone padreterno (1976) e L’acqua del 2000 (1977). Si occupa di storia locale insieme ad un gruppo di studiosi del Piceno pubblicando due volumi per le scuole de La storia del Fermano. Studia e scrive della Sibilla, l’antica abitante dei Monti Sibillini e delle comunità pre-cristiane che li abitavano e le divinatrici della Barbagia. Nel 1982 scrive in merito Il libro Perogno.
Joyce muore a Roma il 4 novembre 1998, all’età di 86 anni, ribelle come aveva vissuto, con una sigaretta postale tra le mani al posto del rosario.
Di se’ ha detto:
“Qualcuno mi qualifica come scrittrice e poetessa: mi viene assolutamente da ridere. Mi capita, ogni tanto, di scrivere qualcosa, ma non mi considero una persona dedita a questo. Ero dedita ad altre cose, alla politica, all’etica. All’azione, se vuoi. E la scrittura è per me il semplice veicolo per raccontare cose a un pubblico più vasto. A me piace molto parlare, e credo di riuscirci abbastanza bene. Ecco, il mio scrivere è un parlare a un po’ più di gente.” Lussu

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  1. Marilena
    marzo 8, 2013 alle 7:23 am

    Una donna forte in un periodo in cui era ancora più difficile esserlo.
    Poesia che terrò tra le mie preferite:

    “Questi pensieri delle donne liberate sono una cosa complicata”

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