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Benny Nonasky – Shoah

Oltre le mie cose: l’arrendevolezza,
la scelta impossibile, la neve,
la neve, un campo di verza congelato.
Un sole d’urina dilaga nella carrozza.

Ho edificato il tetto e le mura con la
mia pelle. Le ossa erano le fondamenta.
Ne ho gettato le basi mentre
qualcuno dice – sempre:
“Cosa è stato?”
Non è stato un terremoto,
non è stato un temporale:
quando è arrivato il lupo
è bastato solo il secco passo
a seminare macerie, macerie,
macerie.
Sta radendo al suolo un’intera città
di pelle ed ossa. Poi
il mondo. Già
l’universo.

Come spiegarti la realtà senza annoiarti?
Mi riconosci dentro a questo cielo aperto
tra moda e cheese e senza capelli, vuoti
gli occhi, freddo il grembo?*

Ti cuntu nu cuntu:
la domenica mattina:
patate al forno,
lasagne,
un croissant, s’il vous plait.
Ma non posso, non posso:
mi ricorda altro:
la domenica pomeriggio:
la neve, neve,
un campo,
Arbeit Macht Frei,
la neve, la neve.
Un ricordo sbagliato –
un croissant, s’il vous plait;
un croissant, s’il vous plait.

* “Se questo è un uomo” di Primo Levi
** “Tra tutti i popoli” di Natan Alterman
Benny

http://www.bennynonasky.org/1/post/2014/01/sessantanovesimo.html

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Categorie:Poesia
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