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Archive for maggio 2013

Peter Turrini –

Alla fine della tristezza e della rabbia
capisco mio padre.
Questo piccolo italiano
che trovò la neve troppo presto
e la lingua tedesca troppo tardi
aveva paura.

Intuiva
che per uno straniero
non c’era posto
al tavolo dell’osteria locale.

Per non dare nell’occhio
taceva e lavorava.
Imitò le virtù locali
Finché ne fu sotterrato.

Una volta
mi raccontò di un mio fratellastro, anni dopo
voleva dar fuoco alla bottega
lasciare la famiglia
e ritornare al suo paese.

Mi dispiace
di non potergli più dire
quanto sarei andato volentieri
con lui
verso sud.

(Trad. Mauro Ponzi)

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Peter Turrini (St. Margarethen in Lavanttal, 26 settembre 1944) è un poeta e drammaturgo austriaco, autore per il teatro e la televisione.

Vicino a Thomas Bernhard e al teatro sociale tedesco, nelle sue opere si rileva una profonda critica alla società austriaca, incapace di risolvere i forti contrasti e le ambiguità sollevati dalla caduta del muro di Berlino. Nelle sue opere descrive con tagliente ironia i diversi strati della società viennese, mettendo a nudo la sottile ipocrisia di un sistema degradato e degradante. Un teatro di denuncia che ha il suo apice in Caccia ai topi (1971) che Turrini ambienta in una discarica. La prima versione di Josef und Maria è del 1980 (Giuseppe e Maria, trad. it. di Michele Cometa, :duepunti edizioni, Palermo 2005): rivisitato più volte, il dramma ha ottenuto una grossa attenzione da parte del pubblico di lingua tedesca e numerose messe in scena.turrini_ring

Albeggi edizioni a 100 Thousands Poets for Change

Categorie:Poesia

Albeggi edizioni a 100 Thousands Poets for Change

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Albeggi Edizioni partecipa all’iniziativa mondiale 100 Thousands Poets for Change che quest’anno si terrà il 28 settembre in contemporanea in tutto il mondo. Albeggi Edizioni raccoglierà’ in una pubblicazione ad hoc, poesie inedite di autori diversi sui temi della pace, dei diritti umani, della sostenibilità ambientale, della democrazia, dell’etica. La raccolta verrà pubblicata da Albeggi Edizioni in un numero limitato di copie che verranno donate in omaggio a rappresentanti delle Istituzioni italiane, con l’obiettivo di ridare dignità e importanza alla poesia come mezzo di espressione della denuncia civile e come esortazione rivolta al mondo politico affinché si torni a mettere al centro del dibattito politico e dell’azione politica il bene comune e i bisogni dell’Uomo. La raccolta verrà poi resa disponibile gratuitamente sul web. Non verrà costituita una giuria; l’editore sceglierà liberamente le opere da accogliere nella raccolta. Non è prevista la corresponsione di diritti d’autore, in quanto la pubblicazione…

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Categorie:Poesia

Albeggi edizioni a 100 Thousands Poets for Change

Albeggi Edizioni partecipa all’iniziativa mondiale 100 Thousands Poets for Change che quest’anno si terrà il 28 settembre in contemporanea in tutto il mondo. Albeggi Edizioni raccoglierà’ in una pubblicazione ad hoc, poesie inedite di autori diversi sui temi della pace, dei diritti umani, della sostenibilità ambientale, della democrazia, dell’etica. La raccolta verrà pubblicata da Albeggi Edizioni in un numero limitato di copie che verranno donate in omaggio a rappresentanti delle Istituzioni italiane, con l’obiettivo di ridare dignità e importanza alla poesia come mezzo di espressione della denuncia civile e come esortazione rivolta al mondo politico affinché si torni a mettere al centro del dibattito politico e dell’azione politica il bene comune e i bisogni dell’Uomo. La raccolta verrà poi resa disponibile gratuitamente sul web. Non verrà costituita una giuria; l’editore sceglierà liberamente le opere da accogliere nella raccolta. Non è prevista la corresponsione di diritti d’autore, in quanto la pubblicazione non verrà venduta, ma resa disponibile gratuitamente, con lo spirito di ampliarne al massimo la diffusione. L’obiettivo sarà di consegnare fisicamente le copie alle autorità che si dichiareranno disponibili nella data del 28 settembre a Roma, possibilmente presso le rispettive sedi istituzionali. La pubblicazione verrà resa disponibile anche per i giornalisti. Chi è interessato alla partecipazione può scrivere a albeggi@libero.it. La scadenza per l’invio delle poesie è fine giugno 2013.

http://www.albeggiedizioni.com/100thousand
http://www.100thousandpoetsforchange.com/

Hans Magnus Enzensberger

Rubate ciò che vi è stato rubato,
prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,
intirizzito, la giacca gli andava stretta,
i suoi capelli guizzavano sotto le gru
e lui gridava: io sono uno di voi,
cosa state ancora ad aspettare? Adesso
è ora, sfondate le barriere,
gettate la gentaglia a mare,
comprese le valigie, i cani, i lacché,
le donne anch’esse e persino i bambini,
con violenza, coi coltelli, con le nude mani!
E mostrava loro il coltello,
mostrava loro la nuda mano.

Ma quelli della terza classe,
emigranti tutti, stavano lì fermi
nell’oscurità, si toglievano tranquillamente
il berretto e restavano ad ascoltarlo.

Ma quando vi deciderete a prendere vendetta,
se non vi muovete subito?
O forse non siete capaci di vedere del sangue
che non sia quello dei vostri figli e il vostro?
E si graffiava il viso
e si feriva le mani
e mostrava loro il suo sangue.

Ma quelli della terza classe
lo ascoltavano e tacevano.
Non perché non parlasse lituano
(non parlava lituano);
non perché fossero ubriachi
(le loro antiquate bottiglie,
avvolte in panni grossolani,
erano state da tempo scolate);
non perché avessero fame
(avevano anche fame):

non era per via di tutto ciò. Non era
così facile da spiegare.
Capivano, certo, quel che diceva,
ma non capivano lui.
Le sue parole non erano le loro.
Erano rosi da paure diverse
dalle sue, e da altre speranze.
Rimasero lì in piedi, pazienti,
con i loro zaini, i loro rosari,
i loro bambini rachitici,
dietro alle barriere, gli fecero largo,
lo ascoltavano, rispettosamente,
e attesero, finché non affondarono.

(Da: La fine del Titanic)220px-Hans_Magnus_Enzensberger

Categorie:Poesia

Daniel Falb – Bancor

Questo sarebbe il punto in cui il paesaggio si mostra come genere.
Notavamo inesattezze minime nella sequenza dei nostri passi.

Anche l’espressione delle mani non tornava più.
Questo fatto complicava e nel contempo intensificava
la linea lungo la quale ancora si muove chiunque lavori al balletto di stato.

In secondo luogo, seguendo abbastanza a lungo i tragitti compiuti ogni giorno facendo
shopping, essi diventavano ciclici in una coreografia che amavamo.
Ora i bancomat implicati offrivano elementi di una danza popolare.

Il medium dentro al quale anche con piedini deformi si riusciva a compiere grandi passi
non era però la forza di gravità, bensì il diritto dei trattati.

Avvertivamo valori in qualche punto della superficie corporea. La firma era allora quel che
l’accompagna, un ghigno. così si andava avanti.

Sulla carta articoli di maglieria elegantemente scuciti, ancora e ancora giocabili, come quel
piano di evacuazione della grande casa che l’anno prima era stata demolita.

Percepivamo intanto la nostra situazione bancaria come la resistenza corporea,
la valuta dell’iride.

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Daniel Falb (1977), uno tra i più interessanti ‘poeti berlinesi’contemporanei − sebbene originario di Kassel − e autore di due raccolte: die räumung dieser parks (lo sgombero di questi parchi, 2003) e BANCOR (2009), da cui e’ tratta questa poesia.
Bancor era il nome di una valuta mondiale proposta nel 1944 da John Maynard Keynes, un’unità di calcolo per le transazioni bancarie internazionali,falbBancor che non fu mai realizzata. A Falb ne è piaciuto, come egli stesso afferma, il particolare suono e per questo l’ha scelta come parola chiave della sua raccolta. Bancor e’ anche il paesaggio, fatto di caseggiati popolari, lobby, sale d’attesa e aerei, da cui muove la voce del poeta.
Falb indica con questa seconda raccolta i nodi principali della sua scrittura: i punti di intersezione tra le economie e le esistenze. I trattati tra gli stati, gli accordi finanziari mondiali e la carta dei diritti umani sono il sottotesto dei ‘corpi poetici’ di questa raccolta, ma soprattutto − ed è di questo che Falb vuole parlare − sono sottotesto a noi stessi.

Categorie:Poesia

I baracconi – Roberto Roversi

Sui volti oscillano le lampade,
le ragazze appoggiate ai baracconi
guardano oltre i vetri,
gonfie le labbra, i grandi occhi incerti.
Gli uomini sparano spavaldi;
fingono esse un entusiasmo
vecchio come il mondo,
applaudono con le mani
morsicate dal gelo.
Sulla giostra i bambini
girano con spavento,
non possono afferrare
la felicità che fugge.
Entro umide gabbie gli orsi, simili
a misteriosi uomini impazienti,
pregano nella notte
fiutando oscuri venti.
Una donna siede a un tavolino
con la pistola; il bersaglio
gira in eterno, pallido, graffiando:
scuote le chiome agli alberi.

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Roberto Roversi Roberto_Roversi-586x408
Bologna, 1923 – Bologna, 2012

Fondatore con Leonetti e Pasolini della rivista «Officina» (1955), ha dato vita nel 1961 alla rivista «Rendiconti».
Delle numerose opere poetiche, si ricordano: Dopo Campoformio, Feltrinelli, 1962 (poi Einaudi, 1965); Le descrizioni in atto, ciclostilato in proprio, Bologna 1969-1974 e L’Italia sepolta sotto la neve (2010), che raccoglie il suo lavoro poetico degli ultimi trent’anni.
Le principali opere di narrativa sono: Ai tempi di re Gioacchino, Palmaverde, 1952; Caccia all’uomo, Mondadori, 1959 (poi Pendragon 2011); Registrazione di eventi, Rizzoli, 1964; I diecimila cavalli, Editori Riuniti, 1976.
Per il teatro ha scritto: Unterdenlinden, 1965 (poi Pendragon, 2002); Il crack, 1969 (poi Pendragon, 2004); La macchina da guerra più formidabile, 1971 (poi Pendragon, 2002); Enzo re Tempo viene chi sale e chi discende, 1977 (poi Pendragon, 1999); La macchia d’inchiostro, Pendragon 2006.
Ha scritto i testi per tre dischi di Lucio Dalla (Il giorno aveva cinque teste, Anidride solforosa e Automobili), e altri testi per il gruppo degli Stadio, tra cui Ma se guido una Ferrari, Maledettamericatiamo, Bianco di gesso e nero di cuore, La ragazza col telefonino, e la celebre Chiedi chi erano i Beatles.
Roberto Roversi aveva un legame intimo con i libri, anche grazie alla libreria Palmaverde che, con sua moglie, aveva aperto a Bologna nel 1948 e chiuso nel 2006. Tra le sue attività anche la scoperta di talenti. Ricordiamo ad esempio Grazia Verasani, che ha pubblicato nell’87 i suoi primi racconti grazie a lui.