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LA Patria addormentata di Patrizia Cavalli

Capita a volte

che hai un mezzo pomeriggio in una delle tante

belle città italiane di provincia.

Vai dove devi andare, non hai voglia

di fare la turista, e anzi scegli

stradine laterali, senza gente;

camminando t’imbatti in uno slargo

con una chiesa, di quelle un po’ neglette,

spesso chiuse; sei già in ritardo, ma guardi

la facciata che sonnecchia, e subito

i tuoi passi si allentano, si disfano,

si fanno trasognati finché non resti

immobile a chiederti cos’è

quel denso concentrato di esistenza

sorpresa dentro un tempo che ti assorbe

in una proporzione originaria.

Più che bellezza: è un’appartenenza

Elementare, semplice già data.

Ah, non toccate niente, non sciupate!

C’è la mia patria in quelle pietre, addormentata.

[…]

CavalliOstile e spersa
stranita dalle offese dei cortili,
dalle risorse inesauste dei rumori
per varietà di timbri e gradazioni,
braccata dalle puzze che sinistre
si alzano sempre non si sa mai da dove;
tentata senza esito di uccidere
i gabbiani che hanno occupato l’aria
e le terrazza con urla litigiose
– aerei condomini davvero troppo umani;
sbattuta in poche ore da un normanno
novembre a un greco agosto, sempre più
dubitando, eccomi qui obbligata
a pensare alla patria. Che se io l’avessi
non dovrei più pensarci, sarei nell’agio pigro
e un po’ distratto di chi si muove
nella propria casa, sicuro anche al buio
di scansare, tanto gli è familiare
ogni più scabro spigolo di muro.

(Versi tratti da La patria)

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Patrizia Cavalli (Todi, 1947) ha pubblicato per Einaudi alcune raccolte di successo: Le mie poesie non cambieranno il mondo (1974), Il cielo (1981), Poesie 1974-1992 (1992), L’io singolare proprio mio(1992) e Sempre aperto teatro (1999). Con la raccolta Sempre aperto teatro, ha vinto il Premio Letterario Viareggio-Repaci. L’ultima raccolta è Pigre divinità e pigra sorte (2006). Sempre per l’editore Einaudi ha tradotto il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare; dello stesso autore ha tradotto inoltre Otello, messo in scena dal regista e attore Arturo Cirillo nel 2009. Vive a Roma.
La poesia della Cavalli è caratterizzata da una complessa tecnica poetica. Le misure metriche che utilizza sono classiche, ma il lessico e la sintassi sono quelle della lingua contemporanea; sono assenti poeticismi e manierismi, e il linguaggio è naturale e familiare.
nel poemetto La Patria, realizzato per il festival dei Due Mondi nel 2008 (e pubblicato nel 2011 per Nottetempo), Patrizia Cavalli denuncia le false e stereotipate rappresentazioni di patria a cui contrappone «quel denso concentrato di esistenza/ sorpresa dentro un tempo che ti assorbe/ in una proporzione originaria». La vera patria per lei è «un’appartenenza/ elementare, semplice, già data» che scopre incontrando persone “innocenti”, luoghi di antica memoria.

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