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Aharon Shabtai – Una poesia per Neta Golan

Nel 1938

dopo essere stato condotto

su una nave militare

e condannato a ventotto

anni di reclusione

con l’accusa di aver istigato

i marinai turchi alla rivolta,

il poeta Nazim Hikmet

fu gettato

nel fondo

della latrina della nave.

Davanti agli occhi dei suoi torturatori,

rimase in piedi

nella merda

fino alle ginocchia,

e quando fu sul punto di svenire

e cadere

per l’immenso fetore,

aprì la bocca

e iniziò a cantare

canzoni d’amore,

ballate di campagna,

e qualsiasi melodia gli venisse in mente.

E così, come racconta Neruda,

le sue forze tornarono

a lui con orgoglio.

Mio caro Nazim,

imparerò da te,

canterò oggi

di Neta Golan,

rinchiusa

nella prigione di Kishon

per essersi legata

a un albero di ulivo

davanti alle ruspe dell’esercito

nel villaggio di Dir Istiyya.

Grazie a Neta

oggi non crollerò

nella fogna di Sharon.

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Aharon Shabtai, nato nel 1939 è uno dei maggiori poeti israeliani contemporanei Ha studiato Greco e Filosofia alla Hebrew University, alla Sorbona e a Cambridge. Insegna letteratura ebraica all’Università di Tel Aviv. Shabtai è il più accreditato traduttore di drammi greci in ebraico e ha ricevuto nel 1993 il premio del Primo Ministro per la Traduzione. È autore di più di quindici libri di poesia e sue traduzioni sono apparse in numerose riviste, incluse la American Poetry Review, la London Review of Books, e Parnassus in Review. Un’ampia selezione delle sue poesie, “Love & Selected Poems”, è stata pubblicata nel 1997 da Sheep Meadow Press.
Molte sue poesie politiche sono state pubblicate nel supplemento letterario settimanale del quotidiano israeliano Ha’aretz e hanno provocato lettere di sdegno all’editore e minacce di cancellare abbonamenti.
Espressioni come: “Voi leggete l’Haggadah /come maiali/ (…) Uscite fuori a guardare:/gli schiavi si stanno sollevando”, hanno creato a Shabtai seri problemi in patria.
La responsabilità principale di un poeta, secondo Shabtai, è – almeno a livello letterario – freschezza, attenzione e sorpresa. E quando le cose precipitano, lo scrittore responsabile non può non applicare questi valori al meno piacevole e forse il più civoloso dei soggetti letterari – la politica e gli affari pubblici.
“Nei tempi oscuri è possibile ancora cantare?” si domandava Bertolt Brecht. “Sì,” si rispondeva “bisognerà cantare dei tempi oscuri”.
Il suo libro “J’Accuse”, ha vinto il premio del PEN American Center. Rifacendosi alla famosa lettera in cui Emile Zola denunciava l’antisemitismo del governo francese durante l’affare Dreyfus, Shabtai accusa il suo paese di crimini contro l’umanità rifiutando di abbandonare la sua fede nei valori morali della società israeliana e di tacere di fronte agli atti di barbarie e di brutalità.

Neta Golan e’ un’ attivista israeliana per i diritti umani, arrestata nel 2008 dal proprio esercito per essersi introdotta senza permesso nella Striscia di Gaza.

href=”https://lapoesiacheserve.files.wordpress.com/2013/03/shabtai-aharon-1881008537.png”>shabtai-aharon-1881008537
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