Home > Poesia > Wystan Hugh Auden – Blues dei rifugiati

Wystan Hugh Auden – Blues dei rifugiati

Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime,
c’è chi abita in palazzi, c’è chi abita in tuguri:
Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto.‎

Avevamo una volta un paese e lo trovavamo bello,
Tu guarda nell’atlante e lì lo troverai: ‎
Non ci possiamo più andare, mia cara, non ci possiamo più andare.

Nel cimitero del villaggio si leva un vecchio tasso,
A ogni primavera s’ingemma di nuovo: ‎
I vecchi passaporti non possono farlo, mia cara, i vecchi passaporti non possono farlo.

Il console batté il pugno sul tavolo e disse:
“Se non avete un passaporto voi siete ufficialmente morti”:
Ma noi siamo ancora vivi, mia cara, ma noi siamo ancora vivi.

Mi presentai a un comitato: mi offrirono una sedia;
Cortesemente m’invitarono a ritornare l’anno venturo:
Ma oggi dove andremo, mia cara, ma oggi dove andremo?

Capitati a un pubblico comizio, il presidente s’alzò in piedi e disse:
“Se li lasciamo entrare, ci ruberanno il pane quotidiano”:
Parlava di te e di me, mia cara, parlava di te e di me.

Mi parve di udire il tuono rombare nel cielo;
Era Hitler su tutta l’Europa, e diceva: “Devono morire”; ‎
Ahimè, pensava a noi, mia cara, ahimè, pensava a noi.

Vidi un barbone, e aveva il giubbino assicurato con un fermaglio,
Vidi aprire una porta e un gatto entrarvi dentro: ‎
Ma non erano ebrei tedeschi, mia cara, ma non erano ebrei tedeschi. ‎

Scesi al porto e mi fermai sulla banchina,
Vidi i pesci nuotare in libertà: ‎
A soli tre metri di distanza, mia cara, a soli tre metri di distanza. ‎

Attraversai un bosco, vidi gli uccelli tra gli alberi,
Non sapevano di politica e cantavano a gola spiegata:
Non erano la razza umana, mia cara, non erano la razza umana.

Vidi in sogno un palazzo di mille piani, ‎
Mille finestre e mille porte;
Non una di esse era nostra, mia cara, non una di esse era nostra.

Mi trovai in una vasta pianura sotto il cader della neve;
Diecimila soldati marciavano su e giù:
Cercavano te e me, mia cara, cercavano te e me.‎

Auden 1

*********************************************************************************

Nato a York, in Inghilterra, il 21 febbraio 1907, vissuto per tre decenni in America, morto in Austria, a Kirchstetten, il 29 settembre 1973, Wystan Hugh Auden è stato uno dei pochi grandi poeti di metà Novecento.
L’aver vissuto dal 1936 al 1945 fra guerra civile spagnola e seconda guerra mondiale un cruciale passaggio d’epoca, con tutti i mutamenti di situazione storica e letteraria, fa di lui un maestro in bilico fra le due metà del secolo e proprio per questo ancora in gran parte da riscoprire e da interpretare.
Auden esordì negli anni Trenta come scrittore impegnato e di sinistra, come ironico e sarcastico demistificatore della cultura borghese e leader letterario di un gruppo di giovani autori studenti a Oxford, tra cui Christopher Isherwood, Cecil Day Lewis, Louis MacNeice, Stephen Spender. Nel 1937 partecipò brevemente come autista del soccorso medico alla guerra civile spagnola. L’anno prima aveva sposato la figlia di Thomas Mann, Erika, allo scopo di farle ottenere il passaporto inglese e permetterle di uscire dalla Germania nazista. Nel 1939 Auden si trasferisce con Isherwood negli Stati Uniti suscitando parecchie reazioni polemiche, dato che il loro gesto venne interpretato come una diserzione morale dall’Inghilterra e dall’Europa minacciate da Hitler.
Prenderà la cittadinanza americana nel 1946 e diventerà sempre di più uno scrittore ammirato nell’ambiente newyorkese, esercitando una notevole influenza su poeti più giovani come John Ashbery.
Negli anni inglesi aveva conosciuto T.S. Eliot (che lo pubblicò per la prima volta sulla sua rivista «Criterion») e fu amico di E.M. Forster. Negli anni americani fu in contatto fra l’altro con intellettuali e scrittori tedeschi come Klaus Mann, Erich Heller e Hannah Arendt. Per la sua cultura ebbero una fondamentale importanza sia la filosofia e la critica sociale (Marx e Freud all’inizio, poi Kierkegaard e Simone Weil), sia il teatro (Shakespeare, Ibsen) e il teatro musicale (Mozart, Verdi).
Oltre che da Yeats e da Eliot, in gioventù fu influenzato da Rilke (per poco e negativamente, disse) poi soprattutto da Brecht e più tardi da Karl Kraus (con Isherwood era stato a Berlino per ragioni di studio nel 1928-29).
Negli anni Cinquanta Auden trascorreva metà dell’anno a New York e metà a Ischia. In seguito sostituì l’isola napoletana sempre più rumorosa con il piccolo villaggio austriaco di Kirchstetten, vicino Vienna. Con il suo compagno Chester Kallman scrisse alcuni libretti d’opera, tra cui quello per La carriera di un libertino di Igor Stravinskij, che andò in scena nel 1951 alla Fenice di Venezia.
Tra i suoi libri di poesia più importanti e noti, Un altro tempo (1940), L’età dell’ansia (1947), e la breve raccolta postuma Grazie, nebbia (1974). Assai rilevante è la sua attività di saggista, documentata soprattutto nel volume La mano del tintore (1962).

Annunci
  1. gabriele
    ottobre 12, 2013 alle 6:10 pm

    la poesia non ha ostacoli ma solo un cuore grande

  2. gennaio 2, 2014 alle 11:05 pm

    Il console batté il pugno sul tavolo e disse:
    “Se non avete un passaporto voi siete ufficialmente morti”:
    Ma noi siamo ancora vivi, mia cara, ma noi siamo ancora vivi.
    Ancora tragicamente attualissima direi…

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: