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Antologia per il cambiamento: Gabriella Modica, Paola Musa, Benny Nonasky, Guido Oldani, Paolo Polvani

TUTT’AL PIU’
(Gabriella Modica)

Oltre lo scivolo del suo naso
vide il centro
sotto il teatro di città
vestito per lʼoccasione
a sciopero e spadaccini ambidestri.
Datosi che era disoccupata si preoccupò
prima si occupò del suo tempo
e scrisse:
non vuotare
non vuotarti
rivòltati
finché non metteranno in scena
il programma futuro di bilancio
la media equa
fra dare e rubare
finché il permesso di bruciare la terra
non di arancio di arance
non di fiamme di vite
non di petali rampicanti
sarà esclusivo diritto di proprietà
delle baie di fuoco nanotrasparente
finché lʼaccoglienza
al padre antico
immigrato
disgraziato
arruolato
non sarà deliberata in condominio
finché la trattativa decisa
solo dal copione
finché a pregarti
non sarà lʼeletto
non vuotare
non vuotarti
rivòltati
vota per il partito del dentro
portati un voto da appenderti addosso
vènerati
sfonda lo schermo dellʼimmenso
vota
la massima espansione di te
e mettici la firma
anche se lʼautore è sconosciuto.

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Gabriella Modica è nata a Palermo il 2 Novembre del 1975. Tecnico di scena in una compagnia teatrale, ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Futuro non locale per Marco Saya Edizioni. Ha pubblicato vari articoli sulla rivista online Versante Ripido. Attualmente la sua ricerca poetica è diretta alla documentazione di ritmi, suoni e forme di parola tanto rintracciabili
nella storia individuale quanto universali e condivisibili.

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PERO’ ABBIAMO UN BEL MARE
(Paola Musa)

Lʼarsenico e la mandorla
lo zinco e il miele amaro.
Non solo il corbezzolo soffia col maestrale:
tra le narici ora vibrano metalli.
Un fango rosso e denso si rapprende
poco distante da unʼacqua blu cobalto.
Fintamente fiere, sʼergono le scogliere,
forate come i nostri polmoni.
Un tempo era il carbone che anneriva.
Poi venne il grigio della fabbrica,
la tredicesima, la televisione.
Accettammo il nuovo colore innaturale,
una modernità col cellofan del danno necessario.
Sopportammo la coltre fumosa tra le dune,
per il pane, perché,
questa è la dura legge –
a che giova respirare bene,
se poi non hai niente da mangiare?
Ora anche i cancelli delle fabbriche son chiusi
e un vago sentimento da schiavi
ci fa sentire abbandonati.
Saccheggiate le speranze, offeso anche il futuro,
non osiamo più guardare in faccia i nostri figli,
mentre il turista immortala affascinato
la nostra tristezza antropologica.
Ansima il vento trascinando a stento
le nostre sagome sempre più pesanti.
Che cosa siamo?
Il nostro posto non è più nel cuore della terra,
né in mezzo allʼaria e a troppa luce che trafigge.
Che cosa siamo, dunque?
Umiliati, vaghiamo tra discariche
e quasi rimpiangiamo.
Con vergogna sostiamo
allo sportello della cassa integrazione.
Intanto lʼangelo della morte osserva,
e lenta e silenziosa sʼinsinua nello scolo
che arriva fino al giardino della scuola.
Qualcuno dice che i bambini
qui
non crescono per troppo piombo
e sono meno intelligenti,
che lʼalluminio provoca lʼalzheimer
e consuma la memoria,
che il cadmio fa diventare pazzi.
Che cosa siamo, allora?
Siamo anime di minatori
assurti a nuova specie minerale.
Siamo pastori di pecore a più teste.
Siamo raccoglitori di grano avvelenato.
Siamo i segreti dei poligoni
con il sangue andato a male.
Siamo il popolo eletto dalla nazione
a mutazione genica.
Per lʼopinione generale
però abbiamo un bel mare.

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Nota dellʼautrice: la poesia si riferisce in particolar modo al territorio del Sulcis-iglesiente in Sardegna, la zona più povera e depressa dʼItalia, con altissimi casi di depressione e suicidi, tumori, malattie respiratorie e genetiche, compromissione dellʼintelligenza e della crescita dei bambini. Fenomeni causati dallʼinquinamento e dallʼaltissima presenza di
metalli pesanti e polveri ultrasottili. Gli ultimi versi accennano anche allʼuranio impoverito e alle sperimentazioni di armi nei poligoni militari.
Paola Musa è scrittrice, traduttrice, poetessa e paroliere. Una selezione di poesie è stata pubblicata dalla casa editrice Arpanet, recensita da Elisabetta Sgarbi. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Condominio occidentale (Salerno Editrice),selezionato al Festival du Premier Roman de Chambery e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo. Nel 2009 il suo secondo romanzo Il terzo corpo dellʼamore (Salerno Editrice). Con Albeggi Edizioni ha pubblicato la silloge Ore
venti e trenta.

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LA LITANIA
(Benny Nonasky)

Brulica la terra di fermenti attivi
come sangue sul fuoco, e niente:
i pedoni proseguono ad ignorare le
strisce; i bambini a gettare le
carte di caramelle dappertutto; gli
assassini ad utilizzare sacchetti di
plastica per soffocare la vittima.
Che però un qualcosa stia accadendo
è chiaro.
E a saperlo sono soprattutto le api.
Muoiono a catena –
nei flutti rabbuffanti del sistema Natura –
con passaggi scanditi da tappe
prestabilite, non elencabili, ma
con imprescindibile unità di arrivo.
Cʼè chi sperimenta i bordi dei
giardini chiedendo una monetina.
Cʼè chi ruba o uccide per un poʼ di
polline. Ma la pratica più vagliata
è la roulette russa.
Unʼagonia.
E non per chi si spappola le cervella.
Descrivo:
tutti seduti intorno ad un tavolo, gira
la pistola, bum! e fine della storia.
Addio
debiti, rimorsi,
pignoramenti, umiliazione.
Il prossimo giro: il giorno che verrà.
Unʼagonia.
Unʼagonia per il giorno da vivere,
quello dellʼisotermo confronto
debiti, rimorsi,
pignoramenti, umiliazione.
Il fiore è il premio proibito –
non fattibile in base alle leggi
del mercato delle tarantole.
<>,
impone la Regina formica.
Ma andrebbe per le lunghe.
Ormai è una missione radicale,
radicalizzata.
I calabroni consigliano illusioni
atmosferiche per governare lʼansia.
Le talpe propongono testi
sul Paleozoico e sulla prima
Rivoluzione Industriale.
Cʼè chi propone il Gioco dei Pacchi
e chi annuncia viaggi interstellari
senza una direzione precisa.
Sì: nessuno fa i conti con i bordi
dei giardini né con la polvere
annidata sulle maniglie delle
librerie.
Andrebbe per le lunghe.
Più decoroso un rapido giro di roulette,
con sottofondo una litania.
Canta la cicala:
<>
undsoweiter,
undsoweiter.

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Benny Nonasky, poeta dʼorigine calabrese, ha pubblicato le sillogi poetiche Nelle trasparenze caotiche di nuvola perpetua, Ed. Montag (2009), e Imàgenes Trasmundo per Albeggi Edizioni (2012); oltre ad un quaderno poetico intitolato Vestito a nozze, carne e trenta lamette, GDS Edizioni (2010). Da poco è uscita a San Francisco (USA) The tears of things, silloge poetica tradotta dal poeta laureato Jack Hirschman.
(www.bennynonasky.org)

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LO STATO
(Guido Oldani)

la metà si nasconde nelle stanze,
lamentano agli dei dʼessere in pochi,
senza un mestiere sono stipendiati.
ognuno apporta il proprio peso morto
e tra i privati il più è malavita
e pochi fanno il pane che ci sazia:
il terzo mondo è la nostra grazia.

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Guido Oldani ha pubblicato sulle principali riviste letterarie del secondo Novecento ed è autore delle raccolte Stilnostro, Sapone, La betoniera. È stato curatore dellʼAnnuario di Poesia Crocetti ed è presente in alcune antologie, tra cui Il pensiero dominante (Garzanti, 2001), Tutto lʼamore che cʼè (Einaudi, 2003) e Almanacco dello specchio (Mondadori, 2008). È lʼideatore del realismo terminale e lʼinventore della similitudine rovesciata. La sua poetica è diventata uno spettacolo teatrale dal titolo Millennio III nostra Meraviglia, scritto e interpretato dallʼattore Gilberto Colla. Oldaniè direttore artistico del Festival Internazionale Traghetti di Poesia e fondatore del Tribunale della poesia; collabora con alcuni quotidianitra cui LʼAvvenire e Affari Italiani. Con Mursia ha inaugurato la Collana Argani, che dirige, pubblicando Il cielo di lardo e nel 2010 IlRealismo Terminale, traduzione in inglese a cura di Alessandro Carrera dellʼUniversità di Houston in Texas. La raccolta di scritti sullo stesso Realismo terminale, dal titolo La Faraona ripiena a cura degli italianisti Elena Salibra e Giuseppe Langella, è del 2013 (Mursia Ed).
6
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L’UOMO CHE BRUCIA
(Paolo Polvani)

Forse importa alle banche un uomo che brucia?
Una grossa fiammata non ammorbidisce
il ruggito degli autobus
e i semafori
perseguono nel loro muto ammiccare.
La comunità dei colombi ne risulta
parecchio infastidita.
Lʼuomo in fiamme percuote stupidamente lʼaria,
annaspa, affoga nella piazza, è tragico
ed è buffo. Cʼè una lettera. La vampata
iniziale è la firma. La solitudine
è ogni ricordo.

UNA RINGHIERA
(Paolo Polvani)

Guarda: perde una ciabatta mentre scala
una sedia, non è impresa da poco scavalcare
una ringhiera, ci sono i fili della biancheria
cʼè lo sguardo dei gatti e le foto
allineate come un cinema muto
e guardare di sotto non porta bene. Una pensione:
ci si combatte con quei pochi euro
si maledice quella cifra esigua ma a che serve
mordere il cielo
Guarda: la sedia traballa, non bisogna
guardare di sotto, non bisogna. Non ci saranno
angeli a sorvegliare il volo e Nembo Kid
sarà occupato altrove. Guarda come si scavalca
una ringhiera.

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Nota dellʼeditore: queste due distinte poesie scritte da Polvani descrivono episodi ormai divenuti comuni e quasi “ripetitivi” nelle cronache del nostro Paese e non solo del nostro. Pensionati stufi di vivere con gli spiccioli ei debiti che decidono di farla finita col gas; padri di famiglia che non hanno più lavoro, né soldi, né futuro per loro stessi o i propri figli, persone affogate nei debiti che decidono di darsi fuoco o di scavalcare una ringhiera, e lo stesso hanno fatto imprenditori costretti a rinunciare a tutto ciò che avevano costruito nella loro vita, nella vergogna di lasciare nella disperazione lapropria famiglia e quelle dei propri dipendenti. Ho deciso di lasciarle insieme in memoria di Antonio Formicola, che si è tolto la vita dandosi fuoco e gettandosi da un balcone del Municipio di Ercolano. Sono state scritte prima di quellʼepisodio, casualmente si incastrano nel puzzle tragico del destino di questʼuomo, che vorrei rimanesse nel nostro ricordo. Vorrei anche che queste due poesie penetrassero nella mente di coloro che hanno la responsabilità di prendere le decisioni atte a prevenire eventi così
terribili. Ricordo e monito per tutti.
Paolo Polvani è nato nel 1951 a Barletta, dove vive. Ha pubblicato alcuni libri di poesia, tra cui: Alfabeto delle pietre (ediz. La fenice, Senigallia, 1999); Trasporti urbani (ediz. Altrimedia, Matera 2006); Compagni di viaggio (ediz.Fonema, Perugia 2009); Un inventario della luce (ediz. Helicon 2013).
100 Thousand

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