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Archive for settembre 2013

100 Thousand Poets for Change e i suoi fondatori: Michael Rothenberg e Terri Carrion

100 Thousand Poets for Change ebbe inizio nel marzo 2011 con una call to action su facebook. Terri ed io vivevamo isolati, raramente connessi con il mondo esterno e solo attraverso internet. Parlavo con una amica su facebook del mio stato dʼanimo, gonfio di tristezza e di disperazione per la situazione nel mondo, della mia disapprovazione verso la comunità di artisti, poeti, musicisti, per lʼinerzia e la mancanza di coinvolgimento in relazione ai tanti orrori di cui ogni giorno erano piene le notizie da ogni parte del mondo. Fu così che dissi alla mia amica: “… Dovrebbero esserci centomila poeti per il cambiamento…” E lei rispose: “Eʼ una buona idea!” Ci pensai su e decisi di lanciare una call to action creando una pagina evento su facebook ed invitando i miei amici di facebook a partecipare. “Vuoi unirti ad altri poeti negli USA e in giro per il pianeta in una dimostrazione/celebrazione della poesia per promuovere un serio cambiamento sociale, ambientale e politico? Se lo vuoi, firma qui e vediamo se riusciremo a raccogliere abbastanza persone che prendano sul serio un evento del genere”. Fissammo la data per lʼazione globaleil 24 settembre. La mission era poesia, pace,sostenibilità, consapevolezza e sensibilizzazione,lʼunione di comunità isolate di artisti di tutto il mondo. I nostri amici ci avrebbero seguito? Ero pieno di dubbi. Fukushima, il disastro petrolifero del Golfo del Messico, guerre ovunque, genocidi, razzismo, il riscaldamento globale, la crescente ondata di violenza contro le donne, e la lista poteva andare avanti allʼinfinito. Mi sembrava improbabile pensare che gli artisti si sarebbero improvvisamente fermati a riflettere nel bel mezzo del caos e della disperazione che stava
inghiottendo il mondo. Gli artisti sembravano davvero più impegnati nel business dellʼarte che non nellʼarte come veicolo di cambiamento. Restammo davvero sorpresi dalla risposta. La call to action esplose come un incendio. Per il 24 settembre 2011 erano pianificati 700 eventi in 95 Paesi. Terri creò un sito e ad ogni aderente fu data la possibilità di aprire una propria pagina nel blog dellʼiniziativa per promuovere il proprio evento. Fu a quel punto che la Stanford University ci contattò. Avevano sentito parlare di noi e si dichiaravano disponibili a realizzare un archivio di tutta la documentazione che gli organizzatori avrebbero postato sulle proprie pagine. La Stanford realizzò la portata di questo evento. Le voci lo davano come il più grande reading mondiale della storia! Era incredibile vedere come i programmi si moltiplicavano in giro per il mondo. Lʼevento del 2011 fu sbalorditivo e fu solo lʼinizio. Lʼanno dopo, il 29 settembre 2012, si aggiunsero musicisti, mimi, fotografi, performer. E questʼanno 2013, per il 28 settembre, in luglio erano già 500 gli eventi in calendario in 100 Paesi, con iniziative cresciute in grandezza ed importanza rispetto a quelle del 2011. Abbiamo la sensazione di stare sperimentando un cambio di paradigma globale e i poeti e gli artisti vogliono esserne parte attiva. Ovunque la gente è alla ricerca di
un cambiamento positivo. Non credo che ci siano molte persone contente di come governi e corporation stanno gestendo il pianeta. Lʼassurda proliferazione di guerre e violazioni dei diritti umani, diseguaglianze economiche, prevaricazione del potere finanziario e lʼevidenza dei cambiamenti climatici causati dallʼuomo sono tutti elementi che non possono più essere ignorati. Con 100 Thousand Poets for Change abbiamo creato un forum, un evento, una piattaforma, una comunità, consentendo
a denunce locali e globali di incanalarsi in azione e coinvolgimento, educazione e presa di coscienza. Non solo le tematiche affrontate sono state di rilevanza sociale, politica, ambientale ed economica, ma le stesse arti sono state sospinte
verso lʼabbattimento delle barriere locali e globali. Arti sviluppate in un contesto che va ben oltre quello, sterile, dei generi, degli stili e dei gradi di successo. Le arti devono influenzarsi tra di loro, ciascuna disciplina deve essere
incubatore per lʼaltra, le diverse espressioni artistiche miscelandosi e arricchendosi delle diversità, delle distanze, delle contaminazioni, in unʼimmensa fioritura planetaria, in un “rinascimento” che rappresenti davvero qualcosa di nuovo. La storia della civiltà è prossima ad un grande cambiamento e tutti gli artisti del mondo sono chiamati a fare la propria parte affinché
questo cambiamento avvenga davvero.
100 Thousand Poets for Change sta costruendo la sua identità, mentre osserviamo molti organizzatori espandere la propria comunità ognuno nel modo più consono alla sua realtà. Terri ed io siamo stati recentemente ad un evento a Hollywood, in Florida, nel quale erano coinvolti non soltanto artisti di Hollywood: alcuni erano venuti anche dalla Jamaica. Siamo stati ad un altro evento a San Antonio, in Texas, che ha coinvolto poeti da Austin e Houston. Recentemente cʼè stato un incontro molto significativo in Marocco tra il poeta marocchino El Habib Louai ed il poeta irlandese Tomas Carty, entrambi organizzatori
di 100TPC, che hanno condiviso il progetto e lʼamore per la poesia. I poeti di 100TPC del North Carolina si sono uniti a quelli di Baltimore per scambiarsi esperienze di lavoro e idee. Ad Abuja, in Nigeria, ci sono 5 referenti di 100 Thousand Poets for Change che offrono iniziative durante tutto lʼanno. Antologie dei poeti coinvolti sono in fase di realizzazione in Italia, Stati Uniti, Albania, Messico. Ma questo è solo lʼinizio. Le comunità di 100TPC hanno cominciato a contaminarsi, mischiarsi, e gli eventi si susseguono ormai ovunque e continuamente. Poeti ed artisti non si sentono più soli nella loro battaglia per il cambiamento e possono allargare le proprie comunità di riferimento ampliando il loro raggio di azione. A Santa Rosa, vicino a dove vivo, abbiamo avuto un evento primaverile nei giorni 5, 6 e 7 aprile, con dozzine di band (folk, heavy metal, hip hop African), compagnie di danza di hip hop e modern jazz, tre reading poetici (di cui uno bilingue per solidarietà con Grito Mujer e con la partecipazione dei musicisti messicani Des Colores) e una dozzina di poeti da Los Angeles, Palm Springs, San Luis Obispo e San Francisco venuti a dare il loro sostegno. Cʼerano danzatrici del ventre, danzatori col fuoco, unʼiniziativa
della Windsor High School “microfoni aperti”, seminari su pace e sostenibilità, Chicana Art, corsi di danza hip hop. Tutto ad ingresso libero.
Una grande celebrazione dellʼarte per la pace e la sostenibilità, dellʼarte che ha scopo e senso di comunità. Un grande miscuglio di artisti di tutti i generi. 100TPC come forte catalizzatore di creatività e cambiamento: questo è ciò che è accaduto sinora e ciò che spero di veder accadere sempre di più nel mondo. Lʼobiettivo degli artisti coinvolti in 100 Thousand Poets for Change è quello di cogliere e reindirizzare il dialogo politico e sociale e sospingere la stori della nostra civiltà verso pace e sostenibilità.
Grazie a tutti voi per il vostro sostegno.
http://www.100tpcmedia.org

100 Thousand

Antologia per il cambiamento: Jamshid Shahpouri, Christian Sinicco, Angelo Tonelli, Caterina Trombetti e Claudia Zironi

settembre 27, 2013 2 commenti

IL FUTURO ERA OGGI
(Jamshid Shahpouri)

Mia madre accanto a mio padre,
retto e spavaldo lui,
giovane e bella lei
dagli occhi grandi e speranzosi
seduta sulla sedia sotto il braccio del suo uomo
per i tempi che verranno:
il futuro.
Un lembo di mano che sfiora
la guancia della ragazza che amerà
e che sposerà.
Una foto a solo busto in bianco e nero.
La tua mano, babbo!
Le tue mani,
le vostre mani
che lavoreranno
e ci insegneranno a nascere e crescere,
a crescere e capire
a capire e amare.
Ci insegneranno il bene
per scinderlo dal male
per scindere e scegliere
lʼagognata dignità la cui linfa
sarebbe poi stato il sudore
del nostro lavoro,
quello delle mie mani,
delle nostre mani.
Ci insegneranno i versi dei vostri poeti:
“ Datti al lavoro,
non ti demandar di che,
chʼeterno capitale è! ”
Ahimè! Ahimè!
Amori miei!
Perdonatemi!
Ché le mie mani non avrebbero
nel futuro,
il futuro era oggi,
lavorato!

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Jamshid Shahpouri, poeta iraniano, vive in Italia da diversi anni; ha tradotto (inediti) dallʼitaliano al persiano poesie di Alda Merini, Dino Campana e Domenico Ingenito e dal persiano allʼitaliano opere di narrativa di Mostafa Mastur, Mahshid Amirshahi, Samad Behrangi e poesie di Ahmad Shamloo, Forough Farrokhzad, Sohrab Sepehri,Abolghasem Irani.

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14 FEBBRAIO 2005
(Christian Sinicco)

Il passato trasformato in bianco, e poco più in là
lʼamore, le ultime sbiadite parole e la repubblica
dei bambini di Beirut, i disegni nella disperazione
di quale guerra? Sul divano, dimenticata lʼidentità,
ritrovarsi e con i guanti ancora trascinare brandelli
nella notte; dopo, qualcuno parlerà… Ma la madre grida e,
poi, dice che sono lettere i fiori e in fotografia i paesaggi:
lì vedi un Golan e le mani di sposa che lo impugnano,
ma guarda le sue mani, sono cerchi che impugnano
altre mani – gli occhi a questa collina non li vedi
lavorare la pelle olivastra, ancora a quelle linee
ondulate del viso, poiché già si incontrano come gli anni
portati via, come se gli anni portassero via, ma non più lì,
più vicini, tornando a casa, distanti quanto grandi lampioni,
numeri muti tanto lontani quanto calcolati… Solo
potendo illuminare i crocevia vuoti, ridare vita da Ber Sheva
al deserto e sui camion scavare gialli ritorni
nei tragitti, i silenzi, le bandiere, la felicità
e i traccianti nellʼaria sarebbero questa scintilla ingenua.

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Christian Sinicco (1975) si occupa di poesia su Metabolgia (http://metabolgia.wordpress.com/) e Mare del Poema (http://christiansinicco.wordpress. com/), dove ospita testi, saggi, interviste e riflessioni. Eʼ stato caporedattore di Fucine Mute Webmagazine e ha collaborato ad Absolute Poetry, Land e Village, il blog di Libri Scheiwiller. Collabora con la rivista
di esplorazione, Argo. Nel 1999 fonda, insieme ad altri poeti, lʼAssociazione Gli Ammutinati (http:// ammutinati.wordpress.com/). Attualmente si occupa della segreteria artistica di Trieste Poesia. Ha vinto il “Trieste International Poetry Slam” e con altri coraggiosi ha traghettato in Italia il Drama Slam (http://www.dramaslam.eu/). Nel 2005
pubblica passando per New York (LietoColle). Eʼ stato tradotto in 8 lingue.

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UNA MATTINA MI SON SVEGLIATO
(Angelo Tonelli)

Mi sono svegliato partigiano della pólis e della luce
ma luce è morta negli occhi del popolo
non più popolo ma óchlos inebetito a suon di spot
dai nuovi sofisti doppiopetto e doppioportafogli
e doppialingua, macellatori
di resistenze e costituzioni spirituali e civiche
sane e robuste della bella Italia
fondata su lavoro e uguaglianza
di fronte alla legge umana e transumana,
della bella Italia profanata
al cuore dalla disonestà fatta sistema
di comando, da invasori del Parlamento degradato
a scranno di mercato e collusione
tra plutocrati in fuga dalla Moira
e vacche votate a pascolare
in greggi mercenari, mercatura
di anime e suffragi. Ho trovato
partigiano della luce e di sophía
lʼinvasore insediato negli altari sconsacrati
di una democrazia svuotata
di démos e di krátos, solo nome
privo di consistenza. Proclamo
la nuova resistenza allʼarroganza
costitutiva e anticostituzionale
dei politici ammorbati dalla peste
dei tre veleni: ignoranza avidità violenza
nuovi unni visigoti ostrogoti
ubriachi di hýbris, banchettanti
la dignità di un popolo ridotto
a fiumana di zombies dello spirito
O partigiano portami via
portami via, porta via la mia anima dal fango
dellʼignoranza che uccide, portami nella luce
partigiano della luce e di sophía
nella pólis rigenerata da sapienza
generosità compassione non violenza
E se io muoio da partigiano…
non cʼè morte per i partigiani della luce
che si fa costituzione civile di giustizia
e slancio di utopia generatrice
di rinascita e rivolta senza guerra
alla violenza contro la costituzione
di base della natura illuminata
degli umani, fondamento
di una civiltà rigenerata
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir
e seppellire lassù in montagna
sotto lʼombra di un bel fior
e tutte le genti che passeranno allʼombra
del bel fiore-illuminazione degli spiriti
ricorderanno la guerra combattuta
nelle montagne del pensiero e degli stati
di coscienza dal partigiano della luce
che sola può sconfiggere le tenebre
delle menti e delle azioni ottenebrate
dei politici attossicati
da storia e da potere, da troppo umani
sordidi psichismi machiavellici
che trascinano alla morte della civitas
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà
mai morto, il partigiano della luce-libertà
che si traduce in azioni risplendenti
che seppelliscono i veleni della mente
in luce che si irradia sui viventi:
a esso si accostino le genti
dellʼItalia bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
mai morto il fiore dellʼintuire, noûs civile
di chi spera lʼinsperabile, e risveglia
il partigiano della luce che ora dorme
dentro tutti, popoli e potenti
impotenti. Mi son svegliato
nellʼaurora dello spirito, era sparito
lʼinvasor.

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Angelo Tonelli, poeta, regista teatrale, è tra i massimi grecisti viventi. Ha pubblicato Sulle tracce della Sapienza (Moretti e Vitali editore, 2009); il primo di sette volumi Senofane, Parmenide Zenone, Melisso di Le parole dei Sapienti (Feltrinelli); Sperare lʼinsperabile. Per una democrazia sapienziale (Armando, 2010); lʼedizione Bompiani con testo greco a fronte di Tutta la tragedia greca (già pubblicato con Marsilio, 2011); Le lamine dʼoro orfiche (Tallone editore, 2012).

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CORALE
(Caterina Trombetti)

Con ali nere sorvoli la terra,
mentre piangiamo i morti che verranno.
Ancora bambini dagli occhi grandi
non vedranno terre di pace,
non sapranno come sfiocca lento
lo sbocciare di un fiore.
Solo il rumore cupo
di unʼarma che deflagra,
solo il rumore cupo
che accompagna il gioco,
il sonno,
il giorno.
Non sappiamo più gridare lʼorrore,
noi madri dagli occhi impietriti
negli occhi di un figlio morente.
Ed è unico il grido,
il dolore infinito di Eva
che stringe a sé il freddo Abele,
lo schianto del cuore di Niobe
e Medea,
e tutte le madri senza più nome.

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Caterina Trombetti è nata a Firenze, dove vive. Insegnante pedagogista. Ha pubblicato Il pescenero (Lalli, 1990). Con prefazione di Mario Luzi Lʼobliqua magia del tempo (Polistampa, 1996); Fiori sulla muraglia (Passigli, 2000) ristampa in
spagnolo (Florence Art, 2012); Dentro al fuoco (Passigli, 2004); Poesie per Algeri (Florence Art,2013) con testi in arabo e francese. Invitata nel 2005 alla Biennale di Venezia La notte dei poeti. Invitata dallʼIstituto di Lingua e Cultura Italiana
di Mosca nel 2005 e nel 2006 dallʼIstituto di Algeri.

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AI RAPPRESENTANTI DEL POPOLO
(Claudia Zironi)

Avete sparso i petali,
arso i gambi, poi le spine.
Anche il profumo. E guardiamo ora
levarsi dal braciere le volute di fumo.
Il calore: grumo di sole, corrente dispersa
sotto lʼala del gabbiano, tizzone
gelido del nord, lastra aggrappata
lucida, alle pendici del vulcano. Guardiamo!
le statue di sale che avete lasciato.
Erinni tra rovi anneriti.

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Claudia Zironi è nata a Bologna, dove vive, il 26 marzo 1964. Ha pubblicato un libro di poesie, Il tempo dellʼesistenza, con Marco Saya Edizioni nel 2012, ed è presente su alcuni siti Internet e antologie, fra cui Il ricatto del pane ed. CFR 2012. Eʼ fondatrice, attiva nella direzione e nella redazione, della fanzine on line rivolta ai lettoriVersante Ripido, per la diffusione della buona poesia. Fa parte del Gruppo poetico 77 condotto da Alessandro DallʼOlio.100 Thousand

Antologia per il cambiamento: Valeria Raimondi, Riccardo Raimondo, Ottavio Rossani, Francesco Sassetto, Adriana Scanferla

REPRIMERE, CARICARE, CONFONDERE!
ORDINE, POLIZIA, SICUREZZA!

(Valeria Raimondi)

Perché ai suoi funerali la democrazia non viene invitata!
Perché i buoni e i cattivi furono divisi, schedati,
se non che i cattivi erano i buoni di prima
se non che qualcuno masticava preghiere,
qualcuno fuggiva laggiù verso il mare.
Qualche altro pisciava su quei marciapiedi,
non credeva ai suoi occhi, a quel fumo
ai calzoni e magliette bruciate, ai bastoni,
non credeva al sangue di lì a poco versato.
Scendevano lacrime inaspettate dagli occhi
quando si vide rinascer la Bestia
con il nome di sempre: POTERE.
Il potere che mangia la vita,
fioritura di sangue, carnivora bestia.
Così anche un ragazzo sbocciò
come un fiore, un acerbo diamante,
sbocciò come fosse stagione.
Il telegiornale alle 3 registrava ora solo
unʼimpronta, lʼombra scura del sole.
Della folla il riso si spense in moviola
e scesero oscure sporche parole.
Una madre distraeva il bambino eccitato
che osservava quella festa un poʼ strana:
– Cosʼè tutto quel fumo e perché quelle urla
non mi sembrano, mamma, canzoni…
Ci si prese tra le mani la testa.
– Non è vero, non può essere vero!
Fu spezzato un bel sogno
e sprecata una grande occasione.
Il silenzio di colpo calò,
come sempre restarono colpe
e nessuno che avrebbe pagato.
Si passò nuovamente dalla parte del torto,
si tornò a coltivare il proprio giardino
seppellendoci dentro sogni, ossa e badili.
E davvero quella volta fu chiaro
che niente, più niente
sarebbe stato mai più come prima.

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Valeria Raimondi (Brescia) contribuisce alla costituzione nel 2010 del Movimento Dal Sottosuolo di Montichiari. Promuove letture poetiche, microfoni aperti, poesia a strappo. Collabora con blog e siti letterari, realizza progetti artistici che hanno come soggetto lʼassociazionismo femminile, lʼintercultura, i diritti e lʼambiente. Nel 2011 la prima silloge poetica IO NO (ex-io) (Thauma Edizioni). Nel maggio 2013 presenta SCONFINA(te)MENTI FESTIVAL ARTISTICO INTERNAZIONALISTA (iniziativa 100 thousand poets for change).

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GEO-TELE-VISIONI
(Riccardo Raimondo)

Verità di verità, tutto è verità
in mondovisione in democratico spi
rito di discussione, dʼAnnunciazione, di
reputazione, di rappresentazione,
di sottomissione
– scorgo grammatiche anche nel caos
E cosʼè il tempo, cosʼè lo spazio?
Geografie del potere pazzo,
giochi di plastilina, teoremi ad hoc,
esercizi di stile, jet set
per i demòni dellʼaria:
New York è sempre boom!,
Israele poverinigliebreipoverini!
Milano sempre dabere, lʼexpo si sorseggia
già fra i bicchieri dellʼhappy hour.
E i cavalieri delle nuove logge
importano le nuovissime armi ideologiche,
ateismi, taoismi, cineserie selvagge,
e a ben vedere… oltre Damasco che cʼè?
O meglio: cosʼè rimasto del Sole?
Mi dicono draghi, filosofi cannibali,
che speculano il vuoto e le sue vertigini.
E il senso cosʼè allora? Cosʼè la forma?
…oggi che la vita ha sostanza astratta, codicale,
s-ostentamento equazionale
– bot, bond, spread, plus!
Oggi che la Parola è stilistica, invenzione pubblicitaria
– special offer, gratis, packet,
business, smart, mission, target!
E la Storia è sempre più libera, liberale, libertaria,
(solo) apparentemente controcorrente…
mentre i novissimi giornalistici talenti
confondono le acque, le vite,
e le modernissime nervose scritture
– iper-moderne, a-narrative,
generazionali, emozionali!
impastano le menti, i sentimenti… oggi,
oggi che la tecnica è trappola per gli angeli,
il demonio ha natura numerica,
sulle macerie delle postmetropoli
– ciò che resta dellʼuomomangiauomo:
la nuova giungla real-cibernetica.
Io, dal mio canto, resto sempre appollaiato
come un falco stanco a sgranchire il becco
su questo scoglio universale
sullʼisola di sempre, sostanzialmente
isola continentale.
E mentre Catania è uno smeraldo di fuoco
sotto la cenere che lo ricopre,
aggiungo solco al solco,
attizzo la fiamma, affilo la voce,
curo il mio campo
– temo la notte che si propaga
laggiù dovʼè più densa la falcidia
e resta solo la conoscenza
per ardore o il buio

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Riccardo Raimondo, classe ʻ87. Poeta, narratore e critico, vive, studia e lavora a Parigi. Si occupa di Letterature Comparate, Teoria della letteratura e Francesistica. Dal 2011 è accademico corrispondente presso lʼAccademia degli Incolti di Roma. Collabora con riviste, web-magazine e blog per critica dʼarte, letteraria e di costume. In poesia ha pubblicato: Lo Sfasciacarrozze (A&B, 2009), Il potere dei giocattoli (Sentieri Meridiani, 2012), Teoria del pirata (Samuele Editore, 2013, prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti).

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LETTERA D’AMORE ALL’ITALIA
(Ottavio Rossani)

Quanto sei ancora giovane e bella,
mia Italia, donna turrita e imbronciata,
occhi glauchi e capelli corvini,
mio spasimo e mia gioia.
Se ti penso da Bruttezza violata,
ardisco dʼamore e ardo dʼira,
passerei di spada lo Stupratore,
e resto qui a lenire le tue ferite
con le mie parole di mirra.
Un giorno lontano avesti
altri innamorati folli di passione,
Tommaseo, Foscolo, Leopardi, Manzoni,
miei grandi maestri e amici,
che ancora mi danno forza e coraggio.
Io ti amo, donna, madre e amante,
e tu vivi in me elegante e dolce.
Vorrei proteggerti dagli avventurieri
che fanno scempio delle tue grazie.
Venite, amici, venite a raccolta,
fratelli dai quattro punti cardinali,
venite, facciamo scudo con la ragione,
rivestiamola con il mantello tricolore,
smascheriamo tutti i denigratori,
i traditori e i disgregatori.
Tornerai un dì forte e sana, mia Italia,
ai tuoi diletti dispenserai Bellezza,
e di fierezza ammanterai i tuoi figli,
tu, irrinunciabile mia Italia,
una, unica, bella e inimitabile.

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(Poesia Letta a Recanati il 17 marzo 2011 per il 150° anniversario dellʼUnità dʼItalia).
Ottavio Rossani (1944), vive a Milano. Poeta, scrittore, pittore e ogni tanto regista teatrale. Come giornalista – 40 anni al Corriere della Sera – ha viaggiato in diversi continenti; ha incontrato potenti e umili negli ambiti della cultura, della
politica, della cronaca. Ha scritto saggi storico/ letterari e racconti. Cinque i libri di poesia: Le deformazioni (1976), Falsi confini (1989), Teatrino delle scomparse (1992), Il fulmine nel tuo giardino (1994), Lʼignota battaglia (2005)
e Riti di seduzione (2013). Molte le plaquette di poesie, corredate da suoi disegni. Una sua pièce, Se mi vengono i brividi, è stata rappresentata a Buenos Aires, con la sua regia.

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STEFANIA
(Francesco Sassetto)

Non avevi capito, Stefania, quanto ti amava,
davvero non lʼavevi capito.
Tutto il giorno al lavoro per te, per far bella
la casa e i vestiti eleganti e quel diamante,
un carato di purezza assoluta come i tuoi occhi.
Una luce accesa per sempre.
Tornava disfatto la sera, Matteo ti dava tutto
e tu, tu le tue fughe improvvise, quella tua distrazione,
i tuoi pensieri che migravano altrove, chissà dove,
lo sentiva e non capiva perché.
Un altro uomo, certo, unʼombra oscena e nascosta,
un tormento, un ansimo, un chiodo piantato in testa.
Questo tu, la sua Stefi, il suo grande amore.
E poi il primo schiaffo, il secondo, quasi ogni giorno,
e tu che piangevi e non ammettevi, tu lo deridevi,
ingrata e puttana urlava sconvolto e bestiale.
Poi si calmava.
Poi furono i pugni, più volte, ogni volta più forti,
decisi, da far sanguinare le labbra, le corse
allʼospedale di notte, qualche lacerazione, roba
da poco che va via in due settimane.
E non hai voluto firmare il verbale della polizia.
Eʼ nervoso, è stanco, troppo lavoro, Matteo è buono,
gli serve riposo, tre giorni di ferie nella casa
in collina, tu e lui nella pace del verde e smetterà,
capirà lʼassurdità di quel chiodo,
tornerà a sorriderti dolce di nuovo.
Tu e lui soli nella casa in collina, nel risvolto
del barbour una Beretta, tu lʼavevi già vista,
è naturale, per la sua sicurezza e poi non sapeva
nemmeno sparare, ti aveva detto ridendo,
la teneva così, non si può mai sapere.
E quella sera, in cucina, è quasi pronta la cena,
la Beretta in mano, stretta, diritta ai tuoi occhi,
un fuoco improvviso, una volta, due volte,
un terzo boato, i tuoi occhi sbarrati, il terrore,
un grido, il tuo sangue dappertutto.
E un sudario rosso gettato a terra.
Poi sul giornale, a pagina piena, la meraviglia,
il dolore di amici e parenti, le testimonianze,
le dichiarazioni, il pianto unanime dopo il massacro
senza alcuna ragione.
Senza spiegazione.
Due foto a colori, le foto del prima e del dopo e
un poliziotto che stende il verbale, le stesse parole.
Non lʼavevi davvero capito, Stefania,
il suo grande amore.
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************************************************************Francesco Sassetto (1961) risiede a Venezia. Si è laureato con una tesi sul commento trecentesco di Francesco da Buti alla Commedia dantesca. Eʼ dottore di ricerca in Filologia e Tecniche dellʼInterpretazione e insegna a Preganziol (Treviso). I suoi componimenti in lingua e in dialetto veneziano hanno ricevuto premi. Ha pubblicato Da solo e in silenzio (Montedit, 2004), Ad un casello impreciso (Valentina Editrice, 2010), Background (Dot.com Press-Le Voci della Luna, 2012).

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BRONX
(Adriana Scanferla)

Serata autunnale in flusso
di scroscio sulla city
pozzanghere e ombrelli.
Smisuratamente grandi
queste ignote piazze
spazzate dalla pioggia
un senso di inquietudine
disorienta e affanna.
In metrò nel caldo riparo
la vettura invasa da ululanti spiritati
dissidenti alla vita, dissociati da sé stessi,
il viso tenuto insieme con spille e piercing
lʼorecchio appeso allʼauricolare.
Una nera enorme
spingendo una carrozzina
sale e lamenta:
– Mi ha buttato il fumo in faccia! –
Viso – spillato dice – Avete caldo vero? –
e ridacchiando abbassa a fessura il finestrino
allungandosi addosso a due sudamericane
sguardo mite da indios e un riservato sorriso
quasi a discolparsi per lʼesistenza straniera
strappata alla loro terra.
Giovani vite così inaridite
nel corpo e nel cervello fumato.
Mi chiedi – Questo nel Bronx? –
No – dico – era Milano.

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Adriana Scanferla è nata a Venezia nel 1949 e risiede in provincia di Varese, dove collabora con istituzioni e associazionismo nellʼimpegno civile di denuncia della violazione dei diritti umani di donne e bambini nel mondo. Crede che il web possa contribuire alla diffusione della cultura e della democrazia tra i popoli. Le sue poesiesono state pubblicate in numerose antologie in Italia e sul web tradotte in inglese dalla poetessa californiana Ute M. Saine.100 Thousand

Antologia per il cambiamento: Gabriella Modica, Paola Musa, Benny Nonasky, Guido Oldani, Paolo Polvani

TUTT’AL PIU’
(Gabriella Modica)

Oltre lo scivolo del suo naso
vide il centro
sotto il teatro di città
vestito per lʼoccasione
a sciopero e spadaccini ambidestri.
Datosi che era disoccupata si preoccupò
prima si occupò del suo tempo
e scrisse:
non vuotare
non vuotarti
rivòltati
finché non metteranno in scena
il programma futuro di bilancio
la media equa
fra dare e rubare
finché il permesso di bruciare la terra
non di arancio di arance
non di fiamme di vite
non di petali rampicanti
sarà esclusivo diritto di proprietà
delle baie di fuoco nanotrasparente
finché lʼaccoglienza
al padre antico
immigrato
disgraziato
arruolato
non sarà deliberata in condominio
finché la trattativa decisa
solo dal copione
finché a pregarti
non sarà lʼeletto
non vuotare
non vuotarti
rivòltati
vota per il partito del dentro
portati un voto da appenderti addosso
vènerati
sfonda lo schermo dellʼimmenso
vota
la massima espansione di te
e mettici la firma
anche se lʼautore è sconosciuto.

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Gabriella Modica è nata a Palermo il 2 Novembre del 1975. Tecnico di scena in una compagnia teatrale, ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Futuro non locale per Marco Saya Edizioni. Ha pubblicato vari articoli sulla rivista online Versante Ripido. Attualmente la sua ricerca poetica è diretta alla documentazione di ritmi, suoni e forme di parola tanto rintracciabili
nella storia individuale quanto universali e condivisibili.

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PERO’ ABBIAMO UN BEL MARE
(Paola Musa)

Lʼarsenico e la mandorla
lo zinco e il miele amaro.
Non solo il corbezzolo soffia col maestrale:
tra le narici ora vibrano metalli.
Un fango rosso e denso si rapprende
poco distante da unʼacqua blu cobalto.
Fintamente fiere, sʼergono le scogliere,
forate come i nostri polmoni.
Un tempo era il carbone che anneriva.
Poi venne il grigio della fabbrica,
la tredicesima, la televisione.
Accettammo il nuovo colore innaturale,
una modernità col cellofan del danno necessario.
Sopportammo la coltre fumosa tra le dune,
per il pane, perché,
questa è la dura legge –
a che giova respirare bene,
se poi non hai niente da mangiare?
Ora anche i cancelli delle fabbriche son chiusi
e un vago sentimento da schiavi
ci fa sentire abbandonati.
Saccheggiate le speranze, offeso anche il futuro,
non osiamo più guardare in faccia i nostri figli,
mentre il turista immortala affascinato
la nostra tristezza antropologica.
Ansima il vento trascinando a stento
le nostre sagome sempre più pesanti.
Che cosa siamo?
Il nostro posto non è più nel cuore della terra,
né in mezzo allʼaria e a troppa luce che trafigge.
Che cosa siamo, dunque?
Umiliati, vaghiamo tra discariche
e quasi rimpiangiamo.
Con vergogna sostiamo
allo sportello della cassa integrazione.
Intanto lʼangelo della morte osserva,
e lenta e silenziosa sʼinsinua nello scolo
che arriva fino al giardino della scuola.
Qualcuno dice che i bambini
qui
non crescono per troppo piombo
e sono meno intelligenti,
che lʼalluminio provoca lʼalzheimer
e consuma la memoria,
che il cadmio fa diventare pazzi.
Che cosa siamo, allora?
Siamo anime di minatori
assurti a nuova specie minerale.
Siamo pastori di pecore a più teste.
Siamo raccoglitori di grano avvelenato.
Siamo i segreti dei poligoni
con il sangue andato a male.
Siamo il popolo eletto dalla nazione
a mutazione genica.
Per lʼopinione generale
però abbiamo un bel mare.

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Nota dellʼautrice: la poesia si riferisce in particolar modo al territorio del Sulcis-iglesiente in Sardegna, la zona più povera e depressa dʼItalia, con altissimi casi di depressione e suicidi, tumori, malattie respiratorie e genetiche, compromissione dellʼintelligenza e della crescita dei bambini. Fenomeni causati dallʼinquinamento e dallʼaltissima presenza di
metalli pesanti e polveri ultrasottili. Gli ultimi versi accennano anche allʼuranio impoverito e alle sperimentazioni di armi nei poligoni militari.
Paola Musa è scrittrice, traduttrice, poetessa e paroliere. Una selezione di poesie è stata pubblicata dalla casa editrice Arpanet, recensita da Elisabetta Sgarbi. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Condominio occidentale (Salerno Editrice),selezionato al Festival du Premier Roman de Chambery e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo. Nel 2009 il suo secondo romanzo Il terzo corpo dellʼamore (Salerno Editrice). Con Albeggi Edizioni ha pubblicato la silloge Ore
venti e trenta.

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LA LITANIA
(Benny Nonasky)

Brulica la terra di fermenti attivi
come sangue sul fuoco, e niente:
i pedoni proseguono ad ignorare le
strisce; i bambini a gettare le
carte di caramelle dappertutto; gli
assassini ad utilizzare sacchetti di
plastica per soffocare la vittima.
Che però un qualcosa stia accadendo
è chiaro.
E a saperlo sono soprattutto le api.
Muoiono a catena –
nei flutti rabbuffanti del sistema Natura –
con passaggi scanditi da tappe
prestabilite, non elencabili, ma
con imprescindibile unità di arrivo.
Cʼè chi sperimenta i bordi dei
giardini chiedendo una monetina.
Cʼè chi ruba o uccide per un poʼ di
polline. Ma la pratica più vagliata
è la roulette russa.
Unʼagonia.
E non per chi si spappola le cervella.
Descrivo:
tutti seduti intorno ad un tavolo, gira
la pistola, bum! e fine della storia.
Addio
debiti, rimorsi,
pignoramenti, umiliazione.
Il prossimo giro: il giorno che verrà.
Unʼagonia.
Unʼagonia per il giorno da vivere,
quello dellʼisotermo confronto
debiti, rimorsi,
pignoramenti, umiliazione.
Il fiore è il premio proibito –
non fattibile in base alle leggi
del mercato delle tarantole.
<>,
impone la Regina formica.
Ma andrebbe per le lunghe.
Ormai è una missione radicale,
radicalizzata.
I calabroni consigliano illusioni
atmosferiche per governare lʼansia.
Le talpe propongono testi
sul Paleozoico e sulla prima
Rivoluzione Industriale.
Cʼè chi propone il Gioco dei Pacchi
e chi annuncia viaggi interstellari
senza una direzione precisa.
Sì: nessuno fa i conti con i bordi
dei giardini né con la polvere
annidata sulle maniglie delle
librerie.
Andrebbe per le lunghe.
Più decoroso un rapido giro di roulette,
con sottofondo una litania.
Canta la cicala:
<>
undsoweiter,
undsoweiter.

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Benny Nonasky, poeta dʼorigine calabrese, ha pubblicato le sillogi poetiche Nelle trasparenze caotiche di nuvola perpetua, Ed. Montag (2009), e Imàgenes Trasmundo per Albeggi Edizioni (2012); oltre ad un quaderno poetico intitolato Vestito a nozze, carne e trenta lamette, GDS Edizioni (2010). Da poco è uscita a San Francisco (USA) The tears of things, silloge poetica tradotta dal poeta laureato Jack Hirschman.
(www.bennynonasky.org)

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LO STATO
(Guido Oldani)

la metà si nasconde nelle stanze,
lamentano agli dei dʼessere in pochi,
senza un mestiere sono stipendiati.
ognuno apporta il proprio peso morto
e tra i privati il più è malavita
e pochi fanno il pane che ci sazia:
il terzo mondo è la nostra grazia.

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Guido Oldani ha pubblicato sulle principali riviste letterarie del secondo Novecento ed è autore delle raccolte Stilnostro, Sapone, La betoniera. È stato curatore dellʼAnnuario di Poesia Crocetti ed è presente in alcune antologie, tra cui Il pensiero dominante (Garzanti, 2001), Tutto lʼamore che cʼè (Einaudi, 2003) e Almanacco dello specchio (Mondadori, 2008). È lʼideatore del realismo terminale e lʼinventore della similitudine rovesciata. La sua poetica è diventata uno spettacolo teatrale dal titolo Millennio III nostra Meraviglia, scritto e interpretato dallʼattore Gilberto Colla. Oldaniè direttore artistico del Festival Internazionale Traghetti di Poesia e fondatore del Tribunale della poesia; collabora con alcuni quotidianitra cui LʼAvvenire e Affari Italiani. Con Mursia ha inaugurato la Collana Argani, che dirige, pubblicando Il cielo di lardo e nel 2010 IlRealismo Terminale, traduzione in inglese a cura di Alessandro Carrera dellʼUniversità di Houston in Texas. La raccolta di scritti sullo stesso Realismo terminale, dal titolo La Faraona ripiena a cura degli italianisti Elena Salibra e Giuseppe Langella, è del 2013 (Mursia Ed).
6
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L’UOMO CHE BRUCIA
(Paolo Polvani)

Forse importa alle banche un uomo che brucia?
Una grossa fiammata non ammorbidisce
il ruggito degli autobus
e i semafori
perseguono nel loro muto ammiccare.
La comunità dei colombi ne risulta
parecchio infastidita.
Lʼuomo in fiamme percuote stupidamente lʼaria,
annaspa, affoga nella piazza, è tragico
ed è buffo. Cʼè una lettera. La vampata
iniziale è la firma. La solitudine
è ogni ricordo.

UNA RINGHIERA
(Paolo Polvani)

Guarda: perde una ciabatta mentre scala
una sedia, non è impresa da poco scavalcare
una ringhiera, ci sono i fili della biancheria
cʼè lo sguardo dei gatti e le foto
allineate come un cinema muto
e guardare di sotto non porta bene. Una pensione:
ci si combatte con quei pochi euro
si maledice quella cifra esigua ma a che serve
mordere il cielo
Guarda: la sedia traballa, non bisogna
guardare di sotto, non bisogna. Non ci saranno
angeli a sorvegliare il volo e Nembo Kid
sarà occupato altrove. Guarda come si scavalca
una ringhiera.

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Nota dellʼeditore: queste due distinte poesie scritte da Polvani descrivono episodi ormai divenuti comuni e quasi “ripetitivi” nelle cronache del nostro Paese e non solo del nostro. Pensionati stufi di vivere con gli spiccioli ei debiti che decidono di farla finita col gas; padri di famiglia che non hanno più lavoro, né soldi, né futuro per loro stessi o i propri figli, persone affogate nei debiti che decidono di darsi fuoco o di scavalcare una ringhiera, e lo stesso hanno fatto imprenditori costretti a rinunciare a tutto ciò che avevano costruito nella loro vita, nella vergogna di lasciare nella disperazione lapropria famiglia e quelle dei propri dipendenti. Ho deciso di lasciarle insieme in memoria di Antonio Formicola, che si è tolto la vita dandosi fuoco e gettandosi da un balcone del Municipio di Ercolano. Sono state scritte prima di quellʼepisodio, casualmente si incastrano nel puzzle tragico del destino di questʼuomo, che vorrei rimanesse nel nostro ricordo. Vorrei anche che queste due poesie penetrassero nella mente di coloro che hanno la responsabilità di prendere le decisioni atte a prevenire eventi così
terribili. Ricordo e monito per tutti.
Paolo Polvani è nato nel 1951 a Barletta, dove vive. Ha pubblicato alcuni libri di poesia, tra cui: Alfabeto delle pietre (ediz. La fenice, Senigallia, 1999); Trasporti urbani (ediz. Altrimedia, Matera 2006); Compagni di viaggio (ediz.Fonema, Perugia 2009); Un inventario della luce (ediz. Helicon 2013).
100 Thousand

Antologia per il cambiamento: Andrea Garbin, Giuseppe Iannarelli, Giovanna Iorio, Roberta Lipparini, Gianmario Lucini

100 Thousand

CANTO XVI (KARMADRACMAKOLA)
(Andrea Garbin)

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
sono ieri stato preso dallʼAttica.
Quellʼagente che in custodia mʼha preso
mʼha umiliato e torturato per ore.
Il giorno seguente: ancora arrestato,
con me altri ventiquattro anti-fascisti.
Mi hanno picchiato e costretto a sfilare,
eravamo noi, nudi, e gli agenti.
Quegli agenti mi hanno il sonno impedito,
sul mio capo hanno cosparso cenere,
poi mi hanno detto che puzzavo.
Hanno fatto filmati per ricatto.
Gli stessi agenti minacciato hanno
di dare ad Alba Dorata i miei dati.

Nikolaos Michaloliakos:

Non da molto è che mi son svegliato
nel bagno, lento e pieno, mi dirigo
tra le mani lʼenorme pancia tengo
mi guardo allo specchio con delusione
vorrei avere dalla mia lʼaltezza
ma sono basso, goffo e vedo poco,
vuoi vedere che è per questo motivo
che non può essere esistita la Shoah:
non potrei, io, che tengo questo corpo,
avere tracce di una razza eletta.
Nel lavabo sputo umori notturni
nel naso ficco le mie dita tozze
sulla tazza mi sforzo per cacare,
già: come al mondo tutti quanti fanno.

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
la mia compagna è stata ieri presa
non le hanno lʼacqua permesso di bere
per diciannove ore lʼhanno impedito
finché sʼè vista alla fine costretta
al gesto di ber dalla tazza del cesso.
Quellʼaltro compagno dal braccio rotto
soltanto al mattino gli hanno permesso
di andarsi a curare nellʼospedale
e come scordare il giovane amico
che lo stivale fascista sʼè preso
là dove sta del suo nome il rifugio.
Gli stessi agenti minacciato hanno
di fargli fare la fine del pollo.

Nikolaos Michaloliakos:

Io non son mica nato in un momento,
son colui che vi porta al cambiamento,
ma non so dirvi se sia meglio o peggio,
è per ciò che allo specchio ve ne parlo.
Qui non vʼè mai stato un colpo di stato
né un tentativo di golpe fallito
di ciò che dici convinciti Nikos
dinnanzi alla folla non puoi tradirti.
La rabbia di quelli che perso han tutto
devʼessere tua da oggi in avanti.
Dio, la gloria e tutta quanta la Grecia
son lʼunica cosa che adesso conta
al bando da qui tutti gli immigrati
quello che serve son campi minati.

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
hai forse scordato quel due novembre
in cui Papandreu cacciò i colonnelli?
Quei quattro eran pronti al colpo di stato.
Ricordi lʼottobre di Salonicco:
ri-glorifichiamo ancora la guerra
oppur vogliamo la democrazia?
I poliziotti da noi han votato
per il partito dellʼAlba Dorata.
Il manganello di questo complotto
colpisce sempre chi debole resta
come ad Atene nel duemilaotto
gli stessi agenti che ruppero il cranio
del giovane Alexis Grigoropoulos.

Nikolaos Michaloliakos:

Quando a colazione da solo mangio
come gente di scarsa informazione
dalle mie labbra rabbiose e volgari
pendon brandelli di dolci e frattaglie.
Tutti quei giornali devon tacere
dire non devon di Frangoulis Frangos
né della sua di poter bramosia
dire non devon di Liana Kanelli
parlamentare in diretta tivù
a pugni presa dal mio Kasidiaris
nel mio parlamento sostenitore
per gli immigrati di pena di morte.
Far passar dovrei lʼidea che il nazismo
mal non sia più dellʼEuropa Comune.

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
questi individui pretendon da voi
che gli portiate rispetto assoluto
quando mostran saluto hitleriano.
Voi lo sapete che il giovane Nikos
di Papadopulos vicin di cella
nel carcere stette di Korydallos?
Voi lo sapete che gli albadorensi
pure a Srebrenica furono attivi?
Voi conoscete il bordello di lusso
che in centro ad Atene a lui appartiene
dove lavorano donne immigrate?
Gli stessi agenti vanno a divertisti
e nel mentre la storia si ripete.

Nikolaos Michaloliakos:

La mia cena è fatta di grandi bestie
i denti mi pulisco con le mani
così farò quando sarò al potere:
a morte i macedoni al bando i turchi.
Le mie mani sangue non mostreranno
finché non sia questa democratura
a rendermi sovrano legalmente.
Se son stato avviato dai colonnelli
non sarà certo la mia bocca a dirlo.
I miei ragazzi aiutan le vecchiette
Voi pensate ad offrirmi i vostri voti
che io penso alla fame di potere.
Sarebbe meglio che nessuno sappia
che vedo esempio in Metaxas e Crowley.

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
la resistenza è degna di noi altri
ma non dobbiam confondere con essa
la rabbia che ci assale in questi tempi
per quattro puttanieri che guidati
ci hanno dal Pantheon alla rovina;
ricordate che il voto di protesta
non si riduce mica a un foglio bianco
su cui qualunque cosa può esser scritta.
Il vero voto di protesta è dentro
nel cuore di chi resta nella lotta
in chi combatte con la propria testa
e gli stessi agenti non hanno testa
se non la testa di chi li comanda.

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Nota dellʼautore: “democratura” eʼ un termine coniato dallo scrittore bosniaco Pedrag Matvejevic per indicare lʼautoreferenzialità e la chiusura della casta operata dalla classe politica verso la società civile, che impedisce il naturale funzionamento della democrazia. Ne risulta un regime di governo in cui si fondono alcuni malfunzionamenti della democrazia con
quelli della dittatura.
Andrea Garbin (Castel Goffredo, MN) ha pubblicato i libri di poesia Il senso della musa (Aletti, 2007); Lattice (Fara, 2009); Viaggio di un guerriero senzʼarme (LʼArca Felice, 2012). Una prima selezione dei Canti di confine è tradotta
da Jack Hirschman e pubblicata negli USA: Border Songs (Marimbo, 2012). Ha fondato il Movimento dal sottosuolo e collabora con Volo Press e Thauma Edizioni per cui ha curato e tradotto lʼedizione italiana di Nascita Volatile, di Angye Gaona

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DIRITTI?
(Giuseppe Iannarelli)

Il dissenso,
tacito cede il passo
ad un rassegnato consenso.
Dove può lʼopera eccelsa,
costruire valori?
Dove i valori,
restano salde fondamenta?
No!, lo spirito ribelle
più non paga,
le urla di agguerrite piazze
si dissolvono in banchi di nebbia.
Il mio pensiero attonito,
si consuma rapido,
come fuoco di paglia.
Piango mio nonno,
che ha combattuto guerre
per quei diritti
che io neanche conosco,
per quelle fondamenta
ora troppo obsolete.
O cultura,
madre di tutte le civiltà,
dove i tuoi supremi insegnamenti,
oggi trovano nuova linfa?
A cosa serve tanta storia,
se più non conosco
dignità
onore
Patria.

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Giuseppe Iannarelli fa da eco alla voce degli ultimi, dando spazio nelle sue opere a vicende realmente accadute nella quotidianità della povera gente. Al suo attivo due antologie poetiche A sudest di Magicandia e Incantesimo ed un saggio di denuncia sociale Il sangue dei miserabili con il quale riceve Menzione DʼOnore al Premio Letterario Nazionale Un libro amico
per lʼinverno

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SUL MURO
(Giovanna Iorio)

Qualcuno di nuovo ha scritto
GUERRA
sul muro
con la vernice rossa
non è la prima
guerra a macchiare mattoni
e non sarà lʼultima
gocciola ancora la scritta
sulla pietra sporca
di tutte le guerre
si macchia il nostro muro
è marcio il marciapiede
di guerra che non sʼasciuga
di vocali che sanguinano
nel cielo il suono delle R
il rombo di un aereo.

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Giovanna Iorio vive a Roma. Le sue raccolte di poesia sono: La memoria dellʼacqua (Ghaleb Editore); Il libro degli oggetti smarriti, in La forza delle parole (Fara Editore); Mare Nostrum (CFR); In-chiostro, (Delta 3 Edizioni). Scrive racconti per Storiebrevi.it (Feltrinelli) ed è autrice di radiodrammi per Radio Rai 3 (Il Cantiere). Collabora con Finzioni Magazine e ha un blog personale: Amici di Letture e di Leggerezza
(http://amicidiletture.blogspot.it).

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TRE PASSI
(Roberta Lipparini)

Da qui non posso toglierla quella finestra
Da qui non riesco
a farti entrare nella testa
che tu sei giusto
tu sei normale
che è questo mondo
ad essere immorale.
Mancano tre passi al davanzale:
Ora solo due: “se mio padre potesse…”
Ora solo uno: “se io fossi uguale…”
Poi non cʼè più lo spazio
e io non riesco ad arrivare
a impedire questo strazio.
Non riesco a fermarti
né a chiederti perdono
per questo mondo adulto
che non è giusto
che non è buono.

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Roberta Lipparini è nata a Bologna nel 1964, dove vive e lavora da quasi trentʼanni in una cooperativa che si occupa di teatro per bambini e ragazzi. Fa parte del 77, un gruppo di poeti che si ritrovano al civico 77 di via S. Stefano, luogo che ha ospitato la rassegna bolognese Portici Poetici ideata da Alessandro DallʼOlio e ora sede del gruppo e di attività letterarie rivolte alla città. Ha pubblicato una raccolta di poesie per bambini con Mondadori Editore.

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LETTERA DA UN PAESE DI MORTI
(Gianmario Lucini)

Voglio concludere di notte
questo lungo viaggio dentro lʼuomo
perché nero è il suo colore e la madre
luna sua unica speranza
sepolta nel cuore di giaguaro.
Scrivo da un Paese Paradiso
spaccato in due dal cemento
segnato dallʼincuria e dal tormento
inflitto a ogni forma di bellezza;
qui dove lʼora suona
con la campana e la sirena
e Dio eterizzato sʼaddormenta
dal fetore dei rifiuti a cielo aperto,
nella notte si leva dai covili
un sordido rancore, dilaga
nel fosco di campagne addormentate
si mescola al veleno delle mafie
allʼarroganza dei forti e alle
legalizzate porcherie dʼun sistema
corrotto dai piedi alla cervice,
duro fino al cuore
e il mattino trova noi tutti un poco
più velenosi di ieri, più scontenti
noi che vogliamo tutto avere
senza la fatica dellʼingegno,
maestri dellʼinsipido senza cultura,
noi che non sappiamo più la terra
il murmure dellʼacqua, il profumo
del vento sullʼoceano dei prati
siamo un popolo che grufola indeciso
nel suo passato e nel futuro
così che scorre il presente e ci ingolfa
in una dialettica improbabile
fra ciò che siamo e che dovremo essere
e ride il mondo e ci sbeffeggia
“ecco gli eredi del grande
Rinascimento, il popolo dʼartisti
che vive allegramente in cicaleccio
per ogni inutile argomento
mentre la sua grande storia muore
in una sabba di merda e di cemento
svenduto dai corrotti e dai ruffiani,
popolo di pezzenti e teatranti
di ricchi ingordi e spietati
popolo indaffarato di scrocconi
e lestofanti
piazzaioli imboniti e imbonitori
gente che tutto vuole
senza nulla dare
disposta a farsi sfruttare per unʼesistenza
fatta di gioco e gratta e vinci”.
Non vale dimetterti
se ci sei dentro
non vale neppure indignarsi e scendere in piazza
chiamando pane e vendetta
agli dèi della chiacchiera,
non vale dopo gli anni del silenzio
al torpore di promesse invereconde
non vale abbandonare il carro dei perdenti
per dire “non nel mio nome” dopo lʼassenso
omertoso e il dileggio
per chi ancora osava un pensiero
per chi pagava lʼignavia del vostro
stolido privato
con il travaglio dʼuna vita schedata
voi che avete accettato ogni stortura
col mugugno dʼosteria, voi che col voto
avete avvallato ogni ricatto
ogni mafia e illegale potere,
tirando a campare, in attesa
che una briciola cadesse dal desco dei forti
per potervi accapigliare come cani, sgomitare
sognando in cuor vostro vacche grasse
speranze di spreco
al di là di ogni spreco, ingozzarvi
di ogni inutile oggetto e strasazi
volere ancora e ancora volere
e poi vomitare sul paesaggio
i vostri immani rifiuti, i veleni;
voi che alimentate lʼinflazione e la rapina
della finanza col vostro stesso danaro
voi che corrompete con scarpette e magliette
cibi, bevande, giochi insanguinati
i vostri figli – un mondo
dʼoggetti che grondano sangue
di Paesi lontani, di donne e bambini
falcidiati dalla vostra rapina -, voi
che amate la durezza del cemento
e disprezzate la tenerezza dei marmi antichi,
avete costruito un Paese insopportabile
dal quale si può soltanto evadere.
Per questo invocate morte da ogni cellula
del vostro corpo, da ogni pensiero. Per questo
vi appare nemico ogni essere
un pericolo il possibile,
un azzardo il cambiamento: voi
vi concedete come puttane antiche
e disperate, ad ogni lestofante,
popolo bastardo e inemendabile,
che apri lʼali ad ogni vento fascista
ad ogni duce che ti inchiodi, ad ogni
smania presidenzialista – perché non sai
parlare col nemico, vedere
dentro lʼuomo che ti sta dinnanzi.
É per questo che la notte ci tormenta
da madre diviene matrigna e la luna
da vergine si fa puttana,
è per questo che il mio
cuore gronda sangue e rimorso
per non aver imbracciato il mitra
arrugginito di mio padre partigiano,
di non esser calato in piazza
puntarvelo contro e dire
“altolà folla di assassini
molecole impazzite del sistema
questo mitra è innocuo ma prometto
che sparerà terribili parole
per farvi tutti morire di vergogna,
voi che soltanto bramate
di tornare al mondo di ieri
dove si viveva senza pensare
dove dileggiaste lʼarte col furore
integralista
perché lʼarte vuole un mondo giusto. Io
mai più sarò nuvola in calzoni *
e dunque sbranatemi poiché
al poeta non rimane che lʼinsulto
come estrema parola dʼamore”.
Gianmario Lucini

* Riferimento al titolo del noto poemetto di
Vladimir Majakowskij

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Gianmario Lucini (Sondrio, 1953) è editore con la sigla CFR, critico e poeta. Pubblicazioni recenti di poesia: A futura memoria, Il disgusto (2011), Monologo del dittatore, Krisis, Poemetti del dito bestiario e altre confessioni (2012), Sapienziali, Per il bosco, Canto dei bambini perduti (con disegni di G. Cuttone – 2013). Ha scritto la parte saggistica di Poeti e poetiche 1 e 2 (2012/13), Retrobottega 1, 2 e 3 (2011/12/13) e il saggio Ipotesi sulla nascita della poesia (2013).

Antologia per il cambiamento: Fabio Barcellandi, Carlo Bordini, Marisa Cecchetti, Marco Cinque

Poesie tratte dall’antologia
100 THOUSAND POETS FOR CHANGE
Italia, 28 settembre 2013, Albeggi edizioni

MOZZAFIATO
(Fabio Barcellandi)

Non ci resta di te
che il freddo vuoto
di una bara spezzata
su cui piangere
per far fiorire mani, le tue mani
per far fiorire braccia, le tue braccia
per far fiorire piedi, i tuoi piedi
per far fiorire gambe, le tue gambe
per far fiorire corpi, il tuo corpo
e quello di tuo fratello
e quello di tua sorella
e quello di tua madre
e quello di tuo padre
e quello del tuo popolo
calpestato, come fiori
recisi
per far fiorire cuori, i nostri cuori
freddi
vuoti
spezzati
bare
su cui piangere.

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Fabio Barcellandi (Brescia, 1968), poeta, curatore e traduttore. Collabora con Thauma Edizioni, con il sito letterario Olandese Volantee guida laboratori di composizione e scrittura poetica con i ragazzi delle scuole medie e superiori per la Cooperativa Zeroventi. Ha pubblicato poesie, racconti e traduzioni in antologie e riviste; ha vinto per la poesia i premi Solaris e Teranova e pubblicato le sillogi Parole Alate (Cicorivolta 2007), Nero, lʼinchiostro eFolle, di gente (Montag 2008 e 2011).
Nota dellʼeditore: questa poesia è stata ispirata allʼautore da unʼimmagine, come tante, che si vedono sui giornali, troppo spesso, troppo crude, troppo raccapriccianti. La testa di un bimbo palestinese che sbuca da un cumulo di macerie, dopo un bombardamento. Ne vediamo continuamente, di immagini così: provengono dalla Siria, dallʼAfghanistan, dal Bangladesh, da
ogni angolo di mondo. Le vediamo velocemente sugli schermi dei nostri PC, ipad, iphone, TV, veloci arrivano e scompaiono lasciando il posto a veline, promozioni, giochi a premi, auto, detersivi. Restano nella nostra mente una frazione di secondo e non ne conserviamo che un ricordo distratto. Ecco perché, invece, la poesia, la poesia che serve. Perché le parole entrano nel
cuore dalla pancia, non dagli occhi; più vicine alle viscere che non al cervello.

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CARI GOVERNANTI
(Carlo Bordini)

Cari governanti,
non rubate.
Non preparate nuove guerre.
Non aumentate le tasse dei poveri.
Con stima.

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Carlo Bordini, poeta e narratore (1938), vive a Roma. Ha insegnato storia moderna allʼuniversità di Roma La sapienza. Ha pubblicato diversi libri di poesie. Lʼultimo: I costruttori di vulcani – tutte le poesie 1975-2010 (Luca Sossella editore,
2010). Di prossima uscita: I gesti/Gestures,antologia poetica, e-book bilingue italiano/inglese, (editori Zona/Quintadicopertina). In narrativa: Pezzi di ricambio (Empirìa), Gustavo- una malattia mentale (Avagliano), Manuale di
autodistruzione (Fazi).

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STANNO
(Marisa Cecchetti)

Stanno fin dal mattino
quando è ancora basso
il sole. Li vedi
passando in bicicletta.
Stanno. Qualcuno accovacciato
al portone serrato
qualcuno rannicchiato
sul muretto del fosso.
Gettano sguardi corti e timorosi.
Lʼodore di cucina
ora fuoriesce
scorre sullʼacqua
dove pesci grassi
ondeggiano tra sponde
bianche di margherite.
A mezzogiorno una massa
multicolore preme
tace ed attende
lo schiocco duro e dolce
dellʼapriporta.
Passi veloce
temendo che un tuo sguardo
leda la dignità
temendo di scoprire
tra i volti nuovi della fame
un volto che conosci.

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Marisa Cecchetti è nata a Pisa e vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato con la cronaca locale de La Nazione e con la rivista Stilos, attualmente con Atelier, Erba dʼArno, Il Corriere dʼArezzo e con siti web, come critico letterario. Tra le sue ultime pubblicazioni: i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012) e la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto il poeta del Botswana Barolong Seboni: Nellʼaria inquieta del Kalahari (LietoColle 2010).

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TI CHIAMO PER NOME
(Marco Cinque)

Sono prigionieri coloro che vengono rinchiusi
o lo sono quelli che sentono il bisogno
di costruire muri?
Ti chiamo per nome, prigione!
Sei il mio più grande fallimento
e non posso nemmeno odiarti
perché nellʼodio ti darei ragione
Questo mio infinito non-essere
si consuma dentro un non-tempo
scandito dai nomi di mille ombre
tra muri di eterna prostrazione
Ostinato a cercarvi nella cecità
a chiamarvi con parole mute
tra guardiani di porte chiuse
e chiavi madri dellʼespiazione
Serrature di colpe mai sopite
che aprono ad ennesimo dolore
rinchiuso nel cinico martirio
procurato oppure ricevuto
Qui i sogni si fanno precipizio
le speranze sprofondi di bestemmia
gli occhi non trovano più sguardi
la paura è il mio unico vestito
Qui scrivo di destini falliti
su fogli che bruciano di rabbia
e cresco lʼalbero del domani
mangiando i suoi frutti marciti
Un vento di purissima innocenza
sibila fra crepe soltanto immaginate
avvolgendo di buio questo corpo
appeso al soffitto dellʼabisso
Ascoltatemi! Sono totalmente disperato
e questa disperazione non finirà
con le mie storie rinunciate
non sʼestinguerà nella cenere della condanna
non sparirà nelle tombe della giustizia
non si perderà negli imperi della negazione
e non sazierà nessuna vendetta, se non
quella della nostra umanità smarrita
Ascoltatemi! Sono il figlio delle prigioni
che avete eretto fin dentro i vostri cuori
e non ci sarà mai liberazione
se non coltiveremo le radici antiche
di una terra che non ci cresca
così divisi
così persi
così soli.

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Marco Cinque scrive, fotografa, suona, recita, pubblica saggi, raccolte poetiche, articoli.Attraverso i linguaggi dellʼarte veicola tematiche sociali e ambientali, entrando nel vivo del tessuto sociale (carceri, periferie, strade, piazze, etc.) e
privilegiando nei suoi progetti multimediali le scuole di ogni ordine e grado. Ha pubblicato più di 20 libri ed è stato tradotto in inglese, spagnolo e tedesco.

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MAURIZIO IL BENZINAIO E IL RACKJOBBER
(Massimiliano Damaggio)

Tutto il giorno ho allineato
i prodotti sullo scaffale
come fossero versi: commerciali.
Ora sto, con lʼordine fra le mani
appoggiato alla pompa di benzina
e controllo la pressione delle gomme
e in questa devastazione, Maurizio, stiamo
appoggiati alla pompa di benzina.
Io ho rincorso i soldi tutto il giorno
e tu, tutto il giorno, li hai attesi.
Ci incrociamo a questo incrocio
di corse, e attese, e rincorse.
Prendiamoci insieme un caffè
allora, in questa pausa veloce
che passa ma basta, Maurizio
altri hanno pianificato, altri hanno
messo il punto a questa giornata.
Ma noi possiamo praticare sconti.
Stiamo, chini, sul bancone
mentre preghiamo, mentre
le nuvole si arrotolano, srotolano
la meccanica della vita, sopra
questo campo defunto. Da cui
spuntano anche gli uomini. Spuntano
dai solchi, questi feti, coltivati.
Sbocciano, sʼaprono in corpi
portatori dʼun dolore ininterrotto.
Perché, Maurizio, solo i morti
hanno visto la fine della guerra.

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Nota dellʼautore: il rackjobber, letteralmente “lavoratore dello scaffale”, è una moderna figura commerciale di alcune multinazionali che operano nella g.d.o. (grande distribuzione organizzata). Eʼ lʼinvoluzione del venditore, o del rappresentante. Il suo scopo è di “presidiare lo spazio espositivo” al fine di ottimizzare la vendita del prodotto. In sostanza, è uno che mette a posto i prodotti sugli scaffali del supermercato e si occupa di fare gli ordini.
Massimiliano Damaggio nel 1994 è selezionato da Giancarlo Majorino per rappresentare la città di Milano alla VII biennale dei giovani artisti dellʼEuropa e del Mediterraneo a Lisbona.Nel 1999 abbandona sia la poesia che lʼItalia e si trasferisce ad Atene. Nel 2011 pubblica il libro Poesia come pietra, prefazione di Carlo Bordini, che viene inserito nellʼantologia Punto.
Almanacco della poesia italiana 2013. Il libro verrà pubblicato prossimamente in Francia.
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Antologia per il cambiamento – le prime due poesie

Le prime due poesie dell’antologia
100 THOUSAND POETS FOR CHANGE
Italia, 28 settembre 2013, Albeggi edizioni

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Ha scelto la poesia

Ha scelto la poesia – almeno così le pare perché
a volte si chiede se non sia stato piuttosto
lʼinverso – e comunque sia, come sia stato
possibile il trasformarsi delle cose, visibili e
invisibili, in parole – la cosa nella parolacosa,
lʼamore nella parolamore e così via. E così sia
stato possibile farne semi che ci convertano, ci
impediscano di inneggiare allʼodio e bruciare
il bene come si bruciano bandiere, devastarlo
come si devastano paesi e città, ucciderlo
come si uccidono donne e bambini, annegarlo
come annegano i disperati, abbandonarlo come
sʼabbandonano i vecchi e i cani, abbatterlo
come si abbattono boschi e foreste; stuprarlo,
imprigionarlo, torturarlo. E così sia possibile
alle parole il miracolo di arare e seminare la
nostra terra perché abbia frutti in abbondanza,
perché i poeti sanno che nessuna poesia cambia
il mondo ma può svelarne la bellezza. Ha scelto
la poesia perché sia possibile trapiantare un
gelso nel mare.*

Lucianna Argentino

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Tendenze xenofobe sʼimpongono in Europa

(opaca istantanea con reflex manuale nel
limbo azzurrognolo dellʼanime perse)

Rabbuia la via unʼombra oscura
sʼalza dʼimprovviso gelido vento
volano nellʼaria fogli di carta
Kaos e disordine bussano alla porta.

Claudio Arzani

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Lucianna Argentino è nata a Roma. Ha pubblicato Gli argini del tempo (ed. Totem, 1991), Biografia a margine (Fermenti Editrice, 1994), prefazione di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci; Mutamento(Fermenti Editrice,1999) prefazione di Mariella Bettarini; Verso Penuel (Edizioni dellʼOleandro,2003), prefazione di Dante Maffia; Diario
inverso (Manni editori, 2006), prefazione di Marco Guzzi; Lʼospite indocile (Passigli, 2012) nota di Anna Maria Farabbi. Nel 2009 ha la plaquette Favola (Lietocolle), con acquerelli di Marco Sebastiani.

Claudio Arzani, giornalista, dirigente pubblico,ha pubblicato due libri di ʻracconti in versi e in prosaʼ con lʼeditore Vicolo del Pavone di Piacenza: Eʼ severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione (2005)e Vietato attraversare i binari servirsi del sottopassaggio (2009). Eʼ presente in antologie sia poetiche sia di racconti. Al concorso Beato Errico di Napoli Secondigliano 2004 è vincitore con la lirica contro tutte le guerre Sigfrido.