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100 Thousand Poets for Change e i suoi fondatori: Michael Rothenberg e Terri Carrion

100 Thousand Poets for Change ebbe inizio nel marzo 2011 con una call to action su facebook. Terri ed io vivevamo isolati, raramente connessi con il mondo esterno e solo attraverso internet. Parlavo con una amica su facebook del mio stato dʼanimo, gonfio di tristezza e di disperazione per la situazione nel mondo, della mia disapprovazione verso la comunità di artisti, poeti, musicisti, per lʼinerzia e la mancanza di coinvolgimento in relazione ai tanti orrori di cui ogni giorno erano piene le notizie da ogni parte del mondo. Fu così che dissi alla mia amica: “… Dovrebbero esserci centomila poeti per il cambiamento…” E lei rispose: “Eʼ una buona idea!” Ci pensai su e decisi di lanciare una call to action creando una pagina evento su facebook ed invitando i miei amici di facebook a partecipare. “Vuoi unirti ad altri poeti negli USA e in giro per il pianeta in una dimostrazione/celebrazione della poesia per promuovere un serio cambiamento sociale, ambientale e politico? Se lo vuoi, firma qui e vediamo se riusciremo a raccogliere abbastanza persone che prendano sul serio un evento del genere”. Fissammo la data per lʼazione globaleil 24 settembre. La mission era poesia, pace,sostenibilità, consapevolezza e sensibilizzazione,lʼunione di comunità isolate di artisti di tutto il mondo. I nostri amici ci avrebbero seguito? Ero pieno di dubbi. Fukushima, il disastro petrolifero del Golfo del Messico, guerre ovunque, genocidi, razzismo, il riscaldamento globale, la crescente ondata di violenza contro le donne, e la lista poteva andare avanti allʼinfinito. Mi sembrava improbabile pensare che gli artisti si sarebbero improvvisamente fermati a riflettere nel bel mezzo del caos e della disperazione che stava
inghiottendo il mondo. Gli artisti sembravano davvero più impegnati nel business dellʼarte che non nellʼarte come veicolo di cambiamento. Restammo davvero sorpresi dalla risposta. La call to action esplose come un incendio. Per il 24 settembre 2011 erano pianificati 700 eventi in 95 Paesi. Terri creò un sito e ad ogni aderente fu data la possibilità di aprire una propria pagina nel blog dellʼiniziativa per promuovere il proprio evento. Fu a quel punto che la Stanford University ci contattò. Avevano sentito parlare di noi e si dichiaravano disponibili a realizzare un archivio di tutta la documentazione che gli organizzatori avrebbero postato sulle proprie pagine. La Stanford realizzò la portata di questo evento. Le voci lo davano come il più grande reading mondiale della storia! Era incredibile vedere come i programmi si moltiplicavano in giro per il mondo. Lʼevento del 2011 fu sbalorditivo e fu solo lʼinizio. Lʼanno dopo, il 29 settembre 2012, si aggiunsero musicisti, mimi, fotografi, performer. E questʼanno 2013, per il 28 settembre, in luglio erano già 500 gli eventi in calendario in 100 Paesi, con iniziative cresciute in grandezza ed importanza rispetto a quelle del 2011. Abbiamo la sensazione di stare sperimentando un cambio di paradigma globale e i poeti e gli artisti vogliono esserne parte attiva. Ovunque la gente è alla ricerca di
un cambiamento positivo. Non credo che ci siano molte persone contente di come governi e corporation stanno gestendo il pianeta. Lʼassurda proliferazione di guerre e violazioni dei diritti umani, diseguaglianze economiche, prevaricazione del potere finanziario e lʼevidenza dei cambiamenti climatici causati dallʼuomo sono tutti elementi che non possono più essere ignorati. Con 100 Thousand Poets for Change abbiamo creato un forum, un evento, una piattaforma, una comunità, consentendo
a denunce locali e globali di incanalarsi in azione e coinvolgimento, educazione e presa di coscienza. Non solo le tematiche affrontate sono state di rilevanza sociale, politica, ambientale ed economica, ma le stesse arti sono state sospinte
verso lʼabbattimento delle barriere locali e globali. Arti sviluppate in un contesto che va ben oltre quello, sterile, dei generi, degli stili e dei gradi di successo. Le arti devono influenzarsi tra di loro, ciascuna disciplina deve essere
incubatore per lʼaltra, le diverse espressioni artistiche miscelandosi e arricchendosi delle diversità, delle distanze, delle contaminazioni, in unʼimmensa fioritura planetaria, in un “rinascimento” che rappresenti davvero qualcosa di nuovo. La storia della civiltà è prossima ad un grande cambiamento e tutti gli artisti del mondo sono chiamati a fare la propria parte affinché
questo cambiamento avvenga davvero.
100 Thousand Poets for Change sta costruendo la sua identità, mentre osserviamo molti organizzatori espandere la propria comunità ognuno nel modo più consono alla sua realtà. Terri ed io siamo stati recentemente ad un evento a Hollywood, in Florida, nel quale erano coinvolti non soltanto artisti di Hollywood: alcuni erano venuti anche dalla Jamaica. Siamo stati ad un altro evento a San Antonio, in Texas, che ha coinvolto poeti da Austin e Houston. Recentemente cʼè stato un incontro molto significativo in Marocco tra il poeta marocchino El Habib Louai ed il poeta irlandese Tomas Carty, entrambi organizzatori
di 100TPC, che hanno condiviso il progetto e lʼamore per la poesia. I poeti di 100TPC del North Carolina si sono uniti a quelli di Baltimore per scambiarsi esperienze di lavoro e idee. Ad Abuja, in Nigeria, ci sono 5 referenti di 100 Thousand Poets for Change che offrono iniziative durante tutto lʼanno. Antologie dei poeti coinvolti sono in fase di realizzazione in Italia, Stati Uniti, Albania, Messico. Ma questo è solo lʼinizio. Le comunità di 100TPC hanno cominciato a contaminarsi, mischiarsi, e gli eventi si susseguono ormai ovunque e continuamente. Poeti ed artisti non si sentono più soli nella loro battaglia per il cambiamento e possono allargare le proprie comunità di riferimento ampliando il loro raggio di azione. A Santa Rosa, vicino a dove vivo, abbiamo avuto un evento primaverile nei giorni 5, 6 e 7 aprile, con dozzine di band (folk, heavy metal, hip hop African), compagnie di danza di hip hop e modern jazz, tre reading poetici (di cui uno bilingue per solidarietà con Grito Mujer e con la partecipazione dei musicisti messicani Des Colores) e una dozzina di poeti da Los Angeles, Palm Springs, San Luis Obispo e San Francisco venuti a dare il loro sostegno. Cʼerano danzatrici del ventre, danzatori col fuoco, unʼiniziativa
della Windsor High School “microfoni aperti”, seminari su pace e sostenibilità, Chicana Art, corsi di danza hip hop. Tutto ad ingresso libero.
Una grande celebrazione dellʼarte per la pace e la sostenibilità, dellʼarte che ha scopo e senso di comunità. Un grande miscuglio di artisti di tutti i generi. 100TPC come forte catalizzatore di creatività e cambiamento: questo è ciò che è accaduto sinora e ciò che spero di veder accadere sempre di più nel mondo. Lʼobiettivo degli artisti coinvolti in 100 Thousand Poets for Change è quello di cogliere e reindirizzare il dialogo politico e sociale e sospingere la stori della nostra civiltà verso pace e sostenibilità.
Grazie a tutti voi per il vostro sostegno.
http://www.100tpcmedia.org

100 Thousand

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