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Antologia per il cambiamento: Fabio Barcellandi, Carlo Bordini, Marisa Cecchetti, Marco Cinque

Poesie tratte dall’antologia
100 THOUSAND POETS FOR CHANGE
Italia, 28 settembre 2013, Albeggi edizioni

MOZZAFIATO
(Fabio Barcellandi)

Non ci resta di te
che il freddo vuoto
di una bara spezzata
su cui piangere
per far fiorire mani, le tue mani
per far fiorire braccia, le tue braccia
per far fiorire piedi, i tuoi piedi
per far fiorire gambe, le tue gambe
per far fiorire corpi, il tuo corpo
e quello di tuo fratello
e quello di tua sorella
e quello di tua madre
e quello di tuo padre
e quello del tuo popolo
calpestato, come fiori
recisi
per far fiorire cuori, i nostri cuori
freddi
vuoti
spezzati
bare
su cui piangere.

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Fabio Barcellandi (Brescia, 1968), poeta, curatore e traduttore. Collabora con Thauma Edizioni, con il sito letterario Olandese Volantee guida laboratori di composizione e scrittura poetica con i ragazzi delle scuole medie e superiori per la Cooperativa Zeroventi. Ha pubblicato poesie, racconti e traduzioni in antologie e riviste; ha vinto per la poesia i premi Solaris e Teranova e pubblicato le sillogi Parole Alate (Cicorivolta 2007), Nero, lʼinchiostro eFolle, di gente (Montag 2008 e 2011).
Nota dellʼeditore: questa poesia è stata ispirata allʼautore da unʼimmagine, come tante, che si vedono sui giornali, troppo spesso, troppo crude, troppo raccapriccianti. La testa di un bimbo palestinese che sbuca da un cumulo di macerie, dopo un bombardamento. Ne vediamo continuamente, di immagini così: provengono dalla Siria, dallʼAfghanistan, dal Bangladesh, da
ogni angolo di mondo. Le vediamo velocemente sugli schermi dei nostri PC, ipad, iphone, TV, veloci arrivano e scompaiono lasciando il posto a veline, promozioni, giochi a premi, auto, detersivi. Restano nella nostra mente una frazione di secondo e non ne conserviamo che un ricordo distratto. Ecco perché, invece, la poesia, la poesia che serve. Perché le parole entrano nel
cuore dalla pancia, non dagli occhi; più vicine alle viscere che non al cervello.

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CARI GOVERNANTI
(Carlo Bordini)

Cari governanti,
non rubate.
Non preparate nuove guerre.
Non aumentate le tasse dei poveri.
Con stima.

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Carlo Bordini, poeta e narratore (1938), vive a Roma. Ha insegnato storia moderna allʼuniversità di Roma La sapienza. Ha pubblicato diversi libri di poesie. Lʼultimo: I costruttori di vulcani – tutte le poesie 1975-2010 (Luca Sossella editore,
2010). Di prossima uscita: I gesti/Gestures,antologia poetica, e-book bilingue italiano/inglese, (editori Zona/Quintadicopertina). In narrativa: Pezzi di ricambio (Empirìa), Gustavo- una malattia mentale (Avagliano), Manuale di
autodistruzione (Fazi).

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STANNO
(Marisa Cecchetti)

Stanno fin dal mattino
quando è ancora basso
il sole. Li vedi
passando in bicicletta.
Stanno. Qualcuno accovacciato
al portone serrato
qualcuno rannicchiato
sul muretto del fosso.
Gettano sguardi corti e timorosi.
Lʼodore di cucina
ora fuoriesce
scorre sullʼacqua
dove pesci grassi
ondeggiano tra sponde
bianche di margherite.
A mezzogiorno una massa
multicolore preme
tace ed attende
lo schiocco duro e dolce
dellʼapriporta.
Passi veloce
temendo che un tuo sguardo
leda la dignità
temendo di scoprire
tra i volti nuovi della fame
un volto che conosci.

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Marisa Cecchetti è nata a Pisa e vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato con la cronaca locale de La Nazione e con la rivista Stilos, attualmente con Atelier, Erba dʼArno, Il Corriere dʼArezzo e con siti web, come critico letterario. Tra le sue ultime pubblicazioni: i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012) e la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto il poeta del Botswana Barolong Seboni: Nellʼaria inquieta del Kalahari (LietoColle 2010).

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TI CHIAMO PER NOME
(Marco Cinque)

Sono prigionieri coloro che vengono rinchiusi
o lo sono quelli che sentono il bisogno
di costruire muri?
Ti chiamo per nome, prigione!
Sei il mio più grande fallimento
e non posso nemmeno odiarti
perché nellʼodio ti darei ragione
Questo mio infinito non-essere
si consuma dentro un non-tempo
scandito dai nomi di mille ombre
tra muri di eterna prostrazione
Ostinato a cercarvi nella cecità
a chiamarvi con parole mute
tra guardiani di porte chiuse
e chiavi madri dellʼespiazione
Serrature di colpe mai sopite
che aprono ad ennesimo dolore
rinchiuso nel cinico martirio
procurato oppure ricevuto
Qui i sogni si fanno precipizio
le speranze sprofondi di bestemmia
gli occhi non trovano più sguardi
la paura è il mio unico vestito
Qui scrivo di destini falliti
su fogli che bruciano di rabbia
e cresco lʼalbero del domani
mangiando i suoi frutti marciti
Un vento di purissima innocenza
sibila fra crepe soltanto immaginate
avvolgendo di buio questo corpo
appeso al soffitto dellʼabisso
Ascoltatemi! Sono totalmente disperato
e questa disperazione non finirà
con le mie storie rinunciate
non sʼestinguerà nella cenere della condanna
non sparirà nelle tombe della giustizia
non si perderà negli imperi della negazione
e non sazierà nessuna vendetta, se non
quella della nostra umanità smarrita
Ascoltatemi! Sono il figlio delle prigioni
che avete eretto fin dentro i vostri cuori
e non ci sarà mai liberazione
se non coltiveremo le radici antiche
di una terra che non ci cresca
così divisi
così persi
così soli.

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Marco Cinque scrive, fotografa, suona, recita, pubblica saggi, raccolte poetiche, articoli.Attraverso i linguaggi dellʼarte veicola tematiche sociali e ambientali, entrando nel vivo del tessuto sociale (carceri, periferie, strade, piazze, etc.) e
privilegiando nei suoi progetti multimediali le scuole di ogni ordine e grado. Ha pubblicato più di 20 libri ed è stato tradotto in inglese, spagnolo e tedesco.

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MAURIZIO IL BENZINAIO E IL RACKJOBBER
(Massimiliano Damaggio)

Tutto il giorno ho allineato
i prodotti sullo scaffale
come fossero versi: commerciali.
Ora sto, con lʼordine fra le mani
appoggiato alla pompa di benzina
e controllo la pressione delle gomme
e in questa devastazione, Maurizio, stiamo
appoggiati alla pompa di benzina.
Io ho rincorso i soldi tutto il giorno
e tu, tutto il giorno, li hai attesi.
Ci incrociamo a questo incrocio
di corse, e attese, e rincorse.
Prendiamoci insieme un caffè
allora, in questa pausa veloce
che passa ma basta, Maurizio
altri hanno pianificato, altri hanno
messo il punto a questa giornata.
Ma noi possiamo praticare sconti.
Stiamo, chini, sul bancone
mentre preghiamo, mentre
le nuvole si arrotolano, srotolano
la meccanica della vita, sopra
questo campo defunto. Da cui
spuntano anche gli uomini. Spuntano
dai solchi, questi feti, coltivati.
Sbocciano, sʼaprono in corpi
portatori dʼun dolore ininterrotto.
Perché, Maurizio, solo i morti
hanno visto la fine della guerra.

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Nota dellʼautore: il rackjobber, letteralmente “lavoratore dello scaffale”, è una moderna figura commerciale di alcune multinazionali che operano nella g.d.o. (grande distribuzione organizzata). Eʼ lʼinvoluzione del venditore, o del rappresentante. Il suo scopo è di “presidiare lo spazio espositivo” al fine di ottimizzare la vendita del prodotto. In sostanza, è uno che mette a posto i prodotti sugli scaffali del supermercato e si occupa di fare gli ordini.
Massimiliano Damaggio nel 1994 è selezionato da Giancarlo Majorino per rappresentare la città di Milano alla VII biennale dei giovani artisti dellʼEuropa e del Mediterraneo a Lisbona.Nel 1999 abbandona sia la poesia che lʼItalia e si trasferisce ad Atene. Nel 2011 pubblica il libro Poesia come pietra, prefazione di Carlo Bordini, che viene inserito nellʼantologia Punto.
Almanacco della poesia italiana 2013. Il libro verrà pubblicato prossimamente in Francia.
100 Thousand100 Thousand

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