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Archive for the ‘Poesia’ Category

Odisseas Elitis

Uomo, tuo malgrado
Malvagio – per poco non è altra la tua sorte.
Se almeno davanti a un fiore sapessi
Comportarti
Giustamente, avresti tutto. Perchè dal poco,
Anche dall’uno talvolta – come nell’amore –
Conosciamo il resto. Ma la folla resta
Solo sulla superficie delle cose
Tutto vuole e prende e non le rimane nulla.

E’ già arrivato il pomeriggio
Sereno come a Mitilene o in un quadro
Di Theofilos, fin là a Eze,a Cap-Estel,
Insenature dove il vento assesta bracciate
Una tale trasparenza
Che tocchi le montagne e continui a vedere l’uomo
Che era passato ore prima
indifferente e che ormai dev’essere arrivato.
Dico: sì, devono essere arrivati
Al loro termine la guerra e il Tiranno nella sua caduta
E la paura dell’amore davanti alla donna nuda.
Sono arrivati, sono arrivati e solo noi non vediamo
A tentoni ci scontriamo di continuo con i nostri fantasmi.

Angelo tu che voli qui intorno
Sofferente e invisibile , prendimi per mano
Sono dorate le trappole degli uomini
Ed io non posso che restare con quelli di fuori.

Perchè anche l’Invisibile lo sento presente
L’unico che io chiami Principe, quando
La casa tranquillamente
Ancorata nel tramonto
Manda bagliori
E come in un assalto un pensiero
S’impone d’un tratto mentre altrove andavamo.

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Odisseas Elitis, (pseudonimo di Alepudelis), nacque a Iraklion (Creta), nel 1911, da famiglia originaria dell’isola di Lesbo. Soggiornò a lungo a Parigi (una prima volta dal 1948 al ’52, una seconda dal 1969 al ’71), dove entrò in contatto con i maggiori animatori della vita culturale: Breton, Eluard, Tzara, Ungaretti, Matisse, Giacometti, Picasso. Ricoprì incarichi di prestigio, come quello di presidente dell’Ente radiofonico greco, di membro dell’Unione internazionale dei critici d’arte e di membro della Société Européenne de Culture, ottenne numerosi riconoscimenti in Europa e negli Stati Uniti, e molte lauree honoris causa dai piú prestigiosi atenei del mondo. Nel 1979 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura.
Raccolte poetiche: Orientamenti (1940); Sole il Primo (1943); Canto eroico e funebre per il sottotenente caduto in Albania (1945); Dignum est (1959); Sei rimorsi piú uno per il cielo (1960); L’albero di luce e la quattordicesima bellezza (1971); Sole sovrano (1971); Morte e resurrezione di Costantino Paleòlogo (Parigi, 1971); Monogramma (Bruxelles, 1971); Gli R di amore (1972); I fratellastri (1974); Maria Nefeli (1978); Tre poesie sotto bandiera ombra (1982); Diario di un invisibile aprile (1984); Piccolo marinaio (1985); Elegie di Oxòpetra (1991); A occidente del dolore (1995); Da vicino (1998, postumo).
Scrisse anche importanti saggi autobiografici o letterari, raccolti nei volumi Carte scoperte (1975); Nel bianco (1992); Il giardino degli inganni (1995); 2 x 7 e (1996). Le sue traduzioni (dalle opere di Saffo, Ungaretti, Majakovskij, Eluard, Jouve, Lorca) sono raccolte nel volume Riscrittura.
È stato tradotto in tutte le lingue europee, oltre che negli Stati Uniti, in Giappone, in Israele. Del solo Axion estí (Dignum est) si contano decine di traduzioni nelle principali lingue del mondo. Oltre al presente volume (1997), Crocetti ha pubblicato anche Diario di un invisibile aprile (1990, in questa collana, Lèkythos 12).
È morto ad Atene, nel 1996.odisseas-elitis

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Categorie:Poesia Tag:

Nessuno

Nessuno lascia la casa a meno che la casa non sia la bocca di uno squalo
Scappi al confine solo quando vedi tutti gli altri scappare

I tuoi vicini corrono più veloci di te

il fiato insanguinato in gola
Devi capire che nessuno mette i figli su una barca
 

A meno che l’acqua non sia più sicura della terra 


Nessuno si brucia i palmi sotto i treni 

Sotto le carrozze
Nessuno passa giorni e notti nel ventre di un camion nutrendosi di carta di giornale

A meno che le miglia percorse non siano più di un semplice viaggio
Nessuno striscia sotto i reticolati

Nessuno vuole essere picchiato, compatito

Nessuno sceglie campi di rifugiati o perquisizioni a nudo che ti lasciano il corpo dolorante

Né la prigione. […]


Nessuno ce la può fare, Nessuno può sopportarlo

Nessuna pelle può essere tanto resistente […]
Voglio tornare a casa, ma casa mia è la bocca di uno squalo 

Casa mia è la canna di un fucile

E nessuno lascerebbe la casa
A meno che non sia la casa a spingerti verso il mare
A meno che non sia la casa a dirti d
i affrettare il passo

Lasciarti dietro i vestiti

Strisciare nel deserto,

Attraversare gli oceani.


Annega Salvati Fai la fame
Chiedi l’elemosina

Dimentica l’orgoglio.


È più importante che tu sopravviva […]

(Giovane poetessa keniana Warsan, nata da genitori somali in fuga dalla guerra civile)

Categorie:Poesia

Jorge Enrique Adoum – Passatologia

contropelo contromano
contro corrente
contropioggia
controcuore e controblio
controcolpo di quello che è stato
sopravvivendo controconiuge
controdestino e contro i governi
che sono tutto l’assurdo del destino
controlucidità e contrologica
controgeografia (perché ero
contro passaporti dittatori continenti
e contro le abitudini
che sono più peggiori* dei nostri dittatori)
contro te e i tuoi ho paura
contro io e la mia certezza al contrario
contro noi stessi
cioè controtutto

e tutto per cosa

* perché i dittatori erano già il peggio
e perché così si dice nel mio paese e non mi scuso

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Jorge Enrique Adoum (Ambato, Ecuador, 1926), pubblica il suo primo libro di poesia (Ecuador amargo) nel 1949, da allora la sua opera comprende più di trenta libri di diverso genere, tra cui ventuno di poesia. Conosciuto fino al 1976 fondamentalmente come poeta, sorprese il mondo letterario con il romanzo Entre Marx y una mujer desnuda, considerato uno dei più importanti romanzi sperimentali dell’America Latina.
Si è dedicato altresì con successo al teatro, e ha realizzato una notevole opera critica con saggi su Valéry, Rilke, Eliot, Majakovski, García Lorca, Hughes, e Vallejo, raccolti nel volume Poesía del siglo XX.
E’ poi tornato recentemente alla poesia pubblicando lo straordinario “El amor desenterrado” (il poemetto nasce da un fatto di cronaca: il ritrovamento in Ecuador di un cimitero paleo indio risalente all’8000 a.C. circa e, in questo contesto, la scoperta dei cosiddetti «amanti di Sumpa»: due scheletri avvinghiati in un abbraccio, coperti di pietre).
Vincitore dei più prestigiosi premi letterari dell’America Latina, è stato considerato come il più degno erede della poesia di Pablo Neruda di cui è stato segretario personale per alcuni anni.
Le sue opere sono state tradotte e pubblicate in molti paesi e inserite in innumerevoli antologie.
E’ stato da poco pubblicato a Cuba De cerca y de memoria: Lecturas, autores, lugares, un libro di ricordi su scrittori e artisti dell’America Latina e dell’Europa.Adoum

Gianmario Lucini – Questo lungo viaggio

Voglio concludere di notte
questo lungo viaggio dentro lʼuomo
perché nero è il suo colore e la madre
luna sua unica speranza
sepolta nel cuore di giaguaro.
Scrivo da un Paese Paradiso
spaccato in due dal cemento
segnato dallʼincuria e dal tormento
inflitto a ogni forma di bellezza;
qui dove lʼora suona
con la campana e la sirena
e Dio eterizzato sʼaddormenta
dal fetore dei rifiuti a cielo aperto,
nella notte si leva dai covili
un sordido rancore, dilaga
nel fosco di campagne addormentate
si mescola al veleno delle mafie
allʼarroganza dei forti e alle
legalizzate porcherie dʼun sistema
corrotto dai piedi alla cervice,
duro fino al cuore
e il mattino trova noi tutti un poco
più velenosi di ieri, più scontenti
noi che vogliamo tutto avere
senza la fatica dellʼingegno,
maestri dellʼinsipido senza cultura,
noi che non sappiamo più la terra
il murmure dellʼacqua, il profumo
del vento sullʼoceano dei prati
siamo un popolo che grufola indeciso
nel suo passato e nel futuro
così che scorre il presente e ci ingolfa
in una dialettica improbabile
fra ciò che siamo e che dovremo essere
e ride il mondo e ci sbeffeggia
“ecco gli eredi del grande
Rinascimento, il popolo dʼartisti
che vive allegramente in cicaleccio
per ogni inutile argomento
mentre la sua grande storia muore
in una sabba di merda e di cemento
svenduto dai corrotti e dai ruffiani,
popolo di pezzenti e teatranti
di ricchi ingordi e spietati
popolo indaffarato di scrocconi
e lestofanti
piazzaioli imboniti e imbonitori
gente che tutto vuole
senza nulla dare
disposta a farsi sfruttare per unʼesistenza
fatta di gioco e gratta e vinci”.
Non vale dimetterti
se ci sei dentro
non vale neppure indignarsi e scendere in piazza
chiamando pane e vendetta
agli dèi della chiacchiera,
non vale dopo gli anni del silenzio
al torpore di promesse invereconde
non vale abbandonare il carro dei perdenti
per dire “non nel mio nome” dopo lʼassenso
omertoso e il dileggio
per chi ancora osava un pensiero
per chi pagava lʼignavia del vostro
stolido privato
con il travaglio dʼuna vita schedata
voi che avete accettato ogni stortura
col mugugno dʼosteria, voi che col voto
avete avvallato ogni ricatto
ogni mafia e illegale potere,
tirando a campare, in attesa
che una briciola cadesse dal desco dei forti
per potervi accapigliare come cani, sgomitare
sognando in cuor vostro vacche grasse
speranze di spreco
al di là di ogni spreco, ingozzarvi
di ogni inutile oggetto e strasazi
volere ancora e ancora volere
e poi vomitare sul paesaggio
i vostri immani rifiuti, i veleni;
voi che alimentate lʼinflazione e la rapina
della finanza col vostro stesso danaro
voi che corrompete con scarpette e magliette
cibi, bevande, giochi insanguinati
i vostri figli – un mondo
dʼoggetti che grondano sangue
di Paesi lontani, di donne e bambini
falcidiati dalla vostra rapina -, voi
che amate la durezza del cemento
e disprezzate la tenerezza dei marmi antichi,
avete costruito un Paese insopportabile
dal quale si può soltanto evadere.
Per questo invocate morte da ogni cellula
del vostro corpo, da ogni pensiero. Per questo
vi appare nemico ogni essere
un pericolo il possibile,
un azzardo il cambiamento: voi
vi concedete come puttane antiche
e disperate, ad ogni lestofante,
popolo bastardo e inemendabile,
che apri lʼali ad ogni vento fascista
ad ogni duce che ti inchiodi, ad ogni
smania presidenzialista – perché non sai
parlare col nemico, vedere
dentro lʼuomo che ti sta dinnanzi.
É per questo che la notte ci tormenta
da madre diviene matrigna e la luna
da vergine si fa puttana,
è per questo che il mio
cuore gronda sangue e rimorso
per non aver imbracciato il mitra
arrugginito di mio padre partigiano,
di non esser calato in piazza
puntarvelo contro e dire
“altolà folla di assassini
molecole impazzite del sistema
questo mitra è innocuo ma prometto
che sparerà terribili parole
per farvi tutti morire di vergogna,
voi che soltanto bramate
di tornare al mondo di ieri
dove si viveva senza pensare
dove dileggiaste lʼarte col furore
integralista
perché lʼarte vuole un mondo giusto. Io
mai più sarò nuvola in calzoni *
e dunque sbranatemi poiché
al poeta non rimane che lʼinsulto
come estrema parola dʼamore”.

* Riferimento al titolo del noto poemetto di
Vladimir Majakowskij

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Gianmario Lucini (Sondrio, 1953), ha lasciato questa terra, e noi vogliamo ricordarlo con la poesia che ci ha donato per l’antologia 100 THOUSAND POETS FOR CHANGE, edito da Albeggi edizioni. Lucini è stato editore con la sigla CFR, critico e poeta. Pubblicazioni gianmario_lucini di poesia: A futura memoria, Il disgusto (2011), Monologo del dittatore, Krisis, Poemetti del dito bestiario e altre confessioni (2012), Sapienziali, Per il bosco, Canto dei bambini perduti (con disegni di G. Cuttone – 2013). Ha scritto la parte saggistica di Poeti e poetiche 1 e 2 (2012/13), Retrobottega 1, 2 e 3 (2011/12/13) e il saggio Ipotesi sulla nascita della poesia (2013).

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Arben Shehi – Il buio è fatale

Sopra la nebbia carica di pioggia invernale
vola l’aereo di mezzanotte come cavallo stanco,
come cavallo spaventato cavalcato da migranti.

Loro dormono, si svegliano, di nuovo si addormentano.
La patria è ancora lontana…

Restano dietro le luci delle città straniere,
una dopo l’altra,
nella vigilia del Capodanno
e il loro amore
qual albero abbellito per Natale
s’affretta ad atterrare pieno di nostalgia
nell’aeroporto del Paese natio.

E’ quasi mezzanotte,
ma d’un tratto si ravviva il bordo dell’aereo:
genitori che si spingono insieme a vispi bambini,
visi stanchi appoggiati agli oblò.
Dove è Pa…?! Dov’è?! … Non si vede niente…!
Piccoli nasi schiacciati sui vetri,
i piccoli palmi come periscopi verso la luce …

“Ecco, ecco là … laggiù … ma ecco là, non lo vedi?
Eccolo …
Erra la menzogna del
genitore
come un flash innocente
Sui dorsi oscurati
ancora più delle catene montuose.

Ahimè!
Ahimè, fuori c’è solo l’oscurità,
l’oscurità profonda …

Però, l’oscurità è fatale!

Aeroporto d’Albania, autunno 2007

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Arben Shehi, poeta albanese, è nato a Scutari nel 1954, vive e lavora a Tirana. Partito come progettista, è ora docente di Architettura all’Università di Tirana e attivo in diversi organismi promozionali, attualmente consigliere del Presidente della Repubblica d’Albania. È impegnato nella vita sociale e politica del suo paese, alla quale contribuisce con opinioni e articoli, su architettura, sviluppo sostenibile e politiche economiche. Ha pubblicato diversi libri di poesie, tutti caratterizzati da una profonda sensibilità e liricità.
Di recente è stato pubblicato Tempo che non porta da nessuna parte, per Robin edizioni, Arbentradotto in italiano da Amik Kasoruho.

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Rockets, un libro di Paul Polansky

“Rockets” è una raccolta bilingue illustrata di poesie di Paul Polansky sul conflitto tra Israele e Palestina. La maggior parte delle poesie sono state scritte tra luglio e agosto 2014, durante la guerra; le altre risalgono ad un viaggio dell’autore a Gerusalemme nel 2002. Le poesie di Polansky sono dirette, crude, aggressive; la sua scrittura è come al solito ironica e grottesca. Usa versi affilati come lame di coltelli per scavare negli animi di Israeliani e Palestinesi, nelle loro differenze culturali. Il suo richiamo, però, da difensore dei diritti umani, è ad un messaggio di pace, come quello che si trova a Gerusalemme, nella torre del museo di Davide e che chiude il libro: “credere in un solo Dio, nella fratellanza dell’umanità, nelle regole della legge, e la visione della pace eterna sono state tra le idee concepite a Gerusalemme che avrebbero ispirato l’umanità di tutti i tempi.”Roc

Carlos Drummond de Andrade – Sentimento del mondo

Ho soltanto due mani
e il sentimento del mondo,
ma sono pieno di schiavi,
i miei ricordi scorrono
e il corpo transige
nella confluenza dell’amore.

Quando mi alzerò, il cielo
sarà morto e saccheggiato,
io stesso sarò morto,
morto il mio desiderio, morto
il pantano senza accordi.

I compagni non hanno detto
che c’era una guerra
e che era necessario
portare fuoco e viveri.
Mi sento disperso,
anteriore a frontiere,
umilmente vi chiedo
che mi perdoniate.

Quando i corpi passeranno
io resterò solo solo
capeggiando la memoria
della guardia, della vedova e del microscopista
che abitavano la baracca
e non furono ritrovati
all’albeggiare

quest’albeggiare
più notte della notte.

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Carlos Drummond de Andrade (1902-1987), poeta, prosatore, cronista e critico, è considerato fra i maggiori scrittori del nostro secolo, pietra angolare della letteratura brasiliana.
Il suo esordio letterario avvenne con la raccolta poetica intitolata Alguma Poesia (1930), dove accanto ai dettami modernisti fecero capolino toni introspettivi innovativi. Con Brejo das Almas (1934) l’autore espresse una notevole carica di humour e sarcasmo, ma bisognerà attendere Sentimento do Mundo (1940) per capire il vero talento del poeta; in questo lavoro l’ironia fece da contrappunto al lirismo e quindi Drummond risolse il contrasto fra aspirazione e creazione.
Negli anni quaranta l’autore venne influenzato dagli eventi bellici, quindi impregnò i suoi lavori di tematiche sociali e rese più impetuoso il tono delle sue liriche.
Durante gli anni cinquanta le liriche di Drummond assunsero un’atmosfera di mistero, di tormento ma anche di contemplazione, mentre rimase inalterato il desiderio del poeta di comunione con la natura e gli esseri umani.
Tra le tematiche fondamentali del poeta, si annoverarono quelle della famiglia, della terra natale, dell’amicizia, della società, dell’amore e dell’esistenza.
CarlosDrummonddeAndradeVasta ed importante anche l’attività narrativa e saggistica di Drummond.