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Antologia per il cambiamento: Andrea Garbin, Giuseppe Iannarelli, Giovanna Iorio, Roberta Lipparini, Gianmario Lucini

100 Thousand

CANTO XVI (KARMADRACMAKOLA)
(Andrea Garbin)

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
sono ieri stato preso dallʼAttica.
Quellʼagente che in custodia mʼha preso
mʼha umiliato e torturato per ore.
Il giorno seguente: ancora arrestato,
con me altri ventiquattro anti-fascisti.
Mi hanno picchiato e costretto a sfilare,
eravamo noi, nudi, e gli agenti.
Quegli agenti mi hanno il sonno impedito,
sul mio capo hanno cosparso cenere,
poi mi hanno detto che puzzavo.
Hanno fatto filmati per ricatto.
Gli stessi agenti minacciato hanno
di dare ad Alba Dorata i miei dati.

Nikolaos Michaloliakos:

Non da molto è che mi son svegliato
nel bagno, lento e pieno, mi dirigo
tra le mani lʼenorme pancia tengo
mi guardo allo specchio con delusione
vorrei avere dalla mia lʼaltezza
ma sono basso, goffo e vedo poco,
vuoi vedere che è per questo motivo
che non può essere esistita la Shoah:
non potrei, io, che tengo questo corpo,
avere tracce di una razza eletta.
Nel lavabo sputo umori notturni
nel naso ficco le mie dita tozze
sulla tazza mi sforzo per cacare,
già: come al mondo tutti quanti fanno.

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
la mia compagna è stata ieri presa
non le hanno lʼacqua permesso di bere
per diciannove ore lʼhanno impedito
finché sʼè vista alla fine costretta
al gesto di ber dalla tazza del cesso.
Quellʼaltro compagno dal braccio rotto
soltanto al mattino gli hanno permesso
di andarsi a curare nellʼospedale
e come scordare il giovane amico
che lo stivale fascista sʼè preso
là dove sta del suo nome il rifugio.
Gli stessi agenti minacciato hanno
di fargli fare la fine del pollo.

Nikolaos Michaloliakos:

Io non son mica nato in un momento,
son colui che vi porta al cambiamento,
ma non so dirvi se sia meglio o peggio,
è per ciò che allo specchio ve ne parlo.
Qui non vʼè mai stato un colpo di stato
né un tentativo di golpe fallito
di ciò che dici convinciti Nikos
dinnanzi alla folla non puoi tradirti.
La rabbia di quelli che perso han tutto
devʼessere tua da oggi in avanti.
Dio, la gloria e tutta quanta la Grecia
son lʼunica cosa che adesso conta
al bando da qui tutti gli immigrati
quello che serve son campi minati.

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
hai forse scordato quel due novembre
in cui Papandreu cacciò i colonnelli?
Quei quattro eran pronti al colpo di stato.
Ricordi lʼottobre di Salonicco:
ri-glorifichiamo ancora la guerra
oppur vogliamo la democrazia?
I poliziotti da noi han votato
per il partito dellʼAlba Dorata.
Il manganello di questo complotto
colpisce sempre chi debole resta
come ad Atene nel duemilaotto
gli stessi agenti che ruppero il cranio
del giovane Alexis Grigoropoulos.

Nikolaos Michaloliakos:

Quando a colazione da solo mangio
come gente di scarsa informazione
dalle mie labbra rabbiose e volgari
pendon brandelli di dolci e frattaglie.
Tutti quei giornali devon tacere
dire non devon di Frangoulis Frangos
né della sua di poter bramosia
dire non devon di Liana Kanelli
parlamentare in diretta tivù
a pugni presa dal mio Kasidiaris
nel mio parlamento sostenitore
per gli immigrati di pena di morte.
Far passar dovrei lʼidea che il nazismo
mal non sia più dellʼEuropa Comune.

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
questi individui pretendon da voi
che gli portiate rispetto assoluto
quando mostran saluto hitleriano.
Voi lo sapete che il giovane Nikos
di Papadopulos vicin di cella
nel carcere stette di Korydallos?
Voi lo sapete che gli albadorensi
pure a Srebrenica furono attivi?
Voi conoscete il bordello di lusso
che in centro ad Atene a lui appartiene
dove lavorano donne immigrate?
Gli stessi agenti vanno a divertisti
e nel mentre la storia si ripete.

Nikolaos Michaloliakos:

La mia cena è fatta di grandi bestie
i denti mi pulisco con le mani
così farò quando sarò al potere:
a morte i macedoni al bando i turchi.
Le mie mani sangue non mostreranno
finché non sia questa democratura
a rendermi sovrano legalmente.
Se son stato avviato dai colonnelli
non sarà certo la mia bocca a dirlo.
I miei ragazzi aiutan le vecchiette
Voi pensate ad offrirmi i vostri voti
che io penso alla fame di potere.
Sarebbe meglio che nessuno sappia
che vedo esempio in Metaxas e Crowley.

Anti-fascista:

Giovin sognante di Piazza Syntagma
la resistenza è degna di noi altri
ma non dobbiam confondere con essa
la rabbia che ci assale in questi tempi
per quattro puttanieri che guidati
ci hanno dal Pantheon alla rovina;
ricordate che il voto di protesta
non si riduce mica a un foglio bianco
su cui qualunque cosa può esser scritta.
Il vero voto di protesta è dentro
nel cuore di chi resta nella lotta
in chi combatte con la propria testa
e gli stessi agenti non hanno testa
se non la testa di chi li comanda.

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Nota dellʼautore: “democratura” eʼ un termine coniato dallo scrittore bosniaco Pedrag Matvejevic per indicare lʼautoreferenzialità e la chiusura della casta operata dalla classe politica verso la società civile, che impedisce il naturale funzionamento della democrazia. Ne risulta un regime di governo in cui si fondono alcuni malfunzionamenti della democrazia con
quelli della dittatura.
Andrea Garbin (Castel Goffredo, MN) ha pubblicato i libri di poesia Il senso della musa (Aletti, 2007); Lattice (Fara, 2009); Viaggio di un guerriero senzʼarme (LʼArca Felice, 2012). Una prima selezione dei Canti di confine è tradotta
da Jack Hirschman e pubblicata negli USA: Border Songs (Marimbo, 2012). Ha fondato il Movimento dal sottosuolo e collabora con Volo Press e Thauma Edizioni per cui ha curato e tradotto lʼedizione italiana di Nascita Volatile, di Angye Gaona

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DIRITTI?
(Giuseppe Iannarelli)

Il dissenso,
tacito cede il passo
ad un rassegnato consenso.
Dove può lʼopera eccelsa,
costruire valori?
Dove i valori,
restano salde fondamenta?
No!, lo spirito ribelle
più non paga,
le urla di agguerrite piazze
si dissolvono in banchi di nebbia.
Il mio pensiero attonito,
si consuma rapido,
come fuoco di paglia.
Piango mio nonno,
che ha combattuto guerre
per quei diritti
che io neanche conosco,
per quelle fondamenta
ora troppo obsolete.
O cultura,
madre di tutte le civiltà,
dove i tuoi supremi insegnamenti,
oggi trovano nuova linfa?
A cosa serve tanta storia,
se più non conosco
dignità
onore
Patria.

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Giuseppe Iannarelli fa da eco alla voce degli ultimi, dando spazio nelle sue opere a vicende realmente accadute nella quotidianità della povera gente. Al suo attivo due antologie poetiche A sudest di Magicandia e Incantesimo ed un saggio di denuncia sociale Il sangue dei miserabili con il quale riceve Menzione DʼOnore al Premio Letterario Nazionale Un libro amico
per lʼinverno

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SUL MURO
(Giovanna Iorio)

Qualcuno di nuovo ha scritto
GUERRA
sul muro
con la vernice rossa
non è la prima
guerra a macchiare mattoni
e non sarà lʼultima
gocciola ancora la scritta
sulla pietra sporca
di tutte le guerre
si macchia il nostro muro
è marcio il marciapiede
di guerra che non sʼasciuga
di vocali che sanguinano
nel cielo il suono delle R
il rombo di un aereo.

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Giovanna Iorio vive a Roma. Le sue raccolte di poesia sono: La memoria dellʼacqua (Ghaleb Editore); Il libro degli oggetti smarriti, in La forza delle parole (Fara Editore); Mare Nostrum (CFR); In-chiostro, (Delta 3 Edizioni). Scrive racconti per Storiebrevi.it (Feltrinelli) ed è autrice di radiodrammi per Radio Rai 3 (Il Cantiere). Collabora con Finzioni Magazine e ha un blog personale: Amici di Letture e di Leggerezza
(http://amicidiletture.blogspot.it).

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TRE PASSI
(Roberta Lipparini)

Da qui non posso toglierla quella finestra
Da qui non riesco
a farti entrare nella testa
che tu sei giusto
tu sei normale
che è questo mondo
ad essere immorale.
Mancano tre passi al davanzale:
Ora solo due: “se mio padre potesse…”
Ora solo uno: “se io fossi uguale…”
Poi non cʼè più lo spazio
e io non riesco ad arrivare
a impedire questo strazio.
Non riesco a fermarti
né a chiederti perdono
per questo mondo adulto
che non è giusto
che non è buono.

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Roberta Lipparini è nata a Bologna nel 1964, dove vive e lavora da quasi trentʼanni in una cooperativa che si occupa di teatro per bambini e ragazzi. Fa parte del 77, un gruppo di poeti che si ritrovano al civico 77 di via S. Stefano, luogo che ha ospitato la rassegna bolognese Portici Poetici ideata da Alessandro DallʼOlio e ora sede del gruppo e di attività letterarie rivolte alla città. Ha pubblicato una raccolta di poesie per bambini con Mondadori Editore.

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LETTERA DA UN PAESE DI MORTI
(Gianmario Lucini)

Voglio concludere di notte
questo lungo viaggio dentro lʼuomo
perché nero è il suo colore e la madre
luna sua unica speranza
sepolta nel cuore di giaguaro.
Scrivo da un Paese Paradiso
spaccato in due dal cemento
segnato dallʼincuria e dal tormento
inflitto a ogni forma di bellezza;
qui dove lʼora suona
con la campana e la sirena
e Dio eterizzato sʼaddormenta
dal fetore dei rifiuti a cielo aperto,
nella notte si leva dai covili
un sordido rancore, dilaga
nel fosco di campagne addormentate
si mescola al veleno delle mafie
allʼarroganza dei forti e alle
legalizzate porcherie dʼun sistema
corrotto dai piedi alla cervice,
duro fino al cuore
e il mattino trova noi tutti un poco
più velenosi di ieri, più scontenti
noi che vogliamo tutto avere
senza la fatica dellʼingegno,
maestri dellʼinsipido senza cultura,
noi che non sappiamo più la terra
il murmure dellʼacqua, il profumo
del vento sullʼoceano dei prati
siamo un popolo che grufola indeciso
nel suo passato e nel futuro
così che scorre il presente e ci ingolfa
in una dialettica improbabile
fra ciò che siamo e che dovremo essere
e ride il mondo e ci sbeffeggia
“ecco gli eredi del grande
Rinascimento, il popolo dʼartisti
che vive allegramente in cicaleccio
per ogni inutile argomento
mentre la sua grande storia muore
in una sabba di merda e di cemento
svenduto dai corrotti e dai ruffiani,
popolo di pezzenti e teatranti
di ricchi ingordi e spietati
popolo indaffarato di scrocconi
e lestofanti
piazzaioli imboniti e imbonitori
gente che tutto vuole
senza nulla dare
disposta a farsi sfruttare per unʼesistenza
fatta di gioco e gratta e vinci”.
Non vale dimetterti
se ci sei dentro
non vale neppure indignarsi e scendere in piazza
chiamando pane e vendetta
agli dèi della chiacchiera,
non vale dopo gli anni del silenzio
al torpore di promesse invereconde
non vale abbandonare il carro dei perdenti
per dire “non nel mio nome” dopo lʼassenso
omertoso e il dileggio
per chi ancora osava un pensiero
per chi pagava lʼignavia del vostro
stolido privato
con il travaglio dʼuna vita schedata
voi che avete accettato ogni stortura
col mugugno dʼosteria, voi che col voto
avete avvallato ogni ricatto
ogni mafia e illegale potere,
tirando a campare, in attesa
che una briciola cadesse dal desco dei forti
per potervi accapigliare come cani, sgomitare
sognando in cuor vostro vacche grasse
speranze di spreco
al di là di ogni spreco, ingozzarvi
di ogni inutile oggetto e strasazi
volere ancora e ancora volere
e poi vomitare sul paesaggio
i vostri immani rifiuti, i veleni;
voi che alimentate lʼinflazione e la rapina
della finanza col vostro stesso danaro
voi che corrompete con scarpette e magliette
cibi, bevande, giochi insanguinati
i vostri figli – un mondo
dʼoggetti che grondano sangue
di Paesi lontani, di donne e bambini
falcidiati dalla vostra rapina -, voi
che amate la durezza del cemento
e disprezzate la tenerezza dei marmi antichi,
avete costruito un Paese insopportabile
dal quale si può soltanto evadere.
Per questo invocate morte da ogni cellula
del vostro corpo, da ogni pensiero. Per questo
vi appare nemico ogni essere
un pericolo il possibile,
un azzardo il cambiamento: voi
vi concedete come puttane antiche
e disperate, ad ogni lestofante,
popolo bastardo e inemendabile,
che apri lʼali ad ogni vento fascista
ad ogni duce che ti inchiodi, ad ogni
smania presidenzialista – perché non sai
parlare col nemico, vedere
dentro lʼuomo che ti sta dinnanzi.
É per questo che la notte ci tormenta
da madre diviene matrigna e la luna
da vergine si fa puttana,
è per questo che il mio
cuore gronda sangue e rimorso
per non aver imbracciato il mitra
arrugginito di mio padre partigiano,
di non esser calato in piazza
puntarvelo contro e dire
“altolà folla di assassini
molecole impazzite del sistema
questo mitra è innocuo ma prometto
che sparerà terribili parole
per farvi tutti morire di vergogna,
voi che soltanto bramate
di tornare al mondo di ieri
dove si viveva senza pensare
dove dileggiaste lʼarte col furore
integralista
perché lʼarte vuole un mondo giusto. Io
mai più sarò nuvola in calzoni *
e dunque sbranatemi poiché
al poeta non rimane che lʼinsulto
come estrema parola dʼamore”.
Gianmario Lucini

* Riferimento al titolo del noto poemetto di
Vladimir Majakowskij

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Gianmario Lucini (Sondrio, 1953) è editore con la sigla CFR, critico e poeta. Pubblicazioni recenti di poesia: A futura memoria, Il disgusto (2011), Monologo del dittatore, Krisis, Poemetti del dito bestiario e altre confessioni (2012), Sapienziali, Per il bosco, Canto dei bambini perduti (con disegni di G. Cuttone – 2013). Ha scritto la parte saggistica di Poeti e poetiche 1 e 2 (2012/13), Retrobottega 1, 2 e 3 (2011/12/13) e il saggio Ipotesi sulla nascita della poesia (2013).

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