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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Ana Blandiana

A NASCONDINO

Ed ecco, le chiese
si mettono a scivolare sull’asfalto
come bastimenti
carichi di orrore,
il campanile è l’albero maestro
e le vele gonfiate
dal vento
che muta sempre direzione
tanto che,
se vai per strada distratto,
ogni momento può metterti sotto una chiesa
impazzita,
impaziente di nascondersi.

(da L’architettura delle onde, 1990)

Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman (Timişoara, 25 marzo 1942), è una poetessa romena, sostenitrice dei diritti civili in Romania.
Prima della rivoluzione del 1989, famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell’uomo, ebbe il coraggio di contestare in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche il dittatore Nicolae Ceauşescu. Nel 2005 ha vinto in Italia il Premio letterario Giuseppe Acerbi, premio speciale per la poesia, per la sua opera Un tempo gli alberi avevano gli occhi, Editrice Donzelli, 2005.
La sua poetica e’ racchiusa in questa splendida frase:
“La poesia è ciò che mi ha dato, come un sesto senso, la sensazione della presenza dell’altro nel mondo circostante. L’altro mi guarda dalle pietre, dalle piante, dagli animali, dalle nuvole, un altro che solo nei momenti di grande stanchezza si chiama nessuno”.

Gëzim Hajdari – il poeta della migrazione

Quanto siamo poveri.
Io in Italia vivo alla giornata
tu in Lushnje non riesci a bere un caffè nero

la nostra colpa: amiamo la terra
la nostra condanna: vivere soli divisi dall’acqua buia

ritornerò in autunno come Costantino
mentre sulle colline natali tu già hai raccolto l’origano
da portare nella mia stanza ancora sgombra
ora vivo al posto di me stesso
lontano da un paese che divora i propri figli.

Gezim Hajdari

Poeta albanese, vincitore del Premio Montale, vive in Italia.
Ha pubblicato in italiano alcuni volumi di poesie, tra i quali Corpo presente (1999) e Antologia della pioggia (2000).
Questa poesia e” tratta dalla raccolta inedita “Stigmate”.

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INGEBORG BACHMANN – TUTTI I GIORNI

TUTTI I GIORNI 

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L’inaudito
è divenuto quotidiano. L’eroe
 resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.
Viene conferita
quando non accade più nulla,
 quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è divenuto invisibile
e l’ombra d’eterno riarmo
ricopre il cielo.

 

Viene conferita
per la diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all’amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l’inosservanza
di tutti gli ordini.
 
                                                      (Traduzione di Maria Teresa Mandalari)

TSERING WOESER

Segnaliamo questo articolo del blog di Luigia Sorrentino, il primo blog di poesia della RAI, sulla poetessa tibetana Tsering Woeser.

http://poesia.blog.rainews24.it/2012/03/14/tsering-woeser-nella-traduzione-dei-lettori-di-poesia/

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Pier Paolo Pasolini, poesia e impegno civile

Immagine

Pier Paolo Pasolini 
La poesia

Poesia in forma di rosa (1961-64)  
I. La realtà 

 

Ballata delle madri

Mi domando che madri avete avuto.  
Se ora vi vedessero al lavoro  
in un mondo a loro sconosciuto,  
presi in un giro mai compiuto  
d’esperienze così diverse dalle loro,  
che sguardo avrebbero negli occhi?  
Se fossero lì, mentre voi scrivete  
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,  
o lo passate a redattori rotti  
a ogni compromesso, capirebbero chi siete? 

Madri vili, con nel viso il timore  
antico, quello che come un male  
deforma i lineamenti in un biancore  
che li annebbia, li allontana dal cuore,  
li chiude nel vecchio rifiuto morale.  
Madri vili, poverine, preoccupate  
che i figli conoscano la viltà  
per chiedere un posto, per essere pratici,  
per non offendere anime privilegiate,  
per difendersi da ogni pietà. 

Madri mediocri, che hanno imparato  
con umiltà di bambine, di noi,  
un unico, nudo significato,  
con anime in cui il mondo è dannato  
a non dare né dolore né gioia.  
Madri mediocri, che non hanno avuto  
per voi mai una parola d’amore,  
se non d’un amore sordidamente muto  
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,  
impotenti ai reali richiami del cuore. 

Madri servili, abituate da secoli  
a chinare senza amore la testa,  
a trasmettere al loro feto  
l’antico, vergognoso segreto  
d’accontentarsi dei resti della festa.  
Madri servili, che vi hanno insegnato  
come il servo può essere felice  
odiando chi è, come lui, legato,  
come può essere, tradendo, beato,  
e sicuro, facendo ciò che non dice. 

Madri feroci, intente a difendere  
quel poco che, borghesi, possiedono,  
la normalità e lo stipendio,  
quasi con rabbia di chi si vendichi  
o sia stretto da un assurdo assedio.  
Madri feroci, che vi hanno detto:  
Sopravvivete! Pensate a voi!  
Non provate mai pietà o rispetto  
per nessuno, covate nel petto  
la vostra integrità di avvoltoi! 

Ecco, vili, mediocri, servi,  
feroci, le vostre povere madri!  
Che non hanno vergogna a sapervi  
– nel vostro odio – addirittura superbi,  
se non è questa che una valle di lacrime.  
È così che vi appartiene questo mondo:  
fatti fratelli nelle opposte passioni,  
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo  
a essere diversi: a rispondere  
del selvaggio dolore di esser uomini. 


 

Categorie:Uncategorized

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