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Archive for dicembre 2013

2013 in review

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Categorie:Poesia

IZET SARAJLIĆ – La linea Maginot

Fra te e me ci sarà sempre la linea Maginot,
fra te e me ci sarà sempre l’Ombra delle Disgrazie Passate,
il Cielo dei Caduti ci sarà,
e le mie poesie più amorose scritte per te ti faranno ricordare la polvere da sparo,
la polvere da sparo, le trincee, il fronte affumicato.

Fra te e me ci sarà sempre la linea Maginot,
fra te e me,
fra ogni nostro Aprile e noi,
fra ogni nostro novembre e noi,

l’Ombra delle Disgrazie Passate, il Cielo dei Caduti, la linea Maginot,
e mai, davvero mai riusciremo tu e io a occuparci soltanto delle tende nuove
necessarie a far cinguettare il nostro appartamentino,
necessarie per sottrarci alla vista di tutti quando beviamo i dolci vini del nostro amore,
per non farci vedere da nessuno quando torniamo dalle nostre
inutili fughe stanchi,
per non far scoprire a nessuno le tacite ragioni per cui viviamo.

Fra te e me ci sarà sempre la linea Maginot,
fra te e me, fra noi, fra tutti noi,
per dirci quanto siano insignificanti le tende nuove nel nostro appartamento
quanto sarebbe comicamente irrilevante anche chi potesse vederci quando ci amiamo,
qualcuno che potesse lamentarsi di noi quando ci amiamo.

Fra te e me ci sarà sempre la linea Maginot,
L’Ombra delle Disgrazie Passate, il Cielo dei Caduti, la linea Maginot.
I treni ci porteranno nelle nostalgiche primavere dei nostri aprili novembrini
perché il nostro tetro carico urbano di pensieri
si arricchisca di verde così necessario per vivere, così necessario per amare,
così necessario per andarsene umanamente,
ma sappi:
noi non riusciremo mai a raccogliere le margherite solo come margherite,
perché fra i fiori e noi, fra te e me,
ci sarà sempre la linea Maginot.

Fra te e me ci sarà sempre la linea Maginot.
Fra te e me,
fra ogni nostro desiderio e noi,
fra ogni nostra partenza e noi,
fra ogni nostro ricordo e noi
ci saranno sempre
L’Ombra delle Disgrazie Passate, il Cielo dei Caduti, la linea Maginot.

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IZET SARAJLIĆ, Soprannominato Kiko e nato a Doboj (Bosnia settentrionale) da famiglia musulmana, si trasferisce nel 1945 a Sarajevo, dove consegue la laurea in lettere alla facoltà di filosofia della locale università. Fondatore nel 1954 del “Gruppo 54”, movimento d’innovazione poetica, ed uno fra gli organizzatori delle “Giornate poetiche di Sarajevo” nel decennio successivo; è stato un rinomato e pluripremiato scrittore jugoslavo, conosciuto anche nei paesi dell’allora Patto di Varsavia e spesso invitato come personalità culturale nella stessa Mosca. Durante la guerra in Bosnia (successiva allo scioglimento della Jugoslavia) e l’assedio di Sarajevo perse le due sorelle (Nina e Raza), e fu una delle pochissime personalità a voler rimanere nella città a cui era molto legato, che apprezzava principalmente per il carattere laico e multietnico. Subito dopo la fine degli eventi bellici perderà la moglie (cattolica figlia di ortodosso). Nel 1997 fu spinto verso Salerno per via dei legami di amicizia avuti con Alfonso GattoIzet, e successivamente intrecciò una collaborazione con la struttura “Casa della Poesia” [2] di Baronissi (SA), della quale fu nominato presidente onorario. L’ultimo premio (il “Moravia”) lo riceverà in Italia nel 2001 per la raccolta “Qualcuno ha suonato”. Il 2 maggio del 2002 a Sarajevo, successivamente ad un’intervista concessa ad un’emittente televisiva polacca, fu trovato morto dalla figlia per infarto. È sepolto nel cimitero della capitale bosniaca. Dal 2002 Casa della poesia organizza a suo nome un festival internazionali di poesia nella capitale bosniaca.

Séamus Heaney – Scavando

Tra il mio indice e il pollice

E’ acquattata la penna; a proprio agio come una pistola.

Sotto la mia finestra un netto suono stridulo

Quando la vanga affonda nel terreno ghiaioso:

Mio padre sta scavando. Guardo giù

Finché la sua groppa tesa piegata fra le aiuole

Riemerge indietro di vent’anni

China ritmicamente su solchi di patate

Dove stava scavando.

Il ruvido scarpone posato sul vangile, il manico

Contro l’interno del ginocchio che gli faceva da robusta leva.

Sradicava le cime, affondando con forza la lama lucida

Per sparpagliare le patate nuove che noi raccoglievamo

Amando quella fresca saldezza tra le mani.

Per Dio, la vanga il vecchio la sapeva usare,

Proprio come il suo vecchio.

Mio nonno poteva tagliare più torba in un sol giorno

Di chiunque altro nella torbiera di Toner.

Una volta gli portai una bottiglia di latte

Malamente tappata con della carta. Si drizzò

Per bere, subito poi tornò a darci dentro

Incidendo e tagliando in modo netto, lanciandosi

Le zolle alle spalle, scavando più e più a fondo

Per la buona torba. Scavando.

L’odore freddo di patate muffite, lo schiocco poltiglioso

Della torba bagnata, le nette recisioni di una lama

Attraverso radici vive mi tornano alla mente.

Ma io non possiedo vanghe per tener dietro a uomini così.

Tra il mio indice e il pollice

E’ acquattata la penna.

Con quella io scaverò.

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Séamus Heaney e’ Séamus Heaneyuno dei più grandi poeti del Novecento, grande esponente della cultura irlandese.
Nacque nella fattoria “Mossbawn”, tra Castledawson e Toomebridge, in Irlanda del Nord, nella Contea di Antrim, primo di nove figli. Nel 1953 la famiglia si trasferì a Bellaghy, a pochi chilometri, dove il poeta visse la giovinezza.
La sua prima formazione scolastica avvenne ad Anahorish (in gaelico, “il luogo delle acque chiare”). Nel 1957 si iscrisse alla Queen’s University Belfast; dopo la laurea in Lettere, insegnò a Belfast, e in seguito a Dublino.
L’Irlanda ricorre nella lirica del poeta attraverso paesaggi, ricordi giovanili e temi della rinascita irlandese (Celtic revival).
Ha vissuto tra l’Irlanda e gli Stati Uniti, dove dal 1984 ha insegnato all’Università di Harvard.
In tutte le opere di Heaney hanno rilievo le vicende legate al problema dell’indipendentismo irlandese. La sua poetica è legata alla sua terra, alla vita politica del paese. Come egli ha scritto nella poesia Digging, il poeta userà la penna come il nonno e il padre hanno usato la vanga.

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