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Paolo Polvani – La via del pane

PolvaniLa murgia aspra
è amara mandorla
amara cicoria.
La murgia desolata e muta del falco
disperata nel mezzogiorno a picco.
Tetra, sinistra di scorzoni,
di masserie sospese ad un silenzio di colline,
di trulli solitari
acquattati e gonfi, rigogliosi di muschi
in un intrico di spighe e di fruscii
di serpi, di sterco improvviso
tra i cespugli e campanacci radi.
Disperati perazzi
confinati nei muti angoli e stazzi
di pietra forte, che la terra inesausta
partorisce.
Nell’incendio di giugno amarla
è respirare il cielo.
La masseria Madama è in fondo
a uno stradone bianco.

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Il rosa del mattino disegna la masseria Madama:
i forti stazzi quadrati, la casa
padronale, alta, munita di garitte.
Le colline sospendono il respiro.
Tacciono i galli, non guaito di cani.

Cento passi e poi il muretto a secco
che recinge i magazzini bassi le stalle
la chiesa la casa dei padroni.

Improvvise, tonanti, le canne dei fucili.
La murgia solitaria assorbe il fragore degli spari.
Dal muretto fuoco e fumo.

Cadono, cadono i braccianti
sparsi alla campagna passeri in fuga.
Cade Amaturo Antonio
e un rantolo di sangue ristagna
nell’agonia degli occhi:
pane, pane cercavo per i figli.

*****************************************************

S’annuncia un’estate bianca
di cicale e d’attesa.
Il muso del gatto chiede
il ronzio di un’ombra.
“Serrate le finestre,
e un ventaglio!”.

Il tonfo sordo nei pozzi
e un’eco fresca
e sotterranea di pace.
Molte braccia non sono tornate
dal fronte, dai nomi
masticati con l’amara imperizia
dei vecchi.
E’ la mietitura del ’20.
Si prevedono aumenti
sul pane,

E’ giorno di paga.
Qualcuno grida.
Come un vento atterrisce le spighe
e allestisce un’onda
luminosa di grano,
il grido prorompe,
ondeggia e si spande,
inonda le vie di bianche
camicie.

Nelle strade bianche
corrono le coppole
e le bianche camicie.
I ruvidi colori
dei fazzoletti
dei mietitori.
Il fruscio di un dolore
come una serpe nel grano
alza un vento che sa
di sudore.

Al portone padronale.
La folla aspra è un ariete.
Le finestre sbarrate.
All’interno cigolano
le spranghe
vibrano i cardini
e uno scricchiolio del legno.
Un esercito scalzo
assedia il silenzio.

Nel fresco dei cortili
corrono le giberne
alla durezza di una voce.
I chiodi sulle pietre
e un ritmo.

I braccianti all’assalto
degli scalini del cielo.
Il portone cede
al vento della rabbia.

Ecco la guardia nazionale
ai lati del cannone,
i fucili puntati.
Ecco le nere canne
che aprono un destino.
Ecco il silenzio dei cortili.

Nel bianco delle stanze
frusciano le vecchie serve
con un catino in mano,
un grido alla Madonna.
E’ giunto anche il dottore
scortato dai soldati.
Nelle penombre i rosari.

Sul cortile si apre una finestra.
E’ lì che donna Bianca
respirava un silenzio
allagato di luna.
Di lì il canto estivo di un grillo
e la rondine persa nei lunghi
corridoi, spaesata nei tendaggi.
Di lì sussurrati nel buio
con le cugine di pochi anni prima
scivolavano nomi maschili.
Qualcuno che parla a suo padre,
che la cerca per sposa.
Poi l’attesa di un figlio.

Da quella finestra,
è la fine di maggio,
il fattore che grida col padre,
c’è gente, si spranga
il portone.
Agitazione
in tutto il paese.
Gli uomini armati.
La Vergine in salotto
e in ginocchio le donne
stringono corone e singhiozzi.
Da quella finestra
vede il portone gonfiarsi
sotto l’assalto di un invisibile
vento.

Poi quel sangue improvviso.
E la vergogna e il dolore
e il dottore
e il soffitto che gira.

(da LA VIA DEL PANE – di Paolo Polvani)

Note dell’autore a LA VIA DEL PANE
Alcuni anni fa ebbi modo di ascoltare, direttamente dalla nobildonna Bianca de Martino Norante, il racconto di un episodio avvenuto a Barletta nell’estate del 1920. La signora era allora una giovane sposa, incinta del suo primo figlio. Nell’immediato dopoguerra l’Italia visse uno dei periodi più drammatici della sua storia. La Puglia fu squassata da lotte sociali terribili, legate alla questione della terra. Nell’estate del ’20 una violenta protesta bracciantile dilagò per le strade di Barletta. Il palazzo Marulli fu assediato dai dimostranti. Intervenne l’esercito. Si sfiorò la tragedia. Ma non fu possibile evitare una tragedia privata: a causa dello spavento la signora Bianca perse il suo primo figlio. Rimasi colpito da quello che accadeva a margine dell’avvenimento storico, di come la storia s’immetta di prepotenza nella vicenda esistenziale.

Paolo Polvani è nato nel 1951 a Barletta, dove vive. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Nuvole balene, ediz. Antico mercato saraceno, Treviso 1998; La via del pane, ediz.Oceano, Sanremo 1999; Alfabeto delle pietre, ediz. La fenice, Senigallia, 1999;Trasporti urbani, ediz. Altrimedia, Matera 2006; Compagni di viaggio, ediz. Fonema, Perugia 2009; Gli anni delle donne, e-book, edizioni del Calatino, 2012. Un inventario della luce, ediz. Helicon 2013.
Sue poesie sono state pubblicate da numerose riviste. E’ presente nell’antologia Dentro il mutamento, edito dalla casa editrice Fermenti [2011.]

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  1. marzo 19, 2013 alle 6:06 pm

    Bellissima la descrizione della Murgia desolata che fa da antefatto ad una drammatica vicenda storica , resa con rara immediatezza e ricchezza d’ immagini. Un’ avvincente intreccio di vicende sociali e personalissime di un realismo che nulla toglie all’ alto profili poetico di questi emozionanti versi. Complimenti sinceri

  2. marzo 20, 2013 alle 12:47 pm

    Un giovane Polvani cantastorie ne “La via del pane” che si rifa’ alla tradizione orale della scuola siciliana intercalando il verso alla prosa, qui purtroppo non riportata, percorre gia’ la via della poesia popolare. Non popolare certo in un senso di volgare divulgazione e facile metafora, bensi’ voce della storia fatta dagli umili e ad essi resa accessibile da una poetica forte di alti versi ma fluida e godibile da tutti. Mi complimento con Paola Musa per avere dato spazio a un grande autore e mi complimento con Polvani per questa prova giovanile gia’ cosi’ matura e coerente con la sua dichiarazione poetica. CZ

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